La lingua batte dove il dente duole

Le solite bufale de La Repubblica: «Scuola, con la Gelmini tagli agli insegnanti ma più soldi per quelli di religione»
Fonte:
CulturaCattolica.it
Vai a "Ultime news"

Il quotidiano Repubblica continua la sua battaglia contro l’ora di religione a scuola e lo fa sempre allo stesso modo, cioè continuando a dare le stesse notizie.
Infatti dopo averlo detto nel mese di febbraio 2011 lo ridice oggi 15 maggio 2012.
“Spesa pubblica per stipendi degli insegnanti in calo, ad eccezione di presidi e prof di Religione”.
Ma è la conclusione di Salvo Intravai che ci sorprende: “Ma sulla spesa pro-capite per i docenti di religione, che nonostante il calo degli alunni si è incrementata, anche i magistrati contabili preferiscono sorvolare.”
Evidentemente i magistrati contabili leggendo la documentazione hanno capito, Intravai ancora no.
Proviamo a rispiegarlo.
Già l’anno passato abbiamo fatto notare che “l’incremento degli insegnanti di religione riguarda esclusivamente la scuola primaria e la scuola dell’infanzia. Questo perché il Concordato del 1984 ha previsto che il maestro di classe o di sezione non fosse più obbligato a insegnare religione, ma deve dichiarare la propria disponibilità all’inizio di ogni anno scolastico. E con l’entrata in vigore della riforma della primaria, nelle classi dove il maestro dichiarava la propria indisponibilità all’insegnamento della religione cattolica, dando più risorse da spendere nella propria classe e nella propria scuola, sono aumentati gli specialisti di religione cattolica”.
Ma perché si continua a inveire contro questa disciplina e contro questa categoria di insegnanti?
Risulta innanzitutto evidente il tentativo di marginalizzare, o addirittura estromettere l’insegnamento della Religione dalla scuola, grazie alla perseverante ostilità di ordine ideologico che non ha niente a che fare con il clima formativo che dovrebbe contrassegnare la scuola. Si dimentica facilmente chi, prima della Chiesa, ha a cuore tale insegnamento.
Si legge negli Accordi di revisione del Concordato: “I principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano, ed è la Repubblica italiana che, riconoscendo il valore della cultura religiosa e tenendo conto che i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano, continuerà ad assicurare, nel quadro delle finalità della scuola, l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole”. È la Repubblica, pertanto, ancora prima che la Chiesa cattolica, che apprezza la Religione cattolica e si prende l’impegno di assicurare tale insegnamento.
Quanto poi al numero degli insegnanti vorremmo ricordare che questo insegnamento è sempre più affidato a laici. La conferma viene direttamente dalla Cei, che ha rivelato che nell’ultimo 15ennio il numero di insegnanti laici è aumentato del 70%.