La matrice infernale del «post-umanesimo»

Riceviamo queste illuminanti e drammatiche riflessioni da un nostro amico e collaboratore, che ci aiutano a rileggere le riflessioni di Mons. Galantino (che trovate in allegato)
Autore:
Mondinelli, Andrea
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Cari amici,
sono ormai anni che mi batto in difesa della vita umana e, studiando tutte i pericoli che ci minacciano, circa 9 anni fa mi sono imbattuto nel post-umanesimo o trans-umanesimo.
Non esito a dire che si tratta di un pericolo mortale sia per la salvezza fisica, sia per quella spirituale dell’umanità intera. In sostanza, vogliono eliminare, superandola, la natura umana per la realizzazione tecnico-scientifica del super-uomo bionico. Non occorre essere dei geni della filosofia e della teologia per comprendere la matrice infernale di questo progetto.
La Chiesa da sempre si è opposta a questa deriva anti-cristica, che pretende il superamento dell’uomo, e quindi del Verbo Incarnato, per il nuovo super uomo fatto a immagine e somiglianza del Cavrù, come chiama il demonio l’amico Massy. Ma, prima di leggere il post in calce, vediamola un po’ più da vicino questa velenosissima follia.
Nella Dichiarazione Transumanista, aggiornata al 2009, si dice: “Siamo favorevoli che agli individui venga riconosciuta un’ampia libertà di scelta su come condurre le proprie vite. Ciò include l’uso di tecniche che possano essere sviluppate per aiutare la memoria, la concentrazione, l’energia mentale; terapie di estensione della vita; tecnologie di scelta riproduttiva; procedure crioniche; e molte altre possibili modificazioni umane e tecnologie di miglioramento”. Riccardo Campa è il presidente dei «transumanisti», associazione in cui si ritrovano «futuristi, tecnofili, tecnognostici, prometeici e altro ancora», che «vivono di tecnologia» e «rifiutano l’ipocrisia antiscientifica che si sta diffondendo in Occidente». Premesso che «non c’è una sola morale», il presidente (intervista a Libero, venerdì 18/02/2005) precisa che loro «sposano un’etica eudemonistica che tende alla massimizzazione della felicità» e si rifanno a Bacone, il quale «sosteneva che i due scopi della scienza sono trovare la verità sul mondo e sconfiggere invecchiamento e morte».
Ma che bello! E come, di grazia, realizzare questo paradiso artificiale? Per capirlo, bisogna leggere il libro di Gregory Stock – autorevole scienziato, direttore del Programma di Medicina, Tecnologia e Società presso la University of California (Ucla) – “Redesigning Humans” (“Riprogettare gli esseri umani”, Milano, Orme, 2004), che è il programma di transumanisti, estropiani, radicali, eugenisti e scientisti vari. Vi offro in allegato la recensione di Giorgio Israel, pubblicata su Il Foglio del 13-10-2005. Israel conclude icasticamente: “a una società governata da una simile “scienza” è da preferire persino una società governata da ciarlatani”.
Il pioniere della medicina americana, Michael DeBakey, una volta disse: “Ho visto un Eden dove l’uomo, immortale e sempre giovane, volava sulle ali degli angeli. Ho trovato la chiave di quel giardino, l’ingegneria genetica”. La vita “inizia con la consapevolezza”, l’embrione è una “palla di cellule”, le staminali embrionali “l’unico futuro della ricerca” e la diagnosi preimpianto una “speranza per malattie mortali”. Non è Giovanni Sartori né Umberto Veronesi. Si chiamano transumanisti. “The Engines of Creation” di Eric Drexler è la bibbia della nanotecnologia e del transumanesimo. Nel 1986 Drexler predicava la manipolazione in vitro degli embrioni umani, paragonandoli ai chips dei computer. Ad una conferenza a Yale nel luglio del 2003 si parlava dei “diritti delle future generazioni”, di quello a fare figli su misura e della “libertà di ricerca scientifica”. Il segretario del movimento, James Hughes, ha redatto una nota sul “Controllo dei corpi”, in cui augura la manomissione della linea germinale umana, commercio e clonazione degli embrioni, diagnosi preimpianto, maternità extrauterine e scelta del sesso. Leon Kass, ha scritto nel suo “Life, liberty and defense of dignity” che “omogeneizzazione, mediocrità, sottomissione, appagamento da droghe, degrado del senso estetico, anime senza amore e senza desideri sono gli inevitabili risultati del rendere l’essenza della natura umana l’ultimo progetto della padronanza tecnica. Nel suo momento di trionfo, l’uomo prometeico si trasformerà in un bovino compiacente”.

Da dove origina questa ubris prometeica? Ha scritto Papa Benedetto XVI: «Ho notato che quando la natura e, in primo luogo, l’essere umano vengono considerati semplicemente frutto del caso o del determinismo evolutivo, rischia di attenuarsi nelle coscienze la consapevolezza della responsabilità». Ciò significa che se non c’è più un Dio a cui rendere conto del dono ricevuto, ma tutto è frutto del caso, l’uomo finisce per credersi onnipotente e legittimato persino a rimodellare se stesso e il mondo. Di fronte a questo tentativo neognostico di riplasmare il mondo, ha detto il Papa, occorre difendere il creato, l’uomo stesso che ne è il vertice, dall’arbitrio di quanti non riconoscono più alcuna distinzione tra bene e male, alcun limite alla loro capacità tecnica di agire.
Ora, però, interviene mons. Galantino, il primo vescovo post-umano, che ci spiega che «la Chiesa dovrà anche attrezzarsi per mostrare se stessa come esperta di postumanesimo e così parlare all’uomo d’oggi illuminandone il destino alla luce dell’Evangelo». Questo è impossibile: è come volere mettere insieme il diavolo e l’acqua santa! La Chiesa non sarà mai esperta di postumanesimo, se non nel senso di mettere in guardia l’uomo dai rischi di questa perniciosa dottrina.
Mi sono letto il suo intervento “L’attualità del Personalismo Rosminiano nel contesto del postumanesimo” (Simposio Rosminiano – Stresa, 28 Agosto 2014) e sono rimasto molto perplesso, se non sconcertato, in particolare dal seguente passaggio:
“In questo senso, di fronte all’istanza/minaccia del postumano non sta un’astratta natura umana, concepita in senso statico e impermeabile alla condizione umana, ma la persona, dove natura e condizione convivono, non senza a volte laceranti dinamiche di adattamento. [...]. Al tempo stesso, l’attività tecnologica e la creatività che l’accompagna risultano espressione della immagine e somiglianza col Dio creatore che la fede cristiana indica nella definizione dell’uomo come persona.
La convergenza nella persona di natura e condizione umana comporta la necessità di pensare l’oltre dell’uomo non come uno snaturamento/spersonalizzazione o come una rinuncia alla propria peculiarità, bensì come a un essere in cammino che agisce in continuità e al tempo stesso in discontinuità con quanto apprende di volta in volta di sé. In questo senso, come è stato rilevato nel corso del Novecento filosofico, il personalismo non sarà mai una ideologia, bensì solo e soltanto una prospettiva”.

Miserere nobis, Domine!

Un utile approfondimento in questo articolo de «L Nuova Bussola quotidiana»

Intervento di Mons. Galantino