Chi ci salverà dalla barbarie?

«… Codesto solo oggi possiamo dirti, / ciò che non siamo, ciò che non vogliamo».
(E. Montale, Non chiederci la parola)
Fonte:
CulturaCattolica.it
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C’è bisogno di una nuova educazione della ragione e del cuore, ed è una sfida che interpella tutti.
E’ in rete un nuovo video shock sulla morte di Gheddafi. Il colonnello, torso nudo, volto sfigurato e lunga ferita sull’addome, giace, morto, su un furgone, circondato da miliziani. Fra urla, risate e foto ricordo scattate col cellulare, i ribelli gli tirano le braccia, gli sollevano le gambe, gli mettono una mano sui genitali, gli scuotono la testa. Come fosse un manichino.
Il video, postato da Sami al-Hamwi, attivista siriano, ha la didascalia, minacciosa, «Mostratelo ad Assad». Macabro promemoria.
Facendomi violenza, mi costringo a guardarlo, quel video. Voglio arrivare fino in fondo.
Sono pochi minuti, ma so che non è un film: è realtà, e ad ogni secondo è come precipitare giù, sempre più giù, al fondo nero del pozzo nero che siamo. Ci arrivo, al fondo, e con questo video, con queste immagini lo tocco. Vedo solo buio. Sento solo la voce del ventriloquo, e urla sguaiate, bestiali. Ho paura.
E allora ho bisogno di risalire, di ritrovare un puntino di luce. E seguirlo.
La mente mi porta a sabato 30 settembre 1944. Giovannino Guareschi è in lager, malato e, dal lager, così scrive: «Già da ventitré giorni i ventitré della cameretta di Novello mi vettovagliano. Viene ogni mattina un barbuto capitano, il capitano Aloisi, con una ciotola di patate e la porge con piglio fiero al tenente Giovannino. Patate che ogni giorno essi sottraggono alla loro magra razione. Debbo a questi compagni se non sono morto di fame quando il mio sciagurato stomaco delle porcherie che ci elargisce il Grande Reich tollerava soltanto le patate: Corti, Novello, Rebora, Negri, Aldeghi, Malavasi, Buzzetti, Rizzolati, Andres, Angelini, Pucci, i vecchi di Beniaminowo e Vialli della Baracca 93 mi hanno pure regalato latte, panbiscotto, farina lattea, bicarbonato. E questa non è beneficenza e non è neanche amicizia, è qualcosa di più. E io sono lieto che il comando tedesco mi neghi quel goccio di latte e quel pezzetto di pane bianco che l’infermeria mi passava da un mese al posto del pane nero perché questo ha permesso a degli italiani di dare anche qui, dove vige la legge della giungla, una dimostrazione di civiltà».
C’è, allora, la luce che cercavo. La vedo, dal fondo del pozzo in cui sono precipitata. C’è!
E ho capito perché, per reazione, dal video disumano girato il 20 ottobre 2011 e usato ora come una minaccia per Assad, una minaccia per tutti i “nemici”, la memoria è andata alle pagine de Il grande Diario di Guareschi, scritte il 30 settembre del 1944. Per nostalgia.
Nostalgia di volti, di nomi, di gesti buoni compiuti da esseri umani che Guareschi ha ricordato ad uno ad uno. Nostalgia di ritrovare, dentro l’uomo, ciò che lo eleva dal suo stato di ferinità, anche nelle circostanze estreme. Nostalgia di ritrovare l’uomo come era al principio. Segnato dal peccato originale, ma destinato al Bene.
Sì, mi dico. Oggi più di sempre, c’è bisogno di una nuova educazione della ragione e del cuore, ed è una sfida che interpella tutti. Occorre ritornare a ciò che eravamo quali Dio ci ha fatti. E da lì ripartire.