Beati: i religiosi uccisi dalle brigate comuniste

Fonte:
CulturaCattolica.it
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Fa impressione che oggi si parli di queste storie. Da quando l’imperialismo dei mass media ha cancellato la parola Comunismo dal suo vocabolario, in ottemperanza al modo politicamente corretto di fare giornalismo, scrivere di questi argomenti sembra quasi di fare della antistoria. Pochi anni sono trascorsi dal crollo del paradiso comunista nell’Unione Sovietica e sembra che neanche sia esistito. Il Nazismo è morto, insieme al Fascismo, dopo la seconda guerra mondiale e si continuano a scrivere libri e saggi storici su quei fenomeni. Sul Comunismo e sui suoi crimini è sceso l’oblio degli storici e dei saggisti. Rare le voci che hanno avuto il coraggio di ricercare negli archivi gli eventi che hanno caratterizzato i regimi comunisti nella nostra Europa, ormai senz’anima. E le persone che hanno pubblicato le loro opere sono state fatte segno di aggressioni fisiche e verbali per aver osato ricercare la verità dei fatti storici. Sembra che nell’immaginario collettivo i milioni di morti provocati dall’ideologia del Comunismo, non esistano, sono stati eliminati anche dalla Storia. Sono rimasti solo i sei milioni di morti dei campi di concentramento nazisti. Nessuno fa memoria degli oltre cento milioni di morti provocati dalla follia ideologica del marxismo-leninismo, dallo sterminio di massa dei contadini ucraini ordinato da Stalin a quello dei cambogiani ordinato da Pol Pot.

Oggi, provvidenzialmente, stiamo vivendo un momento del tutto speciale che ci consente di portare l’attenzione su quegli eventi. Papa Francesco ha autorizzato la Congregazione delle cause dei santi a promulgare i decreti riguardanti 63 nuovi beati. Tra di essi figurano i martiri della guerra civile spagnola, dei regimi comunisti dell’Europa Orientale e del nazismo. Tra i nomi dei nuovi beati c’è anche quello del giovane seminarista barbaramente ucciso nel ’45 dai partigiani comunisti, Rolando Rivi, nato a Castellarano, in provincia di Reggio Emilia, del quale dirò più avanti. Il decreto che lo riguarda ne riconosce il martirio.
Sui martiri della guerra civile di Spagna, tra il 1936 e il 1938, sono annoverati ben 58 religiosi e un vescovo. Questo fatto ci aiuta a entrare nei particolari della guerra civile svoltasi tra le truppe nazionaliste del generale Francisco Franco e le brigate comuniste internazionali. Pochi sono al corrente che il coordinatore di queste ultime era Palmiro Togliatti, uomo di fiducia di Stalin, il quale essendo in esilio a Mosca e a capo del Comintern, l’Internazionale Comunista, accettò di buon grado l’incarico e guidò le bande armate contro i religiosi e i laici cattolici che proclamavano la loro fede. Ma di Togliatti è importante ricordare anche il massacro contro gli anarchici avvenuto a Barcellona nel maggio del 1937, dove ben in 500 furono uccisi perché dissidenti rispetto ai suoi ordini. Qui venne assassinato anche l’anarchico italiano Camillo Berneri, la strage ispirerà il famoso libro “Omaggio alla Catalogna” di George Orwell. Sulle imprese di Palmiro Togliatti, detto il Migliore, sarebbe opportuno dilungarsi per comprenderne la personalità, qui è utile ricordare un fatto agghiacciante venuto alla luce nel 1992 dopo l’apertura degli archivi della defunta Unione Sovietica e non ripreso dalla grande stampa italiana. Lo storico Andreucci rintracciò una lettera scritta da Togliatti il 15 febbraio 1943 e indirizzata a Vincenzo Bianco suo fiduciario al Comintern, il quale gli aveva chiesto se poteva fare qualcosa per le migliaia di prigionieri italiani che morivano di stenti nei Gulag militari della Siberia. Scriveva Togliatti: “…Nella pratica, però, se un buon numero di prigionieri morirà non ci trovo assolutamente niente da dire, anzi, e ti spiego il perché,… il fatto che per migliaia e migliaia di famiglie la guerra di Mussolini, e soprattutto la spedizione contro la Russia, si concludano con una tragedia, con un lutto personale, è il migliore e il più efficace degli antidoti. Quanto più largamente penetrerà nel popolo la convinzione che la aggressione contro altri Paesi significa rovina e morte per ogni cittadino individualmente preso, tanto meglio sarà per l’avvenire d’Italia”.

Ho ritenuto di riportare questi dati della Storia per costruire la cornice dentro alla quale narriamo del martirio del giovane seminarista Rolando Rivi, assassinato da una banda partigiana comunista che imperversava nel territorio di Castellarano in provincia di Reggio Emilia. Aveva 14 anni ed era innamorato di Gesù, frequentava il seminario di Marola e vestiva sempre con l’abito talare, si occupava di opere di carità. La storia del giovane seminarista è emblematica del clima d’odio alimentato dal fanatismo comunista anticlericale, la Chiesa ha riconosciuto che fu ucciso in odio alla fede. La sua vita è stata raccontata in un libro pubblicato da Jaca Book intitolato «Il sangue e l’amore» scritto da Emilio Bonicelli, un romanzo storico ispirato alla figura del giovane martire, colpevole per avere testimoniato la fede cristiana sul finire della Seconda guerra mondiale.
Rolando fu preso, il 10 aprile del '45, da un gruppo di partigiani, vicino a Palagano: tre giorni dopo il padre Roberto e il curato Alberto Camellini trovarono il corpo, pieno di lividi e crivellato da colpi di pistola. A sparare fu il partigiano commissario politico del Battaglione Frittelli (pare abbia goduto dell'amnistia e sia stato rilasciato dopo il processo). Qualcuno parlò e narrò che lo costrinsero a scavarsi la fossa e prima di essere giustiziato venne torturato.
Con la veste talare tutta appallottolata i suoi uccisori giocarono a pallone e attraversarono festanti Castellarano, innalzando l’abito talare del povero martire come trofeo.

In tutto furono 130 i sacerdoti assassinati dai partigiani rossi in Italia tra il 1944 ed il 1951. Il computo lo ha fatto Roberto Beretta in un libro «Storia dei preti uccisi dai partigiani» edito da Piemme. Un vero massacro, se si tiene conto che i cappellani militari, morti nei teatri bellici, furono 148 e che gli stessi bombardamenti aerei uccisero 256 religiosi in tutta Italia.
Vorrei concludere questa narrazione storica ricordando che Palmiro Togliatti nel primo governo dell’Italia dopo il 25 aprile 1945, fu ministro della Giustizia e che in modo opportunistico fece proclamare l’amnistia per i delitti compiuti durante la guerra civile.
Il dramma dell’Italia repubblicana è ancora attuale da quegli anni, dove odio e malversazione continuano a sopravvivere, nessun esponente del defunto Partito Comunista Italiano ha mai chiesto scusa per i delitti commessi dai suoi uomini. Anzi, continuano nella giustificazione di quelle azioni delittuose in nome della legittimità di quel tipo di lotta politica.
Togliatti si rese conto che non poteva scatenare un’altra guerra civile dopo l’avvento della Repubblica, troppe erano le basi americane in Italia e non gli sarebbe riuscita la conquista del governo del paese, definì, quindi la strategia di conquista del potere a partire dai gangli vitali della cultura, della scuola, dell’università e dell’informazione. Oggi ne viviamo gli effetti di quella raffinata ragnatela di interessi, giornali e televisioni pubbliche e radio sono diretti da persone formate a quella scuola e nessuno dei fatti storici narrati viene divulgato. Vige la consegna del silenzio.
Ora, viene opportuna questa beatificazione collettiva dei religiosi, da parte della Chiesa, e ancor più importante perché dovrebbe riportare l’attenzione dei media su quegli eventi e far ricordare al prof. Mario Monti,capo del governo della Repubblica Italiana, la storia del trasformato Partito Comunista Italiano. In una recente dichiarazione si è lasciato andare affermando che l’attuale PD ha una storia gloriosa alle spalle. Forse finge di non sapere che il PD ha cinque anni di vita e non ha storia, mentre i suoi capi sono prevalentemente figli orgogliosi del rottamato PCI.
Qualche tempo fa chiesi a un vecchio sacerdote veneziano, con simpatie per il vecchio partito comunista, quando, secondo lui, i comunisti italiani avrebbero chiesto scusa alla Chiesa per i sacerdoti e religiosi assassinati dopo la fine della seconda guerra mondiale. Risposta secca: mai!

Bibliografia.
Elena Agata Rossi e Viktor Zaslavski, Togliatti e Stalin. Il PCI e la politica estera staliniana negli archivi di Mosca, Il Mulino, 1997.
Massimo Caprara, Togliatti il Komintern e il gatto selvatico, Bietti, 1999.
Renato Mieli, Togliatti 1937, Rizzoli, 1964.
Franco Andreucci, Falce e martello. Identità e linguaggi fra stalinismo e guerra fredda, Bononia University Press, 2005.
Il Timone, Anno XV, Marzo 2013.