Avvento come attesa

Ricevo da un amico questo invito, che condivido volentieri con tutti voi: «Ciao don Gabriele!
Come stai? Vedo con piacere che il tuo sito è sempre pieno di spunti e di giudizi interessanti e utili per la battaglia!
Ti mando un post di suor Marcella Catozza, missionaria francescana ad Haiti, la quale ha messo in piedi da alcuni anni diverse opere tra cui una profetica casa di accoglienza per bambini abbandonati.
Mi sembra, il suo post, uno stupendo commento all’Avvento.
Se la pubblichi basta che ci metti il suo nome e il riferimento al suo sito internet Benvenuto al Vilaj Italyen»

Autore:
Carozza, Sr. Marcella
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Finalmente è arrivato l’Avvento! Lo aspetto ogni anno perché è il periodo liturgico che più mi richiama ad una misura che non è la mia perché la liturgia ci educa proprio ad attendere Qualcun Altro che ci compia. Tutto nella liturgia quotidiana, dalle antifone dei salmi alle letture della messa indicano un’attesa, un desiderio che esplode davanti al reale soprattutto quando si vive in una realtà come questa dove sei messo in ginocchio e ti scopri finito centomila volte al giorno.
Lasciamoci dunque richiamare dalla Chiesa, dalle parole del Papa, dai gesti liturgici, richiamare a quest’attesa che diventa grido man mano che la notte di Natale si avvicina, un grido che ci rende uomini, uomini certi che questo grido abbia una risposta. È il cercare di chi ha già trovato, il cercare di chi cerca perché sa che ciò che cerca c’è, il cercare di chi sa il posto e l’ora e corre per arrivare in tempo, come i pastori che correvano alla grotta o i re magi che, forse più lentamente, ma si sono messi in cammino per vedere il compimento di ciò che sapevano sarebbe accaduto.
Abbiamo iniziato l’Avvento con i primi vespri di ieri sera e ho chiesto al Signore di sapermi mettere in cammino con la certezza di cosa accadrà nella notte, nel silenzio, nel buio, un buio che verrà spaccato, un silenzio che si riempirà di Una Voce, una notte da cui nascerà il nuovo giorno. Non varrebbe la pena arrivare alla notte di Natale se non dopo un cammino così.

Attendiamo dunque cari amici ed attendiamo insieme perché questa è la bellezza della Chiesa: puoi essere nel luogo più sperduto e difficile del mondo ed essere abbracciato da duemila anni di storia, in compagnia dei santi e di tutti quelli che ritroverai in ginocchio ed in silenzio davanti alla grotta, stanchi del cammino ma felici di quello che i loro occhi stanno vedendo.