Il buon uso della resistenza

Ludovine de La Rochére, presidente della Manif pour tous, interviene in un editoriale pubblicato nel quotidiano Le Figaro il 31 maggio, a proposito di François Hollande che proscrive il termine “resistenza” ai suoi oppositori. “Signor Presidente della Repubblica, noi siamo dei resistenti, che ciò vi piaccia o no!” La presidente della Manif pour tous denuncia il moltiplicarsi di arresti arbitrari di “resistenti della coscienza”. Annuncia il protrarsi della resistenza per tutto il tempo che sarà necessario”

Le Figaro, 31 maggio 2013
Fonte:
CulturaCattolica.it
Vai a "Ultime news"

Signor Presidente della Repubblica,
che questo vi piaccia o no, noi continueremo a considerarci come dei resistenti e dei veilleurs (coloro che vegliano – ndt) nel nostro bel Paese, la Francia, culla dei diritti dell’uomo e patria delle libertà.
Dato che siete il Presidente di tutti i Francesi, da mesi ci rivolgiamo a voi e non avete né visto né udito. Adesso, pretendete vietarci di utilizzare certe parole della nostra lingua francese!
Riguardo alla parola “resistenza”, avete detto il 27 maggio, in occasione di una visita ad un liceo parigino, che «nessuno ha il diritto di utilizzare certi termini (tra i quali quello di “resistenza”- ndr) per difendere delle idee – se possiamo chiamare queste delle idee – di oggi.»
Avete cominciato la vostra dichiarazione dicendo «le parole hanno sempre un senso. Bisogna dar loro il significato proprio.»
Ora, la definizione che il dizionario Larousse dà della parola “resistenza” è la seguente: «Azione di resistere ad una autorità, di opporsi a ciò che non si approva.»
Quindi sì, Signor Presidente della Repubblica, noi siamo dei resistenti. Dei resistenti della coscienza come quelle 93 persone tra le quali numerosi giovani, alcuni minori, una donna incinta, una persona ipovedente e anche un prete, che la polizia ha arrestato in prossimità del liceo dove vi trovavate nel momento in cui pronunciavate quelle parole.
Quindi sì, Signor Presidente della Repubblica, noi affermiamo che è applicata, su ordine delle più alte sfere del potere, la politica dei “due pesi – due misure” contro i simpatizzanti della Manif pour tous.
Centinaia di arresti hanno avuto luogo in tre giorni a Parigi! In questo mese di maggio 2013, nel nostro Paese, è meglio essere tifoso di una squadra di calcio che simpatizzante della Manif pour tous!
Sia ben chiaro che la Manif pour tous non ha mai tollerato, né tollera e mai tollererà alcuna azione violenta contro le persone o le proprietà; che condanna le azioni non pacifiche così come chiede a tutti di non disturbare i “matrimoni” che avranno luogo prossimamente tra due persone dello stesso sesso.
Ma sull’ondata di arresti di questi ultimi mesi e di questi ultimi giorni, Signor Presidente della Repubblica, quanti ve ne sono stati per l’indossare, semplicemente, magliette con un logo rappresentante una famiglia? Per aver cantato, passeggiando, qualche slogans (se non la Marsigliese), che non è certamente di vostro gusto? Per essere andati in bicicletta nelle strade delle nostre città con una bandiera? Per aver messo dei manifestini lungo le strade? Per aver recitato delle poesie in un prato o in una piazza?
Avete già dimenticato che il Consiglio d’Europa è stato convocato, a fine aprile, riguardo la repressione crescente del vostro governo contro chi si oppone alla legge Taubira? Non sentite, ugualmente, le numerose voci, in Francia e all’estero, che si allarmano per queste ondate di arresti sommari?
Signor Presidente della Repubblica, ritrovate la moderazione negli ordini dati alle forze di polizia. Osate tendere la mano alle gente che non la pensa come voi. Ascoltate il popolo di Francia. Rispettate la democrazia accettando un dibattito all’altezza delle sfide.
Noi, il popolo, siamo profondamente offesi dal disprezzo e dall’arroganza di cui fate prova nei nostri confronti.
Voi dicevate molto giustamente, qualche giorno fa, che «non si costruisce niente di solido ignorando la realtà.» È precisamente ciò che milioni di Francesi non cessano di dirvi da mesi, dato che la realtà, in ciò che concerne l’umano, è che un bambino non può nascere che da un uomo e da una donna. È semplicemente per questo che solo il matrimonio uomo-donna è possibile. Quanto al “matrimonio” di due uomini o di due donne, non è fondato sulla realtà, ma sulla irrealtà che altro non è che illusione e menzogna.
Signor Presidente della Repubblica. È a causa del vostro rifiuto ostinato di ascoltarci che noi siamo, effettivamente, entrati in resistenza. Una resistenza pacifica, ma determinata. Una resistenza che durerà tanti anni quanto sarà necessario. Una resistenza a favore della famiglia, dei bambini, delle generazioni future. Essi sono il nostro avvenire e proprio per questo dovreste esserne voi stesso il primo protettore!
È certo, Signor Presidente della Repubblica, che quando un popolo ha preso coscienza che lotta per una causa giusta, trionfa sempre.