La retorica della maternità crudele? Ma mi faccia il piacere.

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CulturaCattolica.it ©
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Giovanna Zucconi su “La Stampa” in un articolo a commento della vicenda della diciassettenne di Milano, al quinto mese di gravidanza che ha abortito il suo bambino affetto da gravi malformazioni, rileva come in questa vicenda i padri sono i grandi assenti.

Non si fa mai cenno né al padre del bambino, né al padre della giovane mamma minorenne.
Non sappiamo se sia effettivamente così, o se si tratta di notizie che non ci sono giunte complete a causa della privacy che giustamente avvolge la vicenda.
Non ci stupirebbe che i padri fossero assenti per scelta.
Per anni abbiamo creduto che “io sono mia” “l’utero è mio e lo gestisco io”, fossero grida di libertà.
Ora ci rendiamo conto che sono state grida di solitudine.
Gli uomini si sono eclissati ancora di più, allontanati da questo miracolo che rimane l’attesa di un figlio, dalle responsabilità che diventare genitori comporta.
Ora poi, che la procreazione naturale sembra quasi essere descritta come un metodo da roulette russa dagli esiti incerti e si ripone nella scienza e nelle sue investigazioni genetiche la nostra fiducia, i padri diventeranno sempre di più dei fornitori di spermatozoi, sino a quando non ne creeranno di artificiali, belli, sani e perfetti.

Sempre la Zucconi nel suo articolo dice “Se un aspetto positivo c’è, nella vicenda, è che mette a nudo quanto crudele e antifemminile possa essere la retorica della maternità: nessuna donna sa davvero, finché non si trova nel bel mezzo di quest’esperienza entusiasmante ma spesso anche devastante, quante sono le gravidanze difficili, quanti gli aborti spontanei, quante le ansie, quante le malattie che possono colpire lei o la sua creatura.”

Crudele e antifemminile la retorica della maternità? Ma scherziamo? Se c’è una cosa che mette in evidenza questa vicenda è che la maternità è sempre e comunque un miracolo affidato alle donne, dove l’uomo ha un ruolo che non è marginale e il suo defilarsi da questo ruolo sta facendo nascere generazioni prive di un riferimento importante IL PADRE per l’appunto.

Dare la vita, partorire dalle proprie viscere un essere che si affida completamente a noi non è né crudele, né retorico.
E’ la metafora del vivere.
Ciò che è crudele e disumano è il continuo delegare alle istituzioni, allo Stato, alla magistratura, alla scuola, l’educazione delle nuove generazioni, ciò che dovrebbe preoccupare è l’impoverimento di quei valori di cui la famiglia è sempre stata portatrice, questo, crea degenerazioni.
In una simile situazione una figlia avrebbe dovuto poter contare sul calore e l’appoggio della sua famiglia, avrebbe dovuto poter dare alla luce un figlio ed eventualmente decidere che altri se ne prendessero cura, avrebbe dovuto non doversi portare nel cuore la ferita di una vita cui si è negata la possibilità. Questo è devastante, questo è inumano, dover delegare ad altri delle scelte nella speranza che non averle fatte ci sgravi dal peso delle scelte stesse.