"Nel paese di Babele" - Poesia natalizia

Liberamente tratto da un racconto
di Mons. Mario Delpini, Arcivescovo di Milano
Autore:
Curto, Gregorio
Curatore:
Leonardi, Enrico
Fonte:
CulturaCattolica.it
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NEL PAESE DI BABELE
Liberamente tratto da un racconto
di Mons. Mario Delpini, Arcivescovo di Milano


“Guardo laggiù, ma in questa confusione
come potrò compir la mia missione?” –
pensa l’Angel volando su Babele
con l’ali aperte al vento come vele.

Sulle altre case svetta un grattacielo
che gli abitanti, con febbrile zelo,
stanno innalzando al motto: “lavorare,
sempre e comunque, senza mai parlare”.

È d’uopo poi lavorando tacere
perché una propria lingua ha ogni quartiere
e fuor di quello, imbarazzati e mesti,
intendersi si può soltanto a gesti.

E al mercato centrale che scompiglio!
Non si può chieder né dare un consiglio;
da chi la lingua tua non ha imparato
sei solo preso in giro e disprezzato.

Non tollerando che si resti inerti
rimangono i cantieri sempre aperti
né c’è giorno di festa ugual per tutti,
vecchi, giovani, donne, belli e brutti.

Oggi la mamma ha il turno di riposo
ma l’altro ieri l’ha avuto il suo sposo;
non suscita perciò più meraviglia
che si disgreghi pure la famiglia.

“Ahimè – l’Angelo pensa, assai perplesso; –
che cosa mai potrò inventarmi adesso?
Con gente tanto indaffarata e mesta
sembra proprio impossibile far festa”.

Ma gli vien subito un’idea geniale:
“Babele avrà qualcosa di speciale;
se dal parlar qui nulla ormai m’aspetto
la musica avrà certo un altro effetto”.

Risuonò allora per la prima volta
tra i Babelesi chiamati a raccolta
la dolce melodia di più strumenti
a scuotere i lor cuori indifferenti.

Del grande grattacielo nel cantiere
va l’Angioletto a farsi ben volere
con un flauto, dal quale dolci note
fa risuonar, fino ad allora ignote.

Poi da un violino, presso un crocevia,
trae l’Angelo una dolce melodia,
che piano piano attira una gran folla
ed estasiata quasi a lui lo incolla.

Quindi tra molta gente che va a spasso
ed al mercato, dove c’è gran chiasso,
si sente acuto il suono di una tromba
che desterebbe un morto dalla tomba;

ed ecco infine tutti i Babelesi
non più divisi, sospettosi, offesi,
ma uniti, lieti, intenti nel danzare
e in una nuova lingua anche cantare

… mentre dal cielo scendono veloci
altri angioletti dalle dolci voci:
è nato questa notte il Salvatore,
un Bambino, di tutti il Redentore.

SANTO NATALE 2018
testo di Gregorio Curto