La lunga strada della «misericordia»

Fonte:
CulturaCattolica.it
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Non avete mai partecipato ad un incontro in cui il relatore preannuncia «Sarò breve»? Se vi è capitato, credo che abbiate fatto l’esperienza noiosa di un incontro interminabile, augurandovi di potere andare via senza dare troppo nell’occhio.
In questi tempi accade che più alcuni ecclesiastici si profondono in dichiarazioni sulla novità della misericordia inaugurata da papa Francesco (ma non c’era già stata la «Dives in misericordia»? o forse il titolo in latino poteva generare strani equivoci) e più le azioni sembrano contraddire tali affermazioni. Per cui si assiste al paradosso che chi compie il male e getta palate di menzogne sulla Chiesa, o chi disobbedisce alle leggi (ah, ma la legalità, come la misericordia è un’altra cosa) ha campo libero ed è osannato dai media e può persino pontificare negli spazi ecclesiastici, mentre chi con fatica cerca una fedeltà alla Chiesa (a volte pure sbagliando o “esagerando”, certamente) viene cacciato fuori in malo modo.

A dire il vero la storia ha radici antiche. Ricordo l’episodio capitato nel 1987: «Per l’inchiesta giornalistica “Tredici anni della nostra storia” nel 1987 [Socci] viene denunciato con Roberto Fontolan al tribunale ecclesiastico della diocesi di Milano dall'associazione di cattolici progressisti Rosa Bianca per alcune affermazioni negative su Giuseppe Lazzati. Il cardinal Martini fa opera di mediazione…». Qui i cattolici che si considerarono poi «adulti» si fecero paladini di una moderna inquisizione che venne allora fermata – pare – per l’intervento di Martini.

Ora le cose si ripetono.
Due episodi recentissimi: leggo su La Repubblica del 27 ottobre: «Nuove “bastonate” di papa Francesco, il pastore della misericordia e del perdono, ma non solo. Dopo le severe botte inferte ai preti pedofili, ora ad essere stati presi di mira – sebbene con indirette metaforiche bastonature – sono i sacerdoti lefebvriani ai quali uno dei vescovi più vicini e più ascoltati da Bergoglio, monsignor Marcello Semeraro, ha vietato di celebrare Messe e impartire sacramenti (battesimi, prime comunioni, cresime, matrimoni...) come se fossero incardinati nella Chiesa cattolica universale. Analogo veto è stato imposto ai fedeli cattolici che, magari in buona fede, assistono alle celebrazioni e ricevono i sacramenti dagli stessi sacerdoti lefebvriani, correndo il rischio – ammonisce il presule – di trovarsi automaticamente nella situazione di scomunicati.
Il fermo altolà è stato formulato con la pubblicazione di un decreto ad hoc (Notificazione) firmato da monsignor Semeraro, noto teologo esperto in ecclesiologia, vescovo di Albano (una delle diocesi suburbicarie romane), presidente della Nuova Editoriale Italiana, la società editrice del quotidiano cattolico Avvenire, ma principalmente segretario della commissione cardinalizia C9 istituita dal pontefice col compito di studiare tempi e modi per ridare agli organismi della Chiesa cattolica, a partire dalla Curia vaticana, una impostazione strutturale ed organizzativa più in sintonia con le esigenze pastorali dell'attuale società…»
Su La nuova Prima Pagina trovo scritto oggi: «La diocesi di Modena mette all'indice il libro di Socci. Nota dopo la presentazione dello scrittore in parrocchia. «Prendiamo le distanze». Ma la curia non disse nulla per l'incontro pro aborto. E nella libreria diocesana va a ruba…
Chi scrive ha partecipato in qualità di moderatore della serata e non ha percepito alcuna furia dissacrante o eretico sbandamento né da parte dell'autore né da parte del pubblico. E non capisce perché nella Chiesa dove ormai si può parlare di tutto, attraverso passepartout chiamati “dialogo” o “misericordia” coi lontani, i vicini debbano essere umiliati se avanzano domande, suggeriscono criticità emerse e chiedono risposte ai propri pastori.

In realtà la serata è stata la realizzazione del desiderio di riflettere sul momento drammatico che la Chiesa sta vivendo e di farlo dando a Papa Francesco tutto il rispetto e la venerazione che i cattolici hanno sempre messo in campo per i propri pontefici.
Ma evidentemente la cosa non doveva passare. Strano, per una diocesi che ha invitato spesso don Andrea Gallo e che solo nel 2012 ha concesso gli spazi del Centro Famiglia di Nazareth al professor Carlo Flamigni per parlare di aborto e fecondazione assistita da una prospettiva totalmente anticlericale e anticristiana, senza ovviamente che si scatenasse alcuno scandalo.»

Forse se la conclamata «misericordia» diventasse criterio reale di comportamento, allora si farebbe esperienza di maggiore bellezza nella Chiesa e di speranza nel mondo, assetato non di condanne ma di un abbraccio di carità.