I servi devoti di una scienza per polli

La Sars, l’influenza aviaria e le prossime "pesti" del millennio, non distruggeranno, con molta probabilità l'umanità, ma tramuteranno scienza in scientismo e l'uomo nel suo servo devoto...
Autore:
Cavallari, Fabio
Fonte:
Tempi n. 46 – 10.11.2005
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L’ondata che oggi sta sommergendo le popolazioni di tutta Europa è l’influenza aviaria, il “virus dei polli”. Tv e carta stampata richiamano immagini devastanti del passato, dipingono scenari inquietanti e dispensano consigli per evitare l’inferno. E’ bene procurarsi farmaci, il vaccino, nella realtà, non esiste ancora per fronteggiare una pandemia mondiale. Del resto non potrebbe essere diversamente in quanto, per parlare di pandemia, gli uccelli selvatici dovrebbero trasportare il virus al di là degli Urali, dovrebbe scoppiare un’epidemia tra i volatili, dovrebbero infettarsi anche gli essere umani e il virus dovrebbe mutare in modo da diventare trasmissibile da persona a persona. La sequela di condizionali è perlomeno imbarazzante, eppure saltando a piè pari queste innumerevoli incertezze una certa scienza oggi ci dice: abbiamo il farmaco dei miracoli, i governi si adoperino ad acquistarlo; averlo in casa è una garanzia. Basterebbe fare una capatina in qualsiasi farmacia svizzera per capire quanto sta accadendo. Gli italiani residenti a ridosso del paese elvetico, dopo i primi allarmanti comunicati che teorizzavano un riproporsi della tragica “spagnola” di inizio ‘900, sono accorsi in massa oltre confine. “Tamiflu” è il farmaco dei miracoli e la multinazionale Svizzera Roche la beneficiaria di tanto terrore. Il settimanale elvetico “Das Magazine” ha pubblicato un’intervista alla responsabile dell’ufficio stampa della Roche che, molto onestamente, ha dovuto ammettere che: “Al momento non si può fare altro che confidare nei test in vitro e in quello sui topi, scimmie e capre, che sembrano indicare l’efficacia del Tamiflu contro il virus dell’influenza aviaria. E sperare che vada tutto bene”. Sempre su “Das Magazine”, Laurent Kaiser, virologo del centro per l’influenza di Ginevra, ritiene insufficienti le prove sugli animali e ammette che darebbe il farmaco ai suoi familiari ma, senza alcuna certezza che funzioni. Nonostante la sequela d’incertezze, dubbi e relativismi scientifici, le vendite della multinazionale sono salite alle stelle. Non solo singoli cittadini impauriti ma interi governi (almeno 60) stanno facendo incetta di ordinativi presso la Roche. Panico e ossessione non sono sufficienti a spiegare questo immenso fenomeno di massa. Come spesso accade, non bastano analisi chimiche o spiegazioni “in vitro”, per chiarire i timori e ossessioni di una società sempre più impaurita e ossessionata dalla morte. Quest’ultima, non è più concepita come processo naturale della vita, ma molto più “laicamente” alla stregue di una fobia da risolvere e cancellare. Il relativismo del quotidiano e l’apparente oblio del desiderio di Verità, ha prodotto un ossimoro senza precedenti. Rigettate come arcaiche tutte le pulsioni al trascendente, l’uomo ha finito per affidarsi e affidare a se stesso il mistero e la soluzione della vita. La Verità si è fatta carne nel potere della scienza che, lungi dall’essere neutra al cospetto del mondo, si è eretta e ha conquistato il primato dell’assoluto. La religione del laico mondo globalizzato è proprio la scienza la quale, “ancorata” alla realtà, si dimostra molto più adatta al mercato rispetto a un Dio invisibile. La scienza è diventata il luogo della verità e della salvezza ed è attraverso di essa che, con buone azioni e precauzioni, si ottiene conforto e qualche speranza. È la scienza che, sempre di più, chiede, come un Dio, gloria e fede. La Sars, l’influenza aviaria e le prossime “pesti” del millennio, non distruggeranno, con molta probabilità l’umanità, ma tramuteranno scienza in scientismo e l’uomo nel suo servo devoto.