6 settembre 2004: I risultati del Referendum Revocatorio e le inevitabili conseguenze

Fonte:
CulturaCattolica.it
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Il Venezuela è così ritornato al punto iniziale, alla stessa situazione di crisi, che pesantemente vive, dall'inizio di questo secolo.

Il Referendum Revocatorio, che avrebbe potuto mettere fine, al lungo mandato di Hugo Chávez, che oramai si avvicina a ben sei anni di ininterrotto potere, ha portato, invece, frustrazione negli oppositori, e poca allegria ai suoi propri fautori: realizzato con un sistema elettronico poco trasparente, che non è mai stato auditato, in modo serio e sistematico, i cui risultati hanno sancito un trionfo per un governo, nel quale, assai pochi credono. Una buona proporzione della cittadinanza, quelle stesse persone che la domenica del 15 Agosto, ha accettato di fare una fila, anche di 12 ore, pur di votare, perché motivata dal desiderio di porre termine ad un regime corrotto, e che ha impoverito maggiormente il Paese, è adesso, certa, che si è perpetrata una gigantesca frode, sottile nel suo meccanismo, ma non per questo meno gigantesca e opprimente.

Il Consiglio Nazionale Elettorale (CNE), diretto dai sostenitori, scelti dal governo, ha preparato deliberatamente, un complicato sistema di votazione, per cui, alla fine, è stato facile manipolare i voti, e presentare un'immagine che potesse essere accolta dagli osservatori internazionali: sono state utilizzate le cosiddette macchine "caccia impronta", adoperate con il pretesto di impedire alle persone che votassero due volte, ma che hanno, in realtà, reso il processo indescrivibilmente lento; un software per il conteggio dei voti che, in definitiva, non è mai stato auditato; uno schema elettorale gonfiato, da cittadini naturalizzati all'ultimo momento, da parte del commando chavista; cambiamenti negli indirizzi degli elettori, che hanno impedito a molti di votare, perché apparsi in seggi elettorali di altre regioni, diverse da quelle in cui vivono; e, appena due giorni prima del referendum, la sostituzione imprevista di 20.000 membri dei seggi, già previamente assegnati, i quali sono stati soppiantati da personale accolito al chavismo.

Jimmy Carter, e il Segretario Generale della OSA, César Gaviria, hanno finito col sorvolare su queste irregolarità, e si sono accontentati, con una verifica di voti molto limitata, e ben manipolata dal CNE e, come era prevedibile aspettarsi, hanno prontamente girato pagina, e sono passati, immediatamente, ad occuparsi di altri affari.

L'opposizione, bisogna ammetterlo, sembra che non abbia capito esattamente la natura di quello che si stava tramando. Posta in una difficile posizione, ha ceduto, via via, ad ognuna delle esigenze proposte dal governo, fidandosi, in modo fin troppo eccessivo, dell'interesse e imparzialità del Centro Carter e di Gaviria, accettando tutto, pur di dimostrare la sua buona fede democratica, e non ostacolare, maggiormente, un processo, al quale, il governo, era giunto con molta riluttanza. La strategia, disgraziatamente, non ha funzionato: all'ora della verità, la stessa opposizione, si è trovata con le mani legate, proprio perché aveva accettato tutte le assurde esigenze del CNE - che oltretutto cambiavano continuamente - e, soprattutto, senza armi né mezzi, per poter dimostrare la brutale frode che si era commessa.

Il Venezuela è ritornato ,così, al punto iniziale, alla stessa situazione di crisi, che vive dall'inizio di questo secolo: quelli che difendono Chávez, in generale con poco entusiasmo, continueranno ad aspettare che il governo continui a consegnare le spettanze e assegnazioni che fuoriescono da un preventivo ingrossato dagli alti prezzi del petrolio, illusi dalla sua retorica nazionalista, nonché dalla sua arroganza demagogica; quelli che gli si oppongono, continueranno, in un modo o nell'altro, nella lotta contro un regime, che considerano già illegittimo e contaminato dalla più svergognata frode elettorale.

Dicano quel che dicano le cifre del CNE, ma l'opposizione continua a sentirsi in maggioranza e, ancora peggio, adesso si considera presa in giro, isolata da qualsiasi appoggio internazionale, senza strade possibili per manifestare il suo scontento e il suo desiderio di cambiamenti. La sua vocazione pacifica e democratica è, a tutt'oggi, la miglior garanzia che il Venezuela possa avere, e cercherà, così come ha fatto finora, divisa, però senza arrivare alla violenza generale, di affrontare una dittatura che mantiene una certa facciata legale e che lascia spazio alla dissidenza, paralizzando profondamente il Paese, perché non accetta un progetto autoritario che le si vuole imporre.

Carlos Sabino
Corrispondente Agenzia © AIPE

Tradotto: Leonella Olivieri