«I figli e il coraggio di (non) farli»

«Dal momento in cui l’ovulo è fecondato si inaugura una nuova vita che non è quella del padre o della madre, ma di un nuovo essere umano.»
(Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede, Il rispetto della vita umana nascente, 1987)
Fonte:
CulturaCattolica.it
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«I figli e il coraggio di non farli». Mi ha colpito il titolo, e sono andata avanti a leggere.
C’è Elena, 33 anni, che scrive a Elasti, giornalista di D - la Repubblica delle donne, e le chiede se, «schiacciata dal peso di tutte le cose non fatte», la decisione di mollare il marito e rinunciare a diventare madre sia «solo paura? Immaturità? “Sindrome di Peter Pan” al femminile? Oppure un sacrosanto diritto di affermazione individuale rispetto al modello che ci vuole devote alla causa della famiglia».
Le risponde Elasti, che nella rubrica si definisce «una (non solo) mamma». Lei è, in effetti, madre di tre figli, eppure leggi e non possono non sembrarti strani i termini che usa per parlare della sua maternità, quando confronta la sua vita con quella di un’amica: «Lei libera di rimanere solo donna io orgogliosamente condannata alla mia pancia allora abitata», o quando scrive che «un figlio ti condanna al tuo destino di madre». Se un bambino è «condanna», e ti priva della tua libertà (?), la scelta di non “fare figli” (oggi ci si esprime così…) sarebbe segno di «coraggio, integrità, onestà… E ci vogliono coraggio, integrità e onestà per spiccare il volo, da sole».
Allora cominci a capire cosa deve aver avuto in testa quel gruppuscolo di femministe che davanti all’ospedale S. Anna di Torino, scimmiottando il Padre nostro, in ginocchio e a mani giunte hanno recitato la loro orazione: «Madre Terra che non sei nei cieli ridacci i diritti sul nostro utero» o quando, in un commento al video girato davanti al nosocomio piemontese, Iris Braghiroli scrive «sempre la stessa storia, la donna è una scatola».
Per costoro un figlio è zavorra che impedisce di spiccare il volo (verso dove, poi non si sa, se Elena – quella che ha mollato il marito e non vuole diventare madre – racconta, della sua nuova vita, «infinite chiacchierate al femminile, aperitivi, cinema». Sai che roba!).
Ed è quantomeno curioso che queste del video, che sventolano cartelli con la scritta «il mio corpo non è dello Stato né della Chiesa, il corpo è mio» però non battono ciglio quando Ezael scrive: «C’è un altro aspetto ancora più importante, ignorato dalla politica, che riguarda la sovrappopolazione; questo è il vero dramma e bisogna fare in fretta, la soluzione è non più di un figlio a testa». Pianificazione familiare di Stato e nessuna che si ribella. Chapeau!
In compenso, in nome dell’autodeterminazione (a singhiozzo), tutti quelli che osano ricordare alle smemorate che aborto è uguale a un bambino che muore ammazzato… peste li colga. Tutti, nessuno escluso.
I medici obiettori di coscienza? Ecco Giovanni Zandoli: «Io penso che sono da condannare gli obiettori all’interno di una struttura pubblica, perché se sei obiettore devi essere immediatamente licenziato». I difensori della vita, magari con l’aggravante di essere cattolici? Così scrive Farinata: «Ci vorrebbe una catastrofe naturale che colpisse solo loro. Forse avremmo qualche chance di entrare nel terzo millennio». Alla faccia della tolleranza!
Girava, tra le femministe, uno slogan: «Se la Madonna avesse abortito…». Ciascuna completava la frase dando il meglio – che in questi casi è il peggio – di sé.
Ecco, il punto forse è proprio questo. Se la Madonna avesse abortito, non ci sarebbe (ora, qui: sapete cosa gliene importa ai pro-choice, o alle femministe, di duemila anni fa?)… se la Madonna avesse abortito non ci sarebbe la presenza scomoda, insopportabile, di Gesù Cristo: Dio che si è incarnato, è cresciuto in un ventre di donna ed ha condiviso in tutto, tranne che nel peccato, la nostra condizione. A ricordare la sacralità della vita, la dignità di ogni vita, sempre.
Chissà perché a destra e a manca Gesù Cristo piace (abbastanza) da adulto, magari nella sua veste rivoluzionaria (?) e si finge però di non ricordare che quell’uomo è stato un bambino nel grembo di sua madre. Lui, figlio di Dio. Bambino come noi, tutti, figli prediletti dell’unico Padre. Amati dalla notte dei tempi, chiamati per nome, destinati all’eternità. E scusate se è poco.