#Cirinnà: quanti veri diritti calpestati!

Autore:
GianCarlo Salvoldi
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Per evitare che il popolo capisse e si arrabbiasse hanno fatto ricorso all'inglese, che tutte le casalinghe italiane parlano bene, e l'hanno chiamata "stepchild adoption", ma il nome più adatto è maternità surrogata, o "adozioni gay".
La proposta di legge Cirinnà, che vuol dare ai bambini due papà o due mamme, è stata formulata dal senatore omosessuale Sergio Lo Giudice, che ha sposato suo marito in Svezia. Il figlio che oggi i due hanno, non è stato adottato pietosamente dagli orfanotrofi dell'Est Europa, ma è stato costruito comperando un ovulo e affittando un utero.
Lo Giudice si è lasciato sfuggire che il bambino che ha ottenuto gli è costato almeno centomila euro (sua dichiarazione televisiva alle "Iene").
E questo non si chiama diritto per tutti ad avere un figlio, ma si chiama privilegio che si possono permettere solo i ricchi. Ma andiamo in ordine per capire come hanno fatto i due gay campioni dell'eugenetica.
Prima hanno scelto a loro capriccio una donna da cui hanno comperato un ovulo: la donna diventa oggetto ed è mercificata.
Poi a loro piacimento hanno scelto un'altra donna ed hanno proceduto all'inseminazione artificiale: l'alienazione dell'utero produce una donna alienata.
I due non sono stati sfiorati dalle lotte del secolo scorso contro tutte le alienazioni e le mercificazioni.
Appena il figlio è nato l'hanno strappato alla madre, che è stata così ridotta a puro contenitore, e se lo sono preso come merce regolarmente pagata.
E' sconvolgente ricordare che nell'autunno 2015 il Parlamento italiano ha approvato una legge a difesa degli animali con cui è fatto obbligo ai canili di tenere i cuccioli con la cagna madre almeno sessanta giorni per evitare loro le gravi sofferenze psicologiche di un distacco prematuro.
Il povero figlio dei due padri in oggetto non ha avuto nemmeno i diritti che sono riconosciuti perfino ai cani.
Ma non è finita qui: perché i due genitori gay hanno preteso che le donne firmassero un contratto con cui rinunciano sia ai diritti civili, che a quelli naturali.
Una contraddizione pazzesca: chi rivendica per sé stesso diritti sempre più grandi, spoglia i poveri dei diritti elementari.
I sostenitori di queste procedure agghiaccianti hanno la forza di provare a far credere all'opinione pubblica che le donne hanno fatto donazione di organi.
La realtà dice che col pagamento non c'è donazione e ci si avvicina alla predazione di organi.
Tanto più inaccettabile in quanto viene effettuata con donne indigenti, molte volte del Sud del mondo.
A confermare che l'utero in affitto c'entra eccome, è la notizia data da "la Repubblica" che Niki Vendola è in Canada con il suo compagno per motivi famigliari.
Il dramma consiste nel fatto che il diritto civile ad avere un figlio (e non è un diritto) confligge con quelli della parità e della dignità della donna, diritti fondamentali ed intangibili protetti dalla "Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo" sancita dall'ONU nel 1948.
E' consolante pensare che la stragrande maggioranza del popolo italiano è contraria ad affidare dei bambini a due maschi adulti omosessuali.
Davanti a questo dato è emersa una non troppo velata forma di disprezzo nei confronti di una maggioranza "arretrata".
Le maggioranze valgono solo se sono trasgressive, se sono omologate alla moda del jet set di Sanremo, o no?
Il "fanalino di coda" non è il popolo italiano, ma chi davanti alla volontà popolare prova un fastidio poco democratico.
I mass media "politicamente corretti" si sono dimenticati di dire che i due referendum svolti in Croazia e Slovenia hanno bocciato le adozioni gay.

On. GianCarlo Salvoldi
già Deputato dei Verdi