Gregorio Curto, Al Re dei Re cantiamo Osanna - Poesia di Natale 2017

Autore:
Curto, Gregorio
Curatore:
Leonardi, Enrico
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AL RE DEI RE CANTIAMO OSANNA

Alacremente dedita al suo sposo
Maria non si concede mai riposo;
spazza la casa e lo fa con gran cura
e poi si dedica con gran premura
a preparare un cibo saporito
che si presenti pure ben guarnito.
Un giorno, quando ha appena quindici anni,
sta fuori casa a stendere i suoi panni
quando le si fa incontro un giovanetto
che di un bell’Angelo ha tutto l’aspetto
poiché, consolazione dei mortali,
gli spuntan dalla schiena due bell’ali.

Maria porge l’orecchio al sopraggiunto
che sottovoce non le tace punto
un gran progetto, che la casta sposa
lascia meravigliata e un po’ pensosa.
Non esita però Maria, che lì per lì
con un cenno del capo dà il suo “sì”
al divino disegno, al gran decreto
dall’Angelo svelatole in segreto.
Lo sposo intanto, che ha nome Giuseppe,
e solo in sogno il disegno poi seppe,
dopo esser stato con dei suoi compari
a sbrigare in paese certi affari,
mentre ritorna a casa tutto solo
vede venirgli incontro in ampio volo
un’agile colomba tutta bianca
che di volar per nulla appare stanca.
Nove mesi più tardi, umile e saggio,
intraprende Giuseppe un lungo viaggio
con la sposa Maria che lenta avanza
poiché sta per finir la gravidanza.

La giovane cavalca un asinello
agile e vigoroso, forte e snello,
però dal lungo andar lui pur provato
tanto che a tratti par mancargli il fiato.
Guizzano lampi in ciel, piove a dirotto,
gli sposi non si scambiano un sol motto;
zuppi di pioggia, della loro storia
serbano grati in cuor dolce memoria.
Di Betlemme alle porte un grande evento
li attende: è l’annunciato censimento
per il quale in città vien registrato
con gli sposi Gesù, non ancor nato.
Bussa quindi Giuseppe a una locanda
ed all’albergator pon la domanda
se non abbia una stanza ove alloggiare
chi è ormai spossato per il lungo andare.
Ma l’oste dice: “Ahimè, tutto esaurito!”,
facendo poi di no cenno col dito,
e Giuseppe e Maria con dispiacere
hanno ancor sotto l’acqua a rimanere.
Respinti poi da altri albergatori,
che incautamente li han lasciati fuori,
appare loro tristemente chiaro
che altrove hanno a cercar qualche riparo.
Fuori dalla città trovano scampo
in mezzo ad un deserto grande campo,
dove vedon, non poco diroccata,
una piccola casa abbandonata.
Questa cambia però presto d’aspetto
quando Giuseppe ne restaura il tetto,
poi che abilmente già vi ha riparato
anche l’uscio trovato scardinato.

Varcato il quale Giuseppe è sorpreso
di trovare tranquillo, lì disteso
un grosso bue, pacifico, sereno,
che ruminando si pasce di fieno.
E’ qui che nasce il Bimbo e con dolcezza
Maria lo tiene in braccio e lo accarezza;
poi con commossa trepidante gioia
lo adagia cauta nella mangiatoia.
Un Angelo frattanto ha ben pensato,
perché di Dio il disegno sia svelato,
di accendere nel cielo una gran stella
più d’ogni altra luminosa e bella
e di destar dal sonno i tre Re Magi.
“Scuotetevi dal sonno, bando agli agi,
vi aspetta un lungo, faticoso viaggio;
chi tra voi tre vuol essere il più saggio
non esiti a guidar la carovana.
Sappiate bene infatti che lontana
è la capanna, dove è appena nato
il Re dei re” – dice tutto d’un fiato.

Ed essi si preparano in gran fretta
poiché dei regi il Re di già li aspetta
e prese lor corone ed altri orpelli
saltano in groppa a valenti cammelli.
Viaggian per valli, scavalcano monti,
volendo giunger puntuali e pronti
dal Grande Re con il loro tesoro:
scrigni d’argento, di mirra e di oro.

L’Angelo poi, con maniere assai buone,
schizza a raggiungere un forte leone
che, come vuol natura, sta bel bello
in procinto di pascersi un agnello,
ma si arresta allorché gli vien mostrato
un libro dove sta profetizzato
che agnello e lupo, leone e capretto
non si faran più danno né dispetto
ma vivranno in simbiosi, buoni amici,
in perfetta armonia, grati, felici.
Così l’agnello non ha più paura
e il leone, commosso, con gran cura,
lo accarezza, gli parla e lo conforta
e in groppa con amore lo trasporta.
Lì vicino un ignaro pescatore
l’Angelo vuol pur trarre dall’errore:
“Ributta il pesce in acqua, sii sereno,
oggi di cibo non ne avrai di meno;
andate tutti, uomini e animali,
al Re dei re che libera dai mali”.

In un campo lì presso tre pastori
non si scambiano affatto dei favori;
hanno bevuto, sono ebbri di vino
e fattisi l’un l’altro più vicino
rincarano gli insulti ed i rimbrotti
finendo con il prendersi a cazzotti.
S’appressa loro l’Angel da paciere,
spronandoli a volersi ben volere;
poi, aprendo il libro della profezia,
indica verso il Re la giusta via
ed essi miti, in testa al loro gregge,
schizzano via veloci come schegge.

Maria frattanto nella sua casetta
fa con amore quello che le spetta:
presolo in braccio tiene a sé vicino
con tenerezza il suo bel Piccolino;
poi con dell’acqua che ha prima scaldata,
canticchiando, con mano delicata,
in un ampio mastello, con affetto
lo accarezza facendogli il bagnetto.
Lo asciuga e dolcemente lo trastulla
deponendolo adagio in una culla
che oscilla per un po’, ma poi si arresta.
Il Bimbo addormentato allor si desta
e fa udir netto e chiaro il suo vagito.
Intenerito il bue, che bene ha udito,
presso la culla viene a curiosare
e, toccatala, ancor la fa oscillare.
Poco dopo i Re Magi sui cammelli
ed i pastori con pecore e agnelli
giungono concitati alla capanna
a cantare al bambino il loro “osanna”.
E ancor si ferman proprio lì vicino
il leone che ha in groppa l’agnellino
e i pescatori e i pesci e gli uccellini,
che accorrono da vari bei giardini.
Non dilungandosi in vani sermoni
offrono i Magi al Bimbo i loro doni
ed un di loro, fatto un grande inchino,
si protende a baciargli il bel piedino,
mentre dal cielo viene a tutti offerto
da un coro di angioletti un bel concerto.
Accompagnati da flauti e violini
e dal canto di angeli e uccellini
uomini ed animali in girotondo
fan festa a Chi sta già salvando il mondo,
all’Ineffabile, a Colui che è
venuto in carne umana, Re dei re.

Testo di Gregorio Curto
Santo Natale 2017

Liberamente tratto dal cartone animato Rozhdestvo di Michail Aldashin