“Il re è nudo”: una legge che non c’è per manipolare e plasmare le famiglie secondo il nuovo totalitarismo. Cosa fare.

Ricevo da un papà preoccupato della educazione dei figli questa riflessione
Autore:
Avv. Fabio Candalino
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Caro Don Gabriele,
le scrivo dopo aver salutato due Carabinieri del Nucleo Radiomobile del Comando Provinciale di Caserta, che sono intervenuti su mia richiesta presso la scuola media secondaria dei miei figli. Per la seconda volta la Dirigente e una insegnante hanno trattenuto i miei figli a scuola. Ho già presentato una denuncia per sottrazione dei minori e ancora continuerò a lottare finché non verranno rispettati i nostri diritti inalienabili di genitori.
Che cosa sta accadendo in Italia? Dalla colonizzazione ideologica gender alla coercizione vaccinale pericolosa e ingiustificata, allo sradicamento dalla nostra Tradizione di Fede cattolica, per giungere alla espropriazione delle più elementari prerogative dei genitori. Già, non si chiama più “potestà parentale” ma “responsabilità genitoriale”: come a dire che i figli sono dello “Stato”, non di Dio e neanche più tanto dei genitori. La scuola pubblica, come all’epoca del terzo Reich, altro non è diventata (in modo sottile, indolore, quasi invisibile) che un organo di indottrinamento e controllo dei “valori” calati dall’alto.
Mentre scrivo penso all’illuminante articolo di Mons. Gianpaolo Crepaldi, che sull’ultimo numero della rivista “Il Timone” ha mostrato plasticamente come lo stato, proprio nelle democrazie occidentali sia a buon punto con l’opera totalitaria di sottrazione dei bambini ai genitori. La scuola pubblica pensata per creare generazioni di atei relativisti. Marcello Veneziani pochi giorni fa diceva che “la scuola alleva dementi”, ma noi riusciamo in questo a superare anche gli altri paesi europei. È vero. Una classe di burocrati ottusi, figure essenziali per ogni forma di statalismo arrogante o proprio di sfacciato totalitarismo, vengono formate a livello europeo e nazionale, per eseguire procedure tecnicamente raffinate di svuotamento spirituale e culturale. Dice bene Mons. Crepaldi quando afferma che lo stato sottrae i figli ai genitori e i genitori sono felici di ciò. Io e mia moglie abbiamo toccato con mano il clima di assuefazione delle famiglie a qualsivoglia sopruso. A volte ci si appiglia sulle cose secondarie, ma proprio sulle prerogative non negoziabili, non ci si avvede neanche di quanto sta accadendo.
Il Vangelo di ieri ci esorta a vigilare. Vigilare e pregare costantemente, perché satana è all’opera e oggi, come 100 anni or sono, si serve del potere politico, che si vuol porre al posto di Dio. “Erode” è anche un paradigma che ritorna nella storia. Noi vigiliamo e, obbedienti alle parole dell’Angelo, dobbiamo sottrarre i figli al potere illegittimo, che viola i principi intangibili naturali. Sottraiamo i figli ai nuovi Erode.

Veniamo al dunque: È di poche settimane fa l’esplosione di un caso mediatico-politico, che rischia di trasformarsi in una farsa, certamente, ma che si è intanto dimostrato un peso intollerabile per centinaia di migliaia di famiglie nonché di personale delle scuole medie inferiori.
Ci riferiamo alla infausta e infondata volontà di pretendere che i genitori, personalmente o mediante terzi, prelevassero i figli dalle scuole medie all’ora di uscita. L’Italia, che a ogni piè sospinto, richiama (per lo più per prassi e legislazioni nefaste) modelli esteri, stavolta è andata clamorosamente e marchianamente in controtendenza alla maggioranza dei paesi europei e non, dove bambini di 7-8 anni (ma anche di sei) raggiungono i plessi scolastici a piedi o in biciletta e sanno cavarsela da soli. Invece da alcune settimane mediante una sorta di intervista, il Ministro (quella famosa dei titoli di studio) pretende che i nostri figli e nipoti debbano crescere senza capacità di autonomia. Da anni gli studiosi di psicologia ci lanciavano l’allarme, secondo cui, anche l’eccessiva presenza degli adulti fuori le scuole primarie, determinava un decadimento delle autonomie personale dei fanciulli.
Abbiamo notizia di dirigenti scolastici che non si sono adeguati a questa improvvisa marea di terrore mediatico e hanno evitato di imporre prassi e delibere di consigli di istituto illegali e deleterie, ma purtroppo molti hanno imposto dall’oggi al domani ai genitori di presentarsi fuori dalle scuole, creando disagi enormi e un caos indicibile. Soprattutto, la cosa più grave è che apparati statuali hanno inteso sostituirsi ai genitori nelle scelte educative: lasciare che i propri figli escano e rincasino da soli è una naturale scelta pedagogica. Ai tecnocrati figli del comunismo non basta calare dall’alto femminismo, ecologismo, ideologia gender, ma vogliono privare i nostri figli anche di quel minimo di capacità di movimento e orientamento. Saranno perfetti schiavi del futuro regno mondialista e relativista, capaci di usare un pc e con qualche nozione di inglese, pronti a snobbare tutta la vita e morire poi, senza famiglia, fino a 75-80 anni, senza alcun afflato di Bene, di Bello, di Verità, senza Dio.
I nostri figli e nipoti hanno diritto di crescere con la necessaria sicurezza di sé, con quella naturale autostima. È uno scivolamento che ancora una volta viola le prerogative previste negli articoli 29 e 30 della costituzione, nell’art. 26 della Dichiarazione dei diritti umani. È una violazione intollerabile di quel principio di alleanza educativa scuola-famiglia. È un dato anche giuridicamente e tecnicamente assurdo, che in altri tempi sarebbe stato accompagnato da risa e sberleffi di dirigenti, insegnanti e genitori. Come è possibile che un Istituto scolastico possa imporre una scelta di educazione e vigilanza dei minori, ai genitori, fuori dai perimetri scolastici? Come si può trattenere illegalmente un minore dentro la scuola contro la volontà dei genitori? Ciò è possibile, quando la mentalità totalitaria ha ormai preso il sopravvento nel sociale.

Da dove è nata questa grave e illegittima intromissione pubblica nella sfera educativa genitoriale? Da un equivoco (non si sa quanto voluto o dovuto a inaccettabile superficialità di chi avrebbe il dovere di leggere le cose a fondo, con serietà): la Corte di Cassazione aveva emanato un’ordinanza di rigetto di ricorso di un ricorrente istituto scolastico nell’ambito di una causa per risarcimento danni dovuta a un grave incidente fuori da una scuola media. Ordinanza del maggio, depositata in settembre. Si era determinata così la responsabilità in sede civile di un Istituto per un sinistro occorso ad un minore nel tragitto che dal cancello scolastico conduce alla salita del pulmino. L’ordinanza non è stata letta da chi di dovere (o forse hanno fatto finta di non leggerla) ed è stata equivocata in modo marchiano. Or bene, il singolarissimo episodio posto all’attenzione della Suprema Corte (non si tratta di un’interpretazione delle Sezioni Unite, tanto meno di una rivisitazione dell’orientamento consolidato circa l’art. 591 c. p ) si è avuto per il semplice fatto che l’Istituto in questione (un suo Regolamento), dotandosi di una norma che ritengo demagogica, aveva inteso garantire una vigilanza anche oltre la propria sfera di intervento, cioè appunto in quello spazio che sussiste tra il perimetro scolastico e quello adibito alla fermate/partenza degli autobus. Dunque in quello specifico caso (e solo in quello specifico caso) evidentemente era sorto un legittimo affidamento dei genitori dovuto ad un patto negoziale tra Ministero e genitori, anche per ciò che concerne la vigilanza sui figli su quella limitata area esterna e pubblica. Questo il succo dell’ordinanza C. Cass., sez. civile III, n. 21593/17. Per questo semplice motivo era derivata una corresponsabilità di scuola e Comune. Un caso che non può assurgere a regola generale.

Cosa dice davvero il nostro ordinamento? Non vi è (e non vi potrebbe essere) una legge che imponga ai genitori di essere vicino fisicamente ai figli nei luoghi pubblici o aperti al pubblico, altrimenti i nostri figli e nipoti non potrebbero mai uscire da soli fino a 15 anni o dopo. Tanto meno una prassi o una circolare (che ha un valore interno ben limitato) potrebbe opinare alcunché. E invece grazie a Dio, vanno in palestra, escono con gli amici, vanno a giocare, vanno al cinema, vanno a studiare dai loro amichetti. Da soli. Devono crescere come siamo cresciuti noi, possibilmente meglio.

Leggo un sottile nesso tra questa volontà ottusa e le ideologie che si pensavano sconfitte. Creare “paradiso in terra” è l’intenzione figli del materialismo storico. Ha ragione il prof. Ernesto Galli della Loggia quando dice che se in Italia avessimo letto Solženicijn, non avremmo al potere (potere culturale soprattutto) i derivati di una sinistra materialista e marxista. Ora si vuole esorcizzare la sofferenza, la differenza anche sessuale, ora si vuole eliminare l’idea di crescita, di “rischio”. Per portare il “paradiso in terra” i totalitarismi hanno ucciso e vilipeso la dignità di milioni di uomini. Il comunismo, più ancora del nazismo, ha provocato più di 80 milioni di morti. Sempre per donarci il “paradiso”, sempre in nome dell’uomo. La logica e il linguaggio dei nostri tecnocrati e burocrati è simile: “applichiamo la legge, per il bene dei ragazzi e così non li lasciamo uscire da scuola”. Queste le parole di Dirigente e qualche docente. Quando però si chiede loro di precisare la norma, abbassano lo sguardo, cambiano argomento, si ritirano nell’ufficio di presidenza. Perché non esiste a alcuna legge, lo ripeto.

Qui non stiamo parlando di abbandono di bimbi di due-tre anni, ma di preadolescenti e adolescenti. È ridicolo!
La Corte di Cassazione penale ha più volte ribadito che l’abbandono dei minori degli anni 14 si sostanzia quando si “abbandonano in balia di sé stessi” e dunque il buon senso ci fa capire che nessun giudice condannerebbe un genitore o un insegnante che lasci un bambino di 11 anni (o anche più piccolo come in Europa continua ad accadere) vada e torni da solo da scuola o in altri luoghi.
La stessa L. 297 del 1994 in capo all’art. 10 comma 3 lett. A) riconosce al Consiglio di Circolo o d’Istituto, senza che ciò consenta la scuola travalichi il proprio ambito, un “potere deliberante (circa) le modalità di vigilanza sugli alunni durante l’ingresso e la permanenza nonché durante l’uscita”. Si parla di modalità di ingresso e di uscita, è ovvio. Il personale deve badare che i cancelli siano aperti regolarmente, che le scale non siano sdrucciolevoli, che non vi si formi una calca pericolosa etc...
Il Contratto Collettivo nazionale dei docenti altro non fa che ribadire il concetto (art. 29 comma 5): “sono tenuti a trovarsi in classe cinque minuti prima dell’inizio delle lezioni e devono assistere all’uscita gli alunni medesimi”.
Cioè devono controllarli per quei pochi secondi necessari, ad esempio, per uscire dall’atrio e dirigersi al cancello. Ecco tutto. Ma questa è pura logica, semplice buon senso. Chi mai può deputare dirigenti e insegnanti a imporre ai genitori come educare i figli, come lasciarli uscire per strada, come vigilarli, se non uno Stato scriteriato e totalitario. Eppure ciò è accaduto in Italia nelle ultime settimane. Sta accadendo, fino a pochi minuti fa. Nessuno ridicolizza Renzi, Fedeli e compagni (con i loro amici Alfano e satelliti vari).
Si è detto che la L. 53/2003, art. 3 lett. E) dichiara che l’istruzione del ciclo di scuola media secondaria è finalizzata alla crescita delle capacità autonome di studio e culturale, professionale, al rafforzamento delle attitudini di interazione sociale” e poi pretendiamo che i ragazzi siano trattati da dementi, con genitori, nonni, badanti e “baby sitter” a prenderli fuori scuola.
Fuori del perimetro scolastico la responsabilità è di norma dei genitori e deve essere lasciata libera e ragionevole, come è stato sempre. Orbene, la stragrande maggioranza degli istituti nel proprio regolarmente prevede che la vigilanza termini al perimetro scolastico. Fuori sono i genitori a decidere come vigilare sui figli e se lasciarli tornare da soli a casa o prelevarli.
Nonostante ciò, a seguito di dichiarazioni rese sui media, di equivoci e confusioni, dovute al fatto che nessuno (o quasi) ha davvero letto quell’ordinanza della suprema corte, mediante diffusione di un’intervista alla Fedeli, con a seguire il solito twitter di Renzi, si è instillato nell’opinione pubblica un timore improvviso. Si è cominciato a dire che “esiste una legge” che va rispettata. Nessuno ha citato la legge, nessuno ha approfondito, ma quasi tutti hanno cominciato a rispondere pappagallescamente (come in un romanzo orwelliano) che quella era la verità, che andava ossequiata. Come una improvvisa febbre contagiosa, di scuola in scuola, ci si è riuniti e si è deciso di imporre un ridicolo ma gravissimo fardello ai genitori e agli stessi ragazzi (perché il danno è principalmente ai ragazzi che sono impediti di crescere con equilibrio). Ci sono state grazie a Dio eccezioni, Dirigenti ragionevoli, accorti, che forse hanno avuto supporti tecnici validi per scongiurare simili pretese totalitarie e che non hanno disposto nulla di diverso rispetto a quanto accadeva in passato. Al contempo alcuni parlamentari si sono premurati di proporre emendamenti a non si sa quale norma, per “salvare” genitori e scuole e prevedere una autorizzazione, che fungesse da liberatoria per i genitori e gli insegnanti. Ma tutto questo è inutile. Non si deve emendare nulla, perché non esiste alcuna norma, come abbiamo detto, che imponga un assurdo come quello sopra descritto. Così anche il Parlamento è costretto ad occuparsi di cose di cui si poteva fare volentieri a meno. Anzi, alla fine dovremo anche lodare i signori del PD per aver preso in giro tutte le famiglie e i docenti italiani.
…Necessita un’ardita resistenza, che si nutra della Dottrina Sociale della Chiesa, dei principi non negoziabili, anche se gran parte della Chiesa, in questo frangente storico ha smesso di proporre tale tesoro di sapienza dottrinale. Il futuro, come aveva previsto Benedetto XVI nel 2012 a Friburgo e come va dicendo Mons. Crepaldi, è in piccole comunità creative, animate da una radicale adesione al Vangelo, fedeli alla Dottrina. La scuola parentale diventa una necessità sempre più impellente. Credo sia fallimentare lottare su un unico fronte, quello della scuola pubblica (paritaria/parificata), sistema che è marcio dalle fondamenta in quanto è nato ed è strutturato per precisi scopi e logiche. Dobbiamo creare spazi di libertà, di vera cultura. Non siamo lontani da un contesto simile a quello del crollo dell’impero romano. Usciamo ad annunciare il Vangelo. Certo. Combattiamo per la salvezza delle anime. Certo, ma facciamolo anche creando dei nuovi “monasteri” laici, familiari, di amanuensi del tempo presente. Cercare il compromesso laddove il mondo resta mondo e il suo principe resterà quello che è; tutto ciò mi pare fallimentare. Questa è una mia opinione ma vorrei suggerirla a tutti coloro che sono impegnati sul fronte della difesa della famiglia, della libertà di educazione (anche al Popolo della Famiglia, anche al Comitato Difendiamo i nostri figli, a tutte le associazioni e movimenti) e senza aspettarci Vescovi pilota. Lo dico a poche settimane dall’emanazione delle linee guida del MIUR, intrise di post umanesimo, femminismo e gender. Checché se ne dica e per quanto si canti, risibilmente, vittoria.