Carlo Lizzani, ha «girato la chiave»

Il vero problema non è la morte, è che non ci lasciamo interrogare dalla vita.
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Un altro regista suicida.
Parlare di morte non è mai semplice, soprattutto quando è la scelta di un vivo. C'è un mistero che unisce la vita e la morte, un mistero insondabile, - davanti alla morte si è sempre soli - mi ha detto un amico. Si e no, dico io. Certo alla fine del sentiero, davanti a quell'ultima porta o hai la certezza che qualcuno ti attende e allora la morte è il distacco dai tuoi cari, dagli affetti dalle certezze, ma non la fine di tutto. Oppure, hai la certezza che quella porta non l'aprirà nessuno, che tutto finisce alla fine del sentiero, allora, nessuno può dire quale disperazione, quale demone possa aggredire il tuo cuore e la tua mente.
Si è suicidato Carlo Lizzani, regista, un grande del cinema, i giornali si sono affrettati a celebrare l'uomo e le sue vittorie, i suoi lavori, i suoi progetti alcuni rimasti incompiuti, tra le righe qualche imbarazzo. Si è gettato dal terzo piano, lasciando tutti sorpresi, chi attendeva una sua telefonata, chi gli aveva parlato il giorno prima, chi lo aveva visto fare la spesa.
Ha lasciato un biglietto - ho girato la chiave - qualcuno si è affrettato ad usare l'accaduto per sostenere la tesi che se ci fosse l'eutanasia questo non sarebbe accaduto. Vero, "la chiave" l'avrebbe girata qualcuno in modo più asettico, lasciando ai vivi l'illusione che tutto è andato com'era giusto andasse.
Il vero problema non è la morte, è che non ci lasciamo interrogare dalla vita. Non crediamo sino in fondo che la vita e la morte vanno a braccetto, che morire è il risultato di come si è vissuto. Ho accompagnato ieri una cara amica nel suo ultimo viaggio, voleva che il suo funerale fosse allegro, e per quel che abbiamo potuto l'abbiamo accompagnata così. Quando la bara è stata calata nella fossa si è levato un canto, eravamo tristi perchè ci manca la sua carne, ma lieti perchè abbiamo visto in lei la certezza che dietro alla porta qualcuno l'attendeva e questo le permetteva di non lasciarci soli.
Sono consapevole che quella certezza che rende possibile il soffrire non come una condanna, e il morire come un passaggio ad altra vita, non si acquisisce con il dna, non si compera al mercato rionale, è un dono, il dono della fede ed è la capacità di coltivare quel dono per tutta la vita terrena, Mi piace pensare che Lizzani da qualche parte lassù troverà la mia amica Adele e come accadeva a noi nell'incontro con lei, anche al grande regista, tutto sembrerà più semplice e chiaro.