La famiglia moderna (?) mamma, papà e tutti gli altri

«Non chiedetevi dove andremo a finire, perché ci siamo già»
(Ennio Flaiano)
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Avete visto? Non c’è giorno in cui non ci propinino servizi sui giornali che contano, a descrivere la modern family-secondo loro, a dirci adeguatevi. Mini sondaggi e interviste alla gente comune, per sapere se siamo all’altezza dei gusti che cambiano. Lezioni quotidiane di filosofia gender e di galateo politically correct. Serie tivù “educative”, perché si prenda confidenza con il nuovo che avanza. Forze politiche in gara a chi la spara più grossa sui diritti civili per i gay. Assemblee nelle scuole contro l’omofobia e un po’ anche contro la monotonia eterosessuale, e dita puntate contro chi osa dire che non basta amare per chiedere il matrimonio (perché no, allora, i poligami, i pedofili, gli zoofili?), e che non basta desiderare un figlio per essere legittimati ad averlo.
Vera Schiavazzi, su Repubblica di qualche giorno fa, nei paginoni dal titolo Mamma, papà e tutti gli altri ha raccontato di Christophe Girard, socialista ed ex Verde, a lungo uomo-chiave della giunta di Bertrand Delanoë a Parigi. Negli anni Ottanta ha avuto un’avventura con una donna alla quale non ha nascosto di essere gay. Quando è rimasta incinta, si è sentito fortunatissimo ed è cresciuto con lui come molti padri separati, vedendolo durante le vacanze e nei weekend. «Poi – riassume la giornalista – sono arrivati altri due bambini, adottati dall’ex compagno del partner di Girard, morto di Aids. Infine, un’amica lesbica gli ha chiesto di avere un figlio insieme, che è andato ad aggiungersi alla tribù».
Confesso che mi sono persa, nonostante abbia letto più volte per capire le trame (chi sta insieme a chi, chi è padre biologico di chi, chi è la madre). Tant’è. Oggi ci fan credere che così è meglio: abbatte la noia, attizza la fantasia. E che sono sereni, anzi felici, i figli del desiderio egoista della loro madre, o del padre, o di ventri-incubatrice di mamme che non vedranno mai.
Certo, nella vita si fa di necessità virtù ed anche quei bambini si arrabatteranno per cercare un equilibrio possibile all’interno di quella che – giustamente – non viene chiamata “famiglia” ma “tribù”, ma perché accettare in silenzio che le conseguenze dei desideri impulsivi degli adulti ricadano, magari normate, sui bambini? Perché subire senza battere ciglio questo tam-tam mediatico pervasivo che vorrebbe convincerci che la tribù attorno a Girard è il migliore dei mondi possibili?
Avete visto? Nei media c’è spazio solo per gli omologati, per il resto è silenzio. Chi osa dissentire sia messo al pubblico ludibrio. Chieda scusa e ritratti, perché la libertà di opinione, pensiero, parola ha delle eccezioni. Chi non è in linea con il gender pensiero è un conservatore, si vergogni.
E’ vero. Chi sostiene, argomentando, che lo sposalizio può avvenire solo tra un uomo e una donna, con-serva – e cioè custodisce – l’istituto del matrimonio. Vale lo stesso per chi strenuamente dice no, argomentando, all’adozione alle coppie gay. Conserva l’idea che un bambino è un bambino, non un “diritto”. E che, per aiutarlo a crescere equilibrato, il meglio per lui sono una madre (femmina) e un padre (maschio). Due punti di riferimento diversi: l’una accudente e protettiva, l’altro impegnato a introdurlo nel mondo.
Siamo conservatori? Sì, di cose preziosissime, che van preservate da scalfitture e da annacquamenti. Perché chi vuole davvero bene ai bambini (e cioè il loro bene) sa che meritano il massimo, e niente che sia meno di questo. Con buona pace del mainstream omosessualista.