Il discorso del Presidente Mattarella: tre spunti da riprendere

Ci è piaciuto molto il richiamo al centenario della fine della Prima guerra mondiale e il paragone tra la classe del '99 di allora e quella di oggi. Semplicemente suggeriamo di rileggerlo e di riflettere sul paragone anche per le nuove generazioni, e per tutte le istituzioni che finora hanno quasi ignorato questo anniversario così importante.
Curatore:
Leonardi, Enrico
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L'ultimo giorno dell'anno 2017 come da tradizione il Presidente della Repubblica Mattarella ha tenuto un discorso a reti unificate. Ci piace riprendere tre spunti da lui trattati.
"Le elezioni sono una pagina bianca, saranno gli elettori a scriverla". Con questo monito ha richiamato il diritto/dovere di partecipare al voto e in un certo senso ha fatto capire che tutte le ipotesi sul risultato elettorale che circolano non sono già scritte, è il popolo che decide, se partecipa al voto.
Ci è piaciuto molto il richiamo al centenario della fine della Prima guerra mondiale e il paragone tra la classe del '99 di allora e quella di oggi. Semplicemente suggeriamo di rileggerlo e di riflettere sul paragone anche per le nuove generazioni, e per tutte le istituzioni che finora hanno quasi ignorato questo anniversario così importante.
"Ho fiducia nella partecipazione dei giovani nati nel 1999, che voteranno per la prima volta. Nell'anno che si apre ricorderemo il centenario della vittoria nella Grande guerra e la fine delle immani sofferenze provocate da quel conflitto. In questi mesi di un secolo fa i diciottenni di allora - i ragazzi del '99 - vennero mandati in guerra, nelle trincee. Molti vi morirono. Oggi i nostri diciottenni vanno al voto, protagonisti della vita democratica. Propongo questa riflessione perché, talvolta, corriamo il rischio di dimenticare che, a differenza delle generazioni che ci hanno preceduto, viviamo nel più lungo periodo di pace del nostro Paese e dell'Europa. Non avviene lo stesso in tanti luoghi del mondo" .
Infine molto bello il richiamo ai cambiamenti tecnologici e del mondo del lavoro che già influenzano la nostra società, un pensiero di realismo che sollecita preparazione e programmazione senza vittimismo o rimpianti, cercando invece di vedere le opportunità che da tutti i periodi di transizione possono nascere. "Occorre preparare il domani. Interpretare, e comprendere, le cose nuove. La velocità delle innovazioni è incalzante; e ci conduce in una nuova era, che già cominciamo a vivere". Cambiano gli stili di vita, i consumi, i linguaggi. Mutano i mestieri, e la organizzazione della produzione. Scompaiono alcune professioni; altre ne appaiono. I cambiamenti, tuttavia, vanno governati per evitare che possano produrre "ingiustizie e creare nuove marginalità".