L'Italia guasta: dove sta la libertà?

Lettera aperta
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Questa è una lettera aperta ai docenti del “Righi” e a tutti coloro che hanno manifestato la loro “indignazione” nei confronti dell’incontro del 2 febbraio con il Prof. Noia, per le sue posizioni contrarie all’aborto. L’incontro non avrebbe rispettato “il libero e aperto confronto delle idee nel rispetto delle diversità, all’insegna del pluralismo e delle spirito critico”. Nella scuola pubblica, “un argomento così sensibile” non avrebbe dovuto essere affrontato “in modo unilaterale”, sarebbe stata necessaria una “pluralità di informazioni e di letture”.
Scusate, vengo subito al dunque. Ma di cosa stiamo parlando? direbbe Bersani.
Lunedì scorso, dunque qualche giorno dopo l’incontro stigmatizzato del Prof. Noia a Cesena, presso la facoltà di legge dell’Università di Padova (“istituzione pubblica che… afferma il proprio carattere pluralistico”, così recita lo Statuto), gli studenti del secondo anno hanno trovato a parlare di “diritto alla felicità” (già il titolo è tutto un programma), anziché il loro Prof. Bertolissi, la deputata del PD Concia e una Prof. di Etica dell’Università di Roma, le quali, davanti a molti ragazzi che pensavano di assistere a una lezione ordinaria di diritto, hanno ovviamente fatto un comizio a favore del matrimonio tra omosessuali, sostenendo che “la famiglia non è più naturale, perché è storicamente cambiata”, ciò che conta sarebbe “la capacità di far famiglia”, che appartiene anche alle coppie omosessuali “dato che c’è la procreazione assistita”. Conclusione della Concia “noi gay siamo dei piccolo borghesi che credono nel matrimonio”.
Ora, non mi interessa qui ribattere alla “lezione di diritto” fatta in Università dalle due intervenute. Mi limito a dire che non è ragionevole trattare allo stesso modo situazioni che sono tra loro incompatibili, come la famiglia e l’unione di due persone dello stesso sesso. Soprattutto non è giusto che per andare incontro ai desideri dei padri, ai figli finisca per essere negata una famiglia.
Mi interessa invece sottolineare che l’operazione di Padova – secondo il pensiero indignato dei proff. firmatari del Righi – è del tutto “intellettualmente disonesta” (uso le espressioni già da loro usate), è stato affrontato un tema indubbiamente sensibile (tanto che ha condizionato la campagna elettorale), e lo si è affrontato in modo certamente “unilaterale”. Eppure non ho sentito nessuno dei paladini della neutralità educativa, del pluralismo istituzionale, della laicità dello Stato, tanto scandalizzati per il prof. Noia, alzarsi indignati e scagliarsi anche contro tale evidente e impudente violazione dei principi di imparzialità dell’istituzione universitaria pubblica!
Ho l’impressione che i citati paladini parlino di neutralità educativa in maniera strumentale, anche perché mi piacerebbe sapere come dovrebbe attuarsi in concreto (forse si pensa a qualche forma di intervento a tempo sul tipo delle competizioni elettorali?). Ho l’impressione che essi intendano per pluralismo il fatto di poter insegnare e comunicare solo il politicamente corretto, ciò che viene indicato dalle moderne lobbies di pensiero come nuova conquista civile, silenziando invece chi la pensa diversamente come anti-pluralista.
Mi sembra che la critica al prof. Noia, in ultima analisi, non sia altro che intolleranza verso chi non si adegua al pensiero unico, sicché chi si esprime in pubblico a favore della vita e della famiglia violerebbe la neutralità dell’educazione, mentre chi parlasse per sostenere il diritto all’aborto e i matrimoni gay sarebbe paladino della nuova morale civile, moderna e laica, materia addirittura da insegnare obbligatoriamente nelle scuole pubbliche, come ha deciso il presidente francese Hollande.
Solo che la morale civile e laica si riduce a etica di Stato, cioè quella imposta dalla maggioranza o dai poteri forti. Mi dispiace, ma da questo punto di vista abbiamo già dato!
Sono sicuro che i proff. del Righi, firmatari della famosa lettera, e chiunque sia intervenuto criticamente, non mancheranno di prendere posizione per stigmatizzare pubblicamente l’operato dell’Università pubblica di Padova.