Per Avvenire, apertura sulla FIVET

«E allora, alla luce del comando evangelico, del 'non giudicate', ci chiediamo: che diritto abbiamo di alzare uno sguardo giudicante sulla scelta di una donna - e del suo partner - che accetta, oltre a tutto il lungo e complesso percorso terapeutico, di sottoporsi a una sofferenza così viva e così palpabile pur di non rinunciare all'abbraccio di un figlio?»
Autore:
Andrea Mondinelli
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Ormai i modernisti insinuatisi nella Chiesa hanno perso ogni pudore e si sono slanciati senza remore verso il Sol dell'Avvenire in una corsa sfrenata alla demolizione della Chiesa.
Ieri era la giornata per la vita che, come sapete, secondo me dovrebbe essere abolita, poiché è solamente la classica foglia di fico, che serve per coprire la coscienza pelosa di molti vescovi e del loro giornale Avvenire.
Ieri, un'altra perla di impudente ipocrisia è stata raggiunta da Luciano Moia, uno dei maggiori turiferari, ops, giornalisti del quotidiano una volta cattolico. Non solo si è taciuto sugli embrioni distrutti dalla fecondazione extra corporea, ma si è fatto il panegirico della FIVET con il solito stile modernista fatto di allusioni e antifrasi per ingannare i gonzi. Scrive Moia:

"Un reportage da una sala operatoria per raccontare un prelievo di ovociti. Potrebbe sembrare una scelta provocatoria e inopportuna nella Giornata dedicata alla vita. Ma 'provocare' riflessioni non scontate e sollevare casi 'inopportuni' che contribuiscano però ad alzare il velo su situazioni largamente conosciute e discusse come 'casi' e quasi mai guardate come realtà concreta di persone in carne e ossa, fa parte dei nostri compiti di testimoni critici della realtà".

Moia, poi, ci interroga in merito all'

"opportunità di esprimere a questo riguardo sentenze preconfezionate, schiacciando semplicemente il tasto di questo o di quel documento, di questo o di quell'altro codice. Una modalità, di cui tanto spesso si abusa, che cancella il principio inviolabile del discernimento personale. Prima di parlare occorre vedere, condividere, ascoltare. E allora, alla luce del comando evangelico, del 'non giudicate', ci chiediamo: che diritto abbiamo di alzare uno sguardo giudicante sulla scelta di una donna - e del suo partner - che accetta, oltre a tutto il lungo e complesso percorso terapeutico, di sottoporsi a una sofferenza così viva e così palpabile pur di non rinunciare all'abbraccio di un figlio?"

Prendiamo atto che l'unico principio inviolabile è quello del discernimento personale, ovviamente fine a se stesso.
Per la critica serrata a tali scemenze vi rimando all'articolo di Tommaso Scandroglio "E venne il turno della provetta nelle svendite di Avvenire" (in allegato) pubblicato sulla NBQ.

San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia

Andrea Mondinelli

SDOGANATA ANCHE LA FIVET PER AVVENIRE