Il Papa che ha letto nel cuore degli uomini

A Roma c’era il mondo, credo non fosse mai accaduto, eppure l’esserci, il rendere omaggio, era per me e per molti il desiderio di stare vicini ad un amico, uno che magari hai visto un paio di volte, al quale hai solo stretto la mano, ma aveva uno sguardo che pareva fosse solo per te
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Mi ha detto un conoscente, visibilmente commosso, con gli occhi lucidi e il groppo alla gola: ”Sa io di questo Papa non avevo capito nulla. Non mi era piaciuto quando lo hanno eletto, così me ne sono disinteressato, non l’ho seguito. In questi giorni obbligato dalle televisioni ad ascoltare le cose che si dicono su di lui, mi sono accorto che era un grande uomo, cosa mi sono perso. Resto scettico nei confronti della fede, lei lo sa come la penso io, ma devo riconoscere che questo Papa ha fatto tanto, ha detto a voce alta quello che pensava, ha difeso i diritti dei più deboli, non ha esitato a stringere la mano a certa gente e poi gliele ha cantate, un grande uomo, lo sto conoscendo meglio ora che è morto, un grande uomo anche per chi come me non crede”.

Credo sia uno dei motivi per cui in tutti questi giorni, in fila per rendere omaggio al Papa, c’erano persone di tutti i tipi. Credenti e non credenti, ognuno con i suoi motivi, 10 ore di fila, ti obbligano a parlare con il vicino, ad ascoltare i discorsi di chi ti precede, a pregare o intonare canti con gente che non avresti mai incontrato in altre occasioni.
In fila con me c’erano i minatori polacchi delle miniere di sale, i giovani di Crema, gli scout di Crotone, di Lecce, ragazzi con i cartelloni “Ci hai chiamati e noi siamo venuti” gente arrivata con pulman e gente partita in treno in compagnia di qualche amico.
Una signora anziana venuta dalla siciliana, mentre si asciugava il sudore e tentava di ripararsi sotto ad un ombrellino colorato mi diceva: ”Con quello che ha fatto per noi questo Papa la fatica che faccio io non è nulla”
E come se volesse dare concretezza alla sua affermazione mi snocciolava i meriti di questo papa, meglio di un servizio televisivo.
Tra la folla c’era un ragazzo che si è messo a polemizzare con un frate, il giovane parlava con frasi fatte, pareva snocciolasse luoghi comuni come i grani del rosario, il frate non si è scomposto, ad ogni affermazione gli chiedeva di renderne ragione mettendolo in seria difficoltà.
Mi sono chiesta cosa stesse a fare da dieci ore in coda, può la curiosità, il desiderio di aver partecipato ad un tale evento portare a tanto? Forse la ragione è più semplice, abbiamo tutti bisogno di dare un nome al desiderio d’infinito che è in noi e quell’uomo che ha vissuto tutta la vita affrontandola con letizia, ha gridato al cuore di tutti, anche di chi non vuole ascoltare.
A Roma c’era il mondo, credo non fosse mai accaduto, eppure l’esserci, il rendere omaggio, era per me e per molti il desiderio di stare vicini ad un amico, uno che magari hai visto un paio di volte, al quale hai solo stretto la mano, ma aveva uno sguardo che pareva fosse solo per te.
Ha fatto riscoprire alla gente la forza del vangelo, non ha addolcito la pillola come fanno molti preti che per essere circondati dai giovani svendono il vangelo.
Il Papa ha gridato al mondo con la sua vita che la fede è la strada per la felicità, Cristo ci rende uomini e donne compiuti realizzando il nostro desiderio di vivere pienamente la vita.
Per la cronaca, io il Papa non l’ho visto, sono tra quelli che arrivati all’imbocco di Via della conciliazione hanno dovuto abbandonare l’impresa, eppure valeva la pena di tentare, di provare a salutare quell’uomo che come diceva la signora siciliana “ha fatto tanto per me” rendendo ragione della sua fede.