La prospettiva cinese: «calcare i buoni e sollevare i pravi»

"La soluzione dei problemi esistenti [nella Chiesa in Cina] non può essere perseguita attraverso un permanente conflitto con le legittime autorità civili; nello stesso tempo, però, non è accettabile una arrendevolezza alle medesime quando esse interferiscano indebitamente in materie che riguardano la fede e la disciplina della Chiesa."
Autore:
Andrea Mondinelli
Fonte:
CulturaCattolica.it
Vai a "Ultime news"

L'intervento del Card. Zen, pubblicato sul suo blog, in risposta all'intervista sulla Stampa di Gianni Valente a Parolin è tanto duro, quanto commovente.
Il danno che il Vaticano sta facendo alla Chiesa cinese è pazzesco, per non dire di peggio. Vi cito solo questo passaggio, ma vi prego di leggere tutto l'intervento di Zen (QUI):

Nella Lettera del Papa Emerito c'è questo paragrafo (8.10): "Alcuni (vescovi) non volendo sottostare a un indebito controllo, esercitato sulla vita della Chiesa, e desiderosi di mantenere piena fedeltà al Successore di Pietro e alla dottrina cattolica, si sono visti costretti a farsi consacrare clandestinamente. La clandestinità non rientra nella normalità della vita della Chiesa, e la storia mostra che pastori e fedeli vi fanno ricorso soltanto nel , sofferto desiderio di mantenere integra la propria fede e di non accettare ingerenze di organi statali in ciò che tocca l'intimo della vita della Chiesa." < /span>Il Padre Jeroom Heyndricks citando fuori contesto la frase "la clandestinità non rientra nella normalità della vita della Chiesa" prese come sua missione di spargere la voce in tutta la Cina (dove godeva grande libertà di movimento): Ormai non ci deve essere più comunità clandestina, tutti devono venire all'aperto, cioè entrare a far parte della comunità soggetta al Governo.
Nella Commissione per la Chiesa in Cina abbiamo fatto notare questo grande errore, ma sia la Segreteria di Stato sia la Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli hanno ignorato questo avvertimento, ovviamente sostenevano l'idea del Padre Heyndricks .
Solo dopo due anni, quando questo errore aveva già fatto danno immenso , siamo riusciti a far mettere nel volumetto "Compendium" alcune note che cercano di distinguere la riconciliazione dei cuori dall'unità nelle strutture.
[…]
La cosa più ripugnante che trovo in tutta l'intervista è lo sfruttamento disonesto di espressioni della Lettera di Papa Benedetto, facendo apparire come se egli, Parolin, fosse un fedele sostenitore del Papa Emerito, mentre in realtà egli e l'allora Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli hanno vanificato tutti gli sforzi di Papa Ratzinger di riportare la Chiesa in Cina sulla strada giusta.
All'inizio e alla fine dell'intervista ha rispettivamente fatto due citazioni.
a) Al Capitolo 4 Paragrafo 7 Papa Benedetto dice: "La soluzione dei problemi esistenti non può essere perseguita attraverso un permanente conflitto con le legittime autorità civili; nello stesso tempo, però, non è accettabile una arrendevolezza alle medesime quando esse interferiscano indebitamente in materie che riguardano la fede e la disciplina della Chiesa."
b) Al Paragrafo 6 aveva detto: (Citando "Deus caritas est") "La Chiesa non può e non deve mettersi al posto dello Stato. Ma non può e non deve neanche restare ai margini nella lotta per la giustizia."
In tutte e due le citazioni, Parolin ha sfruttato la prima metà, tralasciando l'altra metà facendo perdere l'equilibrio del pensiero di Papa Benedetto.

Il Card. Zen confessa di non essere ancora riuscito a capire per che cosa dialogano con la Cina. Penso, invece, che lui lo sappia, ma non lo possa dire. Se, come dice la lettera di Benedetto XVI, pastori e fedeli fanno ricorso alla clandestinità soltanto nel sofferto desiderio di mantenere integra la propria fede, allora obbligarli a non perseguire quella via significa lavorare proprio per distruggere la fede.

Il meccanismo è quello tipico dei modernisti: "Non si tratta, perciò, di mantenere una perenne conflittualità tra principi e strutture contrapposti, ma di trovare soluzioni pastorali realistiche che consentano ai cattolici di vivere la loro fede e di proseguire insieme l'opera di evangelizzazione nello specifico contesto cinese".

Possono esistere posizioni intermedie da ricercarsi tra principi opposti? Certamente, no! Faccio un esempio, partendo dal fondamentale principio non negoziabile dell'indisponibilità della vita umana. Papa Benedetto XVI ha significativamente parlato - a tal proposito - di due "mentalità" che "si oppongono in maniera inconciliabile" (Visita alla parrocchia di Sant'Anna in Vaticano, Omelia di sua Santità Benedetto XVI, domenica 5 febbraio 2006). Non possono esistere soluzioni razionali intermedie a questi opposti da ricercare nel dialogo, altrimenti avremmo la violazione del principio del terzo escluso, il quale afferma che non può esserci un punto intermedio tra due principi opposti, tra l'essere e il non essere, tra la vita e la non vita, tra la fede e la apostasia. I principi fondamentali NON sono negoziabili, è la retta ragione che ce lo mostra.
Per questo la frase di Parolin è di una gravità inaudita, infatti tra principi contrapposti esiste proprio una conflittualità perenne. E trovare soluzioni pastorali in violazione a tali principi è sì reale, ma nel senso che è realisticamente anticristico. A noi cattolici è chiesto di testimoniare la verità, cosa che i cattolici cinesi stanno facendo con eroismo fino al martirio.
A leggere Parolin & C., invece, mi vengono in mente le parole del Sommo Poeta Dante (Inferno XIX):

E se non fosse ch'ancor lo mi vieta
la reverenza delle somme chiavi
che tu tenesti ne la vita lieta,

io userei parole ancor più gravi;
ché la vostra avarizia il mondo attrista,
calcando i buoni e sollevando i pravi.

Di voi pastor s'accorse il Vangelista,
quando colei che siede sopra l'acque
puttaneggiar coi regi a lui fu vista.


Terzine che non hanno bisogno di esegesi alcuna…

San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia

Andrea Mondinelli


Card. Zen: Non sono ancora riuscito a capire per che cosa dialogano con la Cina