La vittoria di Cristo è il suo popolo

Karol il Grande
Fonte:
CulturaCattolica.it ©
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Inevitabile pensare a queste parole profetiche dette appena un anno fa: le abbiamo ripetute più volte, come una preghiera: la preghiera di capirne e penetrarne il significato, come si ripete, come si ridomanda nella meditazione il significato dei misteri della parola di Dio.

Credo che più che comprenderle ce le ripetessimo con il desiderio di conquistarne finalmente il significato.

Oggi, come ogni dono elargito dalla sovrana ricchezza di Dio, il significato si è fatto incontro con l’evidenza travolgente di un fatto.

Come è più semplice arrivare alla verità e al significato quando questo si impone con l’evidenza! Non c’è bisogno di grandi riflessioni, di grandi ragionamenti: il fatto è lì, inesorabile: può destare anche rabbia a chi si vede contraddetto nei suoi preconcetti o nel proprio comodo borghesismo (penso alla reazione sgarbata e violenta di chi si è sentito “disturbato” da questo fatto assolutamente imprevisto nelle sue dimensioni “mondiali”).

Ma quella marea silenziosa e commossa che “cercata” dal Papa nei suoi 27 anni di permanenza sul soglio di Pietro è “venuta a trovarlo”, quel lungo incedere, quelle lunghe attese soprattutto di giovani, ma anche di gente di ogni età e condizione, quel silenzio, quella commozione, quella preghiera, quella dignità che non si lamenta per il disagio di una fila di dodici, venti ore… ecco il Fatto, unico e irripetibile.

Pochi hanno potuto esprimere davanti ad un microfono i loro sentimenti, ma i loro sguardi, il loro silenzio, la loro commozione parlavano da soli.

Ho letto qua da qualche parte che si criticava l’uso del cellulare per fare l’ultima foto al papa in quel breve attimo che veniva concesso, per non dico sostare davanti alle sue spoglie mortali, ma per vederlo appena… Ma cosa poteva fare un giovane, d’età o d’animo, se non portare con sé il ricordo sia pure con una foto “a bassissima risoluzione” si un fatto unico e irripetibile che testimoniasse tutto l’affetto di chi poteva dire dopo ore di sacrifici: “Io c’ero! In quel momento solenne io ero là, vicino a colui che mi è stato padre!” Chi ha criticato questo modo di agire probabilmente non sa cosa sia affezione vera: oppure più semplicemente ha la presunzione di capire con il suo metro di misura quali reazioni sono giuste e quali no.

Ma davanti alla morte di un padre chi se la sente di giudicare il comportamento dei figli? Che diritto hanno gli altri di impedire ad un cuore affezionato di esprimersi come sa e può? Ma quel che lascia sconcertati davanti a questa folla oceanica e mondiale che invocava “Santo subito” è che tutti o quasi tutti hanno sempre ascoltato e applaudito Giovanni Paolo quando era tra noi, ma ben pochi si sono preoccupati di mettere in pratica quanto diceva… o almeno sembrava così.

Ma forse era solo una frase che li aveva colpiti e aveva segnato la riscossa come quello che disse nell’85 ai giovani della mia città “fate della vostra vita un capolavoro!” e questo bastò a Tecla, una mia amica, per ricominciare la sua esperienza umana gravemente turbata da dagli improvvisi dolorosissimi problemi di salute… Non si può però vivere di un ricordo.. e una frase è solo un ricordo, bello, ma un ricordo che si attenua se non c’è qualcosa che lo sostiene… e spesso il Papa è stato visto con attenzione grata solo una volta… Ma allora cosa ne ha fatto un padre per tutti i popoli della terra di questo terzo millennio? Forse non erano tanto le sue parole così belle e profonde se solo uno si ferma a meditarle, ma il suo essere uomo tra gli uomini, affezionato a Cristo e alla sua Mamma e perciò disposto a dare la vita per l’opera di un Altro, pieno di tenerezza con i bambini e i poveri e i sofferenti, pieno di entusiasmo e certezza con i giovani “speranza del futuro”, voce sicura e decisa davanti alle ingiustizie degli uomini. Forse il suo farsi “Tutto a tutti”... e questa era una percezione inconsapevole che le persone avevano al punto da sentirsi attaccate a lui senza rendersene conto: la sua presenza era ed è come un seme che aspettava il giorno glorioso del suo raggiungere il Cielo per germogliare in questa grande affezione finalmente esplicita davanti al mondo.

Affezione chi si è fatta avvenimento, che è diventata un Fatto innegabile con il quale sarà doveroso fare i conti.

La preghiera è allora che tale commozione “mondiale” diventi giudizio e criterio per affrontare in modo diverso la vita di ogni giorni che ora ci aspetta.