24 novembre 2004: Rivoluzionario sì, però con marchio DOC

Fonte:
CulturaCattolica.it
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Caracas, 23 Novembre 2004

La visita, in Spagna, del Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, ha suscitato non poche polemiche dovute, soprattutto, alla particolarità del personaggio in questione. Fra le tante, il pochissimo tatto dimostrato verso gli imprenditori spagnoli, che, secondo fonti di ambasciata, lo hanno aspettato, ben più di due ore, con i portafogli rigonfi di euro, da investire nel paradiso tropicale. A togliere le castagne dal fuoco è stato il Ministro del Commercio, al quale è toccato il compito di passare poi il cappello. I risultati? Secondo fonti venezuelane ottimi, secondo altre “nessun commento”.

Sarà, forse, che i partecipanti alla riunione erano semplicemente gli incaricati degli affari, mentre, alla successiva riunione, pattuita con i presidenti delle imprese, ha partecipato, dando una ulteriore dimostrazione, del sangue realmente democratico, e proletario, che scorre nella rivoluzione?

Indubbiamente, tanto il Ministro degli Esteri, come la Casa reale spagnola, si staranno strappando i capelli, visto che il proprio alto esponente della diplomazia ha lasciato esplodere una poderosa mina, affermando che, la Nazione iberica, sotto la guida dell’ex primo ministro Aznar, aveva le mani in pasta, nel famoso Colpo di Stato venezuelano del 2002. Guerra a morte, fra i partiti PPT e PSOE, e come consuetudine oramai, il leader rivoluzionario, alla sua partenza ha lasciato un Paese diviso, o perlomeno, molto arrabbiato.

Indubbiamente, Hugo Chavez viaggia in questo modo, come era usanza di Castro, nei suoi tempi d’oro, per affascinare il mondo con le dichiarazioni stravaganti, e la costante insolenza verso il capitalismo, oggi globalizzazione. Nella sua arringa, durante la lezione “magistris”, tenutasi presso l’Università Complutense di Madrid, Chavez ha di nuovo lanciato i suoi dardi avvelenati, tanto cari ai vecchi e nuovi comunisti, al suo perenne, e irrimediabile nemico G. W. Bush ,e alla politica espansionistica del colosso Nord Americano, accusandolo di tutti i mali del pianeta, riassumendo poi lo splendore della conquista spagnola, della colonia, visto che grazie a loro, noi oggi, siamo una Nazione felice e pronta a collaborare con molti, moltissimi barili, di petrolio greggio.

Qualcuno si è ricordato che alcune settimane prima, proprio durante i festeggiamenti del 12 Ottobre, giorno della scoperta dell’America, ribattezzata da Chavez stesso, giorno della resistenza indigena, aveva catalogato gli spagnoli quali assassini, stupratori e ladri. Il tutto, ovviamente detto, di fronte alle telecamere nazionali, per restituire l’orgoglio patriottico ai venezuelani.

Infine, oggi, l’addio al continente europeo, senza però dimenticare, di ripetere, ancora una volta, durante l’udienza che lui è, certamente, un vero rivoluzionario, leggermente diverso, dall’immagine romantica che molti abbiamo di tale personaggio. Lui, il leader della rivoluzione bolivariana, viaggia con un jet super lussuoso, ha una particolare inclinazione per il guardaroba di taglio esclusivo, come pure per le cravatte e gli orologi di gran marca, che colleziona. Circola solamente in auto blindate, ed è sempre protetto da numerosi anelli di sicurezza, composti ciascuno da un esercito di guardie del corpo. Una nuova immagine, che supera quella con cui Fidel Castro lasciò attonito il mondo degli anni 70. Un popolo schiavizzato nell’intelletto, per sostenere un leader internazionale, un rivoluzionario brillante, grazie ai tanti petroldollari. La storia si ripete, e per culminare l’opera, lasciata la vecchia Europa, Chavez andrà a trovare un suo vecchio amico in Libia, per ricevere un premio, fatto in casa, e dato in casa.

Complimenti.

Maria Luz FdC
(SALVIAMO VENEZUELA)