Nozze gay, diritto o abuso?

Fonte:
CulturaCattolica.it
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Ho letto l’articolo a firma di Doninelli su “Il Giornale” di venerdì 8 febbraio 2013. Non lo condivido, per una serie di ragioni. Le elenco brevemente, perché su CulturaCattolica.it è possibile trovare gli approfondimenti.

1. Testori non era «gay», ma omosessuale (e anch’io l’ho conosciuto, e sono andato pure a trovarlo all’ospedale San Raffaele poco prima che morisse). Credo che si possa sostenere la differenza linguistica tra i due termini. E Doninelli, da scrittore, potrebbe accettare la differenziazione. Non mi pare giusto appiattire tutto, facendo di ogni erba un fascio.

2. Per essere cattolici bisogna seguire la Chiesa e non le proprie idee o sentimenti. Doninelli scrive: «Sono favorevole a un riconoscimento e a una regolamentazione giuridica delle unioni gay, perché una vita è una vita per tutti, a prescindere dalla propensione sessuale». Il Card. Ratzinger, nella Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica, così scrive: «Analogamente, devono essere salvaguardate la tutela e la promozione della famiglia, fondata sul matrimonio monogamico tra persone di sesso diverso e protetta nella sua unità e stabilità, a fronte delle moderne leggi sul divorzio: ad essa non possono essere giuridicamente equiparate in alcun modo altre forme di convivenza, né queste possono ricevere in quanto tali un riconoscimento legale.» E nel Documento «Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali» così si afferma: «In presenza del riconoscimento legale delle unioni omosessuali, oppure dell’equiparazione legale delle medesime al matrimonio con accesso ai diritti che sono propri di quest’ultimo, è doveroso opporsi in forma chiara e incisiva. Ci si deve astenere da qualsiasi tipo di cooperazione formale alla promulgazione o all’applicazione di leggi così gravemente ingiuste nonché, per quanto è possibile, dalla cooperazione materiale sul piano applicativo. In questa materia ognuno può rivendicare il diritto all’obiezione di coscienza […] La Chiesa insegna che il rispetto verso le persone omosessuali non può portare in nessun modo all’approvazione del comportamento omosessuale oppure al riconoscimento legale delle unioni omosessuali. Il bene comune esige che le leggi riconoscano, favoriscano e proteggano l’unione matrimoniale come base della famiglia, cellula primaria della società. Riconoscere legalmente le unioni omosessuali oppure equipararle al matrimonio, significherebbe non soltanto approvare un comportamento deviante, con la conseguenza di renderlo un modello nella società attuale, ma anche offuscare valori fondamentali che appartengono al patrimonio comune dell’umanità. La Chiesa non può non difendere tali valori, per il bene degli uomini e di tutta la società.» Occorre chiarire da che parte stare. Io sto con la Chiesa!

3. Ancora Doninelli scrive: «Il male non sono certo le unioni tra gay». Comunque san Paolo aveva una chiara idea della omosessualità e degli atti omosessuali. La lettera ai Romani al cap. I così dice: «[26] Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. [27] Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s’addiceva al loro traviamento.» Non possiamo relativizzare la Rivelazione, pena la sua vanificazione.