Tra figli prodighi e mercanti in fiera

Sarà la nuova teologia? La pastorale separata dalla dottrina? “Nonostante siamo pochi, abbiamo il ruolo del sale, che è sempre in minoranza. Non piacerebbe, infatti, una pasta dove il sale è in abbondanza ”
Fonte:
CulturaCattolica.it
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E se oltre le famiglie «patchwork» ci fosse anche una «chiesa patchwork»? Certo che a leggere certe esternazioni di uomini di Chiesa a volte si rimane esterrefatti. Sembra che il cuore della fede, a cui siamo stati educati dallo splendido magistero che va da Pio IX a Benedetto XVI, stia svanendo di fronte alle mode del pensiero contemporaneo. E ritorna in mente quanto Paolo VI affermava nel suo dialogo con Jean Guitton: «All’interno del cattolicesimo sembra talvolta predominare un pensiero di tipo non cattolico, e può avvenire che questo pensiero non cattolico all’interno del cattolicesimo diventi domani il più forte. Ma esso non rappresenterà mai il pensiero della Chiesa. Bisogna che sussista un piccolo gregge, per quanto piccolo esso sia».
Bastano forse pochi esempi, di una eloquenza notevole:

1. «I buoni cattolici a volte mi ricordato il fratello maggiore» del figliol prodigo, che è «deluso e sente di non essere stato premiato per la sua lealtà. La risposta del padre è una delle più belle frasi del Nuovo Testamento: “Sei sempre con me e tutto ciò che ho è tuo”». Parola del cardinale Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna, che in una recente intervista alla Herder Korrespondenz, torna con questo parallelo sul sinodo sulla famiglia e, in particolare, sul timore, espresso da altri padri sinodali durante l’assise, che di fronte a certe aperture ipotizzate in assemblea nei confronti delle famiglie irregolari, i cattolici che vivono in nuclei riusciti si sentano disorientati. «Vorrei dire a queste famiglie – afferma il porporato austriaco – che devono essere felici e riconoscenti poiché testimoniano il fatto che i matrimoni possono riuscire, ma che devono anche gioire e dare il benvenuto a casa a coloro che non raggiungono questo ideale [...]
Le “famiglie patchwork” non nascono «per scherzo», ma perché ci sono difficoltà di natura economia, relazionale o spirituale. Egli stesso, ha detto Schoenborn in riferimento alla coppia divorziata dei propri genitori, viene da una “famiglia patchwork”, nuclei nei quali vi può essere «molta fede e molta generosità. E naturalmente anche molte ferite. Ma per Dio non c’è nessuna caduta priva di speranza». La famiglia che, fondata sul matrimonio, rimane unita, è comunque la cellula fondamentale della società, capace di diventare «la più veloce, migliore, più sicura rete» in momento di crisi.

Forse che quello del sacramento del matrimonio è solo un ideale, irraggiungibile dai più? O forse "accoglienza" significa rinuncia a una proposta educativa? Perché arrendersi alla logica del «fatto compiuto», dimenticando il metodo che ci ha insegnato Gesù?

2. In una distinta intervista ai quotidiani
Tiroler Tageszeitung e Vorarlberger Nachrichten, pubblicata lunedì, Schönborn ha affermato che la Chiesa, nella attuale società pluralista, deve «difendere e vivere le proprie convinzioni, senza porsi in posizione di giudice», anche su questioni come l’aborto. Quanto al sinodo sulla famiglia, quello straordinario di ottobre scorso e quello ordinario dell’anno prossimo, «prima di giudicare, bisogna percepire la realtà della vita».
Forse che anche il Concilio Vaticano II va superato? E proprio là dove afferma che «Dio, padrone della vita, ha affidato agli uomini l’altissima missione di proteggere la vita: missione che deve essere adempiuta in modo degno dell’uomo. Perciò la vita, una volta concepita, deve essere protetta con la massima cura; l’aborto e l’infanticidio sono delitti abominevoli»?

3. Io ho dovuto affrontare un caso che ha fatto il giro del mondo, riguardante la più piccola parrocchia della nostra diocesi. Con il parroco disattento a ciò che accadeva, fu eletto al consiglio pastorale un giovane che convive con un altro uomo. Ma è un giovane credente, che partecipa alla vita della parrocchia, che suona l’organo. Io ero davanti alla decisione se annullare questa elezione o lasciar stare. E’ stata una decisione molto difficile. Ho invitato questo giovane, e lui ha chiesto di poter venire con il suo partner, il suo amico. Sono venuti e ho visto due giovani puri, anche se la loro convivenza non è ciò che l’ordine della creazione ha previsto.

Andando di questo passo, cederà anche la Chiesa al refrain mieloso "Love is love"? Basterà l’intenzione buona per giustificare ogni cosa. In fondo, chi siamo noi, voi, per giudicare? Ma allora tutto il male, da Adamo ed Eva in poi, non sarà da giustificare perché qualche motivo di bene, qualche desiderio buono in fondo c’è dentro tutti? E perché no, anche nei peggiori delinquenti?

In questi giorni i mass-media sono pieni di queste tiritere sentimental-buoniste e vorrebbero farci credere che è la «rivoluzione di Francesco». No, è solo il borghese cedimento allo spirito del mondo, nell’illusione di arrestare il crollo di credibilità della propria Chiesa, e di mantenersi nelle comode posizioni di potere. Gattopardescamente, cambiare tutto perché nulla cambi!