Un fiume d'amore

Cosa sono venuti a fare? Cosa sono venuti a vedere? Dove sono diretti?
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Sono milioni. Sono una fiumana, un flusso continuo. Hanno preso d’assalto la Capitale, e lo stesso sindaco Veltroni (esponente della sinistra italiana illuminata e progressista) ha dovuto ammettere che una cosa così “non s’era mai vista”. Sono arrivati da tutte le parti e non sono stati invitati da nessuno. Anzi, se possibile li hanno invitati a non mettersi in viaggio. Le immagini dei telegiornali e le notizie scoraggianti di code lunghissime hanno tenuto a casa chissà quanti altri milioni di persone.

Cosa sono venuti a fare? Cosa sono venuti a vedere? Dove sono diretti?

Sono in fila per onorare un corpo morto. C’è solo un cadavere su un catafalco. Niente di più. Sfilano in fretta. Stanno lì solo una manciata di secondi a guardarlo e a salutarlo dopo dodici ore di fila. Ma sono contenti lo stesso.

Sono “fuori”, commentava oggi un’amica che evidentemente non li approva o più semplicemente non li capisce, essendo atea e, a modo suo, buddista. In effetti sono veramente fuori, a cielo aperto, sotto il sole o sotto le stelle. Fuori, al caldo del giorno e al freddo notturno.

Ma è troppo comodo giudicare così, troppo facile, troppo superficiale. E’ un modo per scappare dalla propria uscita di sicurezza, senza guardare l’incendio, senza riflettere. Uno si mette le fette di prosciutto del proprio pregiudizio davanti agli occhi e pensa tra sé “questi sono tutti matti”.

Bisognerebbe farsi delle domande oneste. Ma cosa ha fatto di speciale quest’uomo per essere così amato? Ma chi è, chi è stato quest’uomo? Ma com’è concepibile un simile attaccamento ad un vecchio Papa che, tra l’altro, non ha mai esitato a sfidare la potenza della mentalità edonistica, nichilista e libertina imperante? E in fila non ci sono vecchiette bigotte a masticare rosari. Ci sono giovani (tanti) e padri e madri di famiglia, credenti e non, fervorosi e tiepidi. L’operaio e il professionista. C’è gente che riscopre la fede, che sente il bisogno di riavvicinarsi a Dio. Perfino la messa di domenica scorsa era più frequentata.

E’ un fiume d’amore, questa è la verità. Un flusso d’amore che resterà nelle cronache della storia, ma solo come un pallido ricordo. I posteri non potranno mai sapere quello che veramente è accaduto e accadrà in questi giorni fantastici. E credo che è stato così, nella storia (secondo le modalità e le possibilità dei tempi), alla morte di moltissimi altri Papi. Un fiume d’amore che nessuna analisi riesce a contenere.

Ma è veramente triste che tanti non riescano a vedere questa realtà, questo flusso d’amore. Lo guardano, ma non lo vedono. Perché lo guardano male, con le lenti deformate. Non hanno capito niente. Non sanno cogliere in profondità il fenomeno che sta scorrendo sotto i loro occhi. Lì c’è un fiume d’amore, e loro rispondono con un fiume di parole. Farebbero meglio a star zitti e ad accodarsi anche loro, a mettersi in fila. Mica per altro, solo per capirci qualcosa. Ammesso che vogliano veramente capire qualcosa.

Bisognerà parlare anche di loro, anche i loro commenti strampalati davanti ad un gigante della storia dovranno essere riportati a chiare lettere e consegnati ai posteri. E per non urtare la suscettibilità di quanti di costoro ci onorano della loro lettura, andremo a pescare un esempio oltralpe, in Francia, sul giornale Liberation, quello della gauche illuminata (quello su cui scriveva la povera giornalista francese ostaggio dei terroristi in Irak).

“Un regno conquistatore e reazionario” era il titolo di un articolo a firma di François Devinat. Lì il Papa è definito sarcasticamente come “il più santificato nella’starificazione’ mediatica e araldo planetario dei ‘diritti dell’uomo’, ma anche il più ‘retrò’ dopo Pio XII nella sua volontà di restaurazione dei ‘valori cristiani’ e la sua ossessione per una morale sessuale inaffondabile, il più grande fustigatore di teologi infedeli, deciso a non vedere che una sola testa dietro la sua tiara”. Un Papa che ha “soffocato sul nascere qualsiasi evoluzione del sistema clericale” e che “correndo da un capo all’altro della sua diocesi planetaria” ha identificato “la Chiesa cattolica con un carisma di commesso viaggiatore avvolto di biancore verginale”.

Bene, liberiamoci delle analisi di Liberation e diamo uno sguardo a quello che accade; si dà il caso che gli umili seguaci di quella Chiesa cattolica (gente vera, in carne ed ossa, non un’astrazione immaginaria) siano adesso tutti in fila per dare il loro tributo d’amore a questa macchietta di Papa tratteggiata dalle teste pensanti del progressista giornale francese.

La domanda sorge spontanea: ma secondo voi chi è più “fuori”?