Le conseguenze spirituali del comunismo in Russia - di Georgij Mitrofanov

Si tratta di un capitolo del testo “La Russia ed il secolo XX” pubblicato dall’editrice Agat di Pietroburgo nel 2004. L’autore è docente di storia all’Accademia teologica ortodossa di Pietroburgo.
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Mitrofanov si domanda anzitutto quali siano le ragioni del successo della Rivoluzione, non tanto sul campo militare politico, ma piuttosto nell’animo della popolazione russa. L’utopismo leninista, affascinante nelle sue prospettive e nello stesso tempo ingenuo e fantasioso, non avrebbe potuto far radice nel cuore della popolazione russa se la fede del popolo fosse stata robusta. Il mito della ‘Santa Russia’, così caro ad una mentalità acritica nazionalista, viene affrontato da Mitrofanov con estremo rigore. Egli è consapevole che dei danni della rivoluzione sono certamente colpevoli per primi i comunisti, ma poi seguono, a rispettosa distanza, anche i cristiani.
Un altro pregio di Mitrofanonov è quello di voler confrontare il proprio giudizio con il giudizio dei pensatori russi che, prima di ritornare in seno alla chiesa ortodossa, avevano subito assieme a molti altri intellettuali il fascino dell’ideologia leninista. Così veniamo a conoscere il giudizio maturo sulla rivoluzione di S. N. Bulgakov, P.B. Struve, N.A. Berdjaev, S.L. Frank, F.A Stepun, G.P Fedeotov
Normalmente quando i non comunisti parlano del comunismo, giustamente fanno il numero dei fucilati innocenti (che furono moltissimi), delle deportazioni, dei lager e di tutte le barbarie tipiche di ogni regime comunista. Mitrofanov invece ci fa capire che i danni maggiori vanno riconosciuti nella deformazione della coscienza, nell’imbarbarimento della cultura, nella volgare denigrazione del passato, nella disintegrazione della persona colpita nei suoi valori umani più profondi.
L’aspetto diabolico del regime comunista, l’aspetto più disumano, è visto da Mitrofanov nella pretesa di sostituirsi a Dio, nella pseudo religione comunista, C’è da dire nello stesso temo che l’aspetto demoniaco del regime comunista rivela che il sentimento religioso è inalienabile. Il cuore dell’uomo non può vivere senza un anelito all’assoluto. L’ateo assoluto non esiste. Possono esistere i surrogati di Dio e della religione. Esistono gli idoli che scimmiottano la verità assoluta e, come ogni idolo, si realizzano nell’opposto di ciò che affermano. La libertà diventa schiavitù; la verità si confonde con la menzogna, la ragione diventa fantasia impazzita, l’amore odio contro tutto e contro tutti. A dimostrazione di tutto questo, Mitrofanov (fra le altre documentazioni) presenta un articolo. scritto da Lenin a Smolensk nel 1905, di cui riportiamo, traducendo dal russo, alcuni punti.
“Al di là di ciò che della rivoluzione esteriormente potrebbe apparire … fucilazioni … fame … deportazioni … dietro tutto questo si nasconde un pensiero, unico, importante, in confronto del quale tutto è parvenza, scorza, aspetto esteriore; questo pensiero si può esprimere con due parole: tentazione spirituale … Questa prova, in tutte le anime russe ha suscitato una sola e semplice domanda: Tu chi sei? Tu di che cosa vivi? A che cosa sei dedicato? Che cosa ami? Ma tu ami quello che ami? … Di fronte a te non ci sono molte strade,soltanto due: con Dio o contro Dio. Se tu sei contro Dio, non sarai espropriato; ti obbligheranno a servire i nemici di Dio; ti nutriranno e ti rispetteranno; ti permetteranno di odiare gli altri, di torturarli, di espropriarli dei loro possedimenti. Se invece sei per Dio e cammini alla sua luce, sarai espropriato dei tuoi averi; ti sarà tolta la moglie ed i figli; ti tortureranno … griderai nell’impotenza e lentamente ti spegnerai; se tentassi di far resistenza, sarai ucciso in una nascosta cantina e sepolto senza nome in una fossa sconosciuta”.

Le conseguenze spirituali del comunismo in Russia