“S’avanza una strana dittatura”

Nell’ultimo periodo sono accaduti alcuni gravi fatti che meritano una attenta riflessione.
Autore:
Paciolla, Sabino
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Si comincia in Spagna con il card. Antonio Cañizares Llovera il quale in una omelia aveva sottolineato come fosse in atto il tentativo “di imporci una ideologia di genere con leggi inique alle quali non dobbiamo obbedire”. Cañizares aveva anche criticato “l’escalation contro la famiglia da parte di dirigenti politici, aiutati da altri poteri come l’impero gay e certe ideologie femministe”. Sono bastate queste parole perché associazioni del mondo LGBT lo denunciassero penalmente. Per fortuna qualche giorno fa la corte spagnola ha respinto l’accusa, riconoscendo nelle parole del cardinale non “l’odio verso i gay” ma l’espressione della libertà di pensiero.

Dopo l’eccidio del Pulse di Orlando, un club di ritrovo per omosessuali, su Facebook (FB) vengono bloccati i profili di Mario Adinolfi, del Popolo della Famiglia, e di quello del quotidiano “La Croce”. Il Popolo della Famiglia viene costretto ad eliminare il suo logo poiché contiene la scritta “No gender nelle scuole”. Tutto questo avviene perché un gruppo di attivisti LGBT scrivono a FB lamentando il contenuto omofobico di questi profili. Qualche giorno fa, per lo stesso motivo, è stato bloccato anche il profilo FB del prof. Alessandro Benigni.

Infine, qualche giorno fa, l’arcivescovo di Cagliari, mons. Arrigo Miglio, dando credito alle accuse di attivisti LGBT ed alla campagna di stampa all’uopo orchestrata, ha chiesto pubblicamente scusa, a nome suo e della sua diocesi, per le parole proferite in una omelia da don Massimiliano Pusceddu, imponendo a quest’ultimo di non tenere più omelie, di non fare dichiarazioni pubbliche, di oscurare il suo canale YouTube dove venivano pubblicate le sue omelie, per altro molto seguite in tutta Italia. In una parola lo ha zittito.

Come si vede, casi molto spiacevoli poiché evidenziano tentativi di limitazione della espressione della libertà di pensiero e di parola, manifestazione di un regime che si sta insinuando ed imponendo poco alla volta, con una forte accelerazione dopo l’approvazione della legge Cirinnà sulle unioni civili, senza che la stragrande maggioranza della popolazione se ne renda conto. Questo è solo un pallido assaggio di quello che potrebbe avvenire qualora fosse approvata la legge sul reato di omofobia, la cosiddetta “Scalfarotto” (dal nome del parlamentare che l’ha proposta) come Renzi ha dichiarato solennemente di voler fare.

Con il reato di omofobia approvato, piomberemmo in un regime come quelli comunisti, all’epoca dell’impero sovietico. Viene alla mente il bel film di VON DONNERSMARCK, “Le vite degli altri”, in cui si descrive la vita dei primi anni ’80 nella Germania dell’Est, dove la terribile polizia Stasi aveva il compito di spiare le persone, entrando nella loro vita, manipolarla, controllarla fin nei particolari più insignificanti, perché anche una barzelletta poteva essere motivo di essere classificati come “nemici del socialismo” e, quindi, essere perseguitati.

L’apparato ideologico che sta alla base del reato di omofobia è quello del PENSIERO UNICO, che pone sull’altare la libertà dell’individuo, intesa in senso assoluto; dove ogni distinzione tra “bene” e “male” viene abolito, poiché considerato un non senso. La società è ridotta ad un luogo di conflitti, in cui i diritti del più debole vengono sacrificati all'egoismo del più forte, che non coincide necessariamente con un singolo individuo (la madre che sopprime il suo bambino con l’aborto), ma può identificarsi anche con una lobby, come quella LGBT. Quando cade la distinzione tra “bene” e “male”, non esiste più il crimine, il peccato, ma solo una regolamentazione giuridica di un desiderio che si fa diritto, ad esempio: il bambino non-nato può essere soppresso in nome delle esigenze di realizzazione psicologiche della madre.

L’ideologia del PENSIERO UNICO, come tutte le ideologie, mistifica la realtà; ad essa le sovrappone un suo disegno, talmente edulcorato ed accattivante, da essere considerato la vera realtà. Una “realtà” imposta dal Potere in cui la ragione è bandita, dove il sentimento è tutto, e l’orizzonte coincide con la soddisfazione dei desideri, qui ed ora. Dove le persone vengono mantenute allo stato di perenni bambini, desiderosi sempre e solo del “lecca lecca”, senza memoria del reale e persino di se stessi. Abolita la “ragione delle cose”, nulla consiste in sé, tutto dipende da come noi percepiamo le cose.

Un esempio plastico lo ritroviamo nella intervista data a Repubblica da Niki Vendola a proposito del piccolo Tobia, venuto alla luce grazie all’utero in affitto. Non ho nulla contro Vendola, che rispetto, ma ho profonde obiezioni morali sulla pratica dell’utero in affitto, che considero incivile. In quella intervista, il giornalista fa un quadro estremamente edulcorato del caso, per far sì che appaia come assolutamente normale, in ossequio al mantra del “che male c’è”. Si parla, zuccherosamente, di una famiglia che però è del tutto artificiale: «Ed e Nichi chiamano zia la Donatrice; e “la nostra Grande Madreˮ è la Portatrice. Colei che ha venduto l’ovocita è in realtà la madre biologica. Di certo non può essere la zia di Tobia. Ma occorre fin da subito mettere in chiaro per la coppia omosessuale che la maternità non è qualcosa di biologico, ma solo di sociale. E colei che ha affittato l’utero non può vantare rapporti di parentela con il piccolo, tanto meno essere chiamata “madreˮ». Poi, questa famiglia artificiale viene addirittura sacralizzata: «Dio, ha detto Papa Francesco , è la mamma che canta la ninna nanna al bambino» dice Vendola per spiegare che il ruolo della madre è sociale e non fissato una volta per tutte dalla natura. Ed infatti aggiunge: «paternità e maternità sono fatte di esperienze e non di Dna. E chiosa: Anche io come Giuseppe (il padre di Gesù, ndr.) sono padre putativo». Una ideologia, come si vede, che sta sostituendo il farlocco con il vero, modificando profondamente anche il linguaggio, chiamando l’aborto “maternità responsabile”; l’utero in affitto “maternità surrogata” o “gestazione per altri”; la donatrice di ovuli la “portatrice”.

Questa ideologia, che appare tanto gentile, in realtà impone oggi di non poter più affermare che il gender esiste; che l’unico matrimonio naturale è tra uomo e donna; che nasciamo biologicamente maschi o femmine, e non fluidi o liquidi, poiché si sarebbe tacciati, o financo accusati, di essere omofobi.
Papa Francesco ci ha giustamente ricordato un aspetto fondamentale della nostra fede: la Misericordia. Sta a noi, però, non ridurre questa dimensione. Infatti, da alcune parti vi è la tendenza a considerare la misericordia come “sganciata” dal suo fondamento, che è la Verità (che ci fa distinguere il bene dal male, il peccato dal peccatore, quest’ultimo bisognoso di Misericordia). Un tale modo di ragionare riduce la misericordia a sentimento. Questa misericordia “ridotta”, proprio quando aspira ad essere più inclusiva (a prescindere, e ad ogni costo), si fa, di fatti, supporto di una cultura che si dice anch'essa inclusiva, poiché, a parole, dice di essere contro ogni discriminazione, ma che in realtà è assolutamente autoritaria, e dunque antidemocratica, proprio perché discrimina ed esclude chi non si allinea con il suo Pensiero Unico Dominante. Questo Pensiero non ammette altra verità che non sia la sua; verità che stabilisce che non esiste la differenza tra bene e male, ma tutto è “liquido” e cangiante, e dunque che ogni espressione della persona, ad esempio quella dell'amore, sia degna di rispetto, non soggetta ad alcuna critica, poiché, altrimenti, sarebbe intrinsecamente “offensiva” e, dunque, sanzionabile con il reato di omofobia. Questa cultura ideologica ha in massimo spregio il cristianesimo poiché esso le ricorda la realtà, la riporta alla ragione, e per questo lo attacca in tutti i modi, come nei casi sopra riportati.

A tal proposito, a Papa Francesco, sull'aereo di ritorno dall'Armenia, a proposito della strage di Orlando, è stata fatta la seguente domanda: “Dopo la strage di Orlando tanti hanno detto che la comunità cristiana ha qualcosa a che fare con l’odio contro queste persone. Lei cosa ne pensa?”. Capite? Dovesse piovere, la colpa sarà sempre dei cristiani, perché fondamentalisti e, per questo, omofobi. A prescindere!

A nulla vale la realtà che Mateen, lo stragista di Orlando, è stato riconosciuto gay al 100% da un suo compagno con il quale ha avuto una relazione omosessuale per circa due mesi, e che sembra abbia fatto la strage per vendetta, perché temeva di essere stato contagiato da HIV, contratto in uno dei suoi promiscui rapporti omosessuali. Eppure, Paola Concia, ex onorevole, e lesbica dichiarata, afferma che “ovviamente ci troviamo dinanzi ad un caso lampante di omofobia interiorizzata”. Cioè, a parere della Concia, la colpa è sempre dei presunti omofobi che riescono a far diventare omofobi persino gli stessi gay.

Questa ideologia, che si fa regime grazie al vessillo del rifiuto di ogni discriminazione, ha un forte potere intimidatorio, anche nei confronti di uomini di Chiesa. Per questo, è ben triste il caso dell’arcivescovo di Cagliari che zittisce il suo parroco, don Massimiliano Pusceddu. Ma la cosa grave è data dal fatto che mentre in Spagna il cardinale Cañizares è stato denunciato penalmente per delle parole effettivamente dette (l’accusa però è stata rigettata dai giudici), in Italia, invece, il sacerdote è stato accusato per delle parole, “i gay devono morire”, mai dette, come si può tranquillamente verificare dalla omelia registrata e salvata da un laico prima che il canale YouTube fosse oscurato per ordine del vescovo (link sotto). Il sacerdote ha semplicemente letto un passo della lettera ai romani di san Paolo. E’ triste rimarcare che quando un padre vede che un figlio è falsamente accusato, la prima cosa che fa non è chiedere scusa pubblicamente e tacitarlo, ma difenderlo, per affermare la verità, pubblicamente. Se oggi, per non dare scandalo sui media, per non suscitare le ira dei “poteri forti” culturali, quelli che dettano le linee del “pensiero unico” e del politicamente corretto, di coloro che ci dicono che cosa possiamo dire e che cosa no, ci asteniamo dalla lettura di san Paolo, cosa ci capiterà domani? Forse che per non incorrere nel rischio di essere accusati di omofobia, saremo portati a non leggere più il passo del vangelo in cui Gesù dice: «Non avete letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina e disse: Per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola? Così che non sono più due, ma una carne sola. Quello dunque che Dio ha congiunto, l'uomo non lo separi»? Spero proprio che questo mai accada. Abbiamo urgente bisogno di pastori che ci guidino e di indichino chi è la Via, la Verità e la Vita, costi quel che costi, e non di pastori che mettano la “museruola” ai propri figli.

Per questo è bene ricordare le profetiche parole dell’allora card. Ratzinger, quando nel 2005, durante la missa pro eligendo romano pontifice, disse: «Ogni giorno nascono nuove sette e si realizza quanto dice San Paolo sull’inganno degli uomini, sull’astuzia che tende a trarre nell’errore (cf Ef 4, 14). Avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo. Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare “qua e là da qualsiasi vento di dottrina”, appare come l’unico atteggiamento all’altezza dei tempi odierni. Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie. Noi, invece, abbiamo un’altra misura: il Figlio di Dio, il vero uomo. É lui la misura del vero umanesimo. “Adulta” non è una fede che segue le onde della moda e l’ultima novità; adulta e matura è una fede profondamente radicata nell’amicizia con Cristo. È quest’amicizia che ci apre a tutto ciò che è buono e ci dona il criterio per discernere tra vero e falso, tra inganno e verità. Questa fede adulta dobbiamo maturare, a questa fede dobbiamo guidare il gregge di Cristo. Ed è questa fede - solo la fede - che crea unità e si realizza nella carità. San Paolo ci offre a questo proposito – in contrasto con le continue peripezie di coloro che sono come fanciulli sballottati dalle onde – una bella parola: fare la verità nella carità, come formula fondamentale dell’esistenza cristiana. In Cristo, coincidono verità e carità. Nella misura in cui ci avviciniamo a Cristo, anche nella nostra vita, verità e carità si fondono. La carità senza verità sarebbe cieca; la verità senza carità sarebbe come “un cembalo che tintinna” (1 Cor 13, 1)».

Ecco il link del video che è stato eliminato per ordine del vescovo ma che era stato salvato da un laico:
https://www.facebook.com/guido.villa.716/videos/1718735535047548/