23 dicembre 2004: Venezuela, terra di martiri e miserabili

Fonte:
CulturaCattolica.it
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Caracas, 21 Dicembre 2004

Ieri, 20 Novembre, il regime rivoluzionario ha svolto le esequie, e la sepoltura, del Procuratore Danilo Anderson, vittima di un attentato. Riposi in pace.

Lo stesso leader, della nuova Venezuela bolivariana, ha condotto in parlamento, una seduta solenne, con le più alte decorazioni post mortem, che sono state imposte al defunto, come simbolo della nuova Patria. Un nuovo caduto della guerra infame che, alcuni gruppi fascisti, hanno dichiarato al popolo e alla rivoluzione.

Interminabili discorsi, cortei, salve di cannone, fiori e corone hanno accompagnato il feretro nel suo ultimo viaggio. Lacrime di familiari e di un popolo privato di uno dei suoi più agguerriti difensori, accompagnavano le sue spoglie in un giorno emotivo al punto che, la stessa televisione statale, e le altre, hanno seguito, per ben cinque ore consecutive, obbligate dal regime a trasmettere in diretta il triste evento.

Scene di profondo dolore, e di esaltazione, solo paragonabili all’arrivo, e successiva sepoltura, di Yasser Arafat, ex terrorista e leader palestinese. Venezuela, e la rivoluzione, hanno un nuovo martire, e presto, immagino, qualcuno proporrà di erigere un busto, in memoria del Procuratore dell’Ambiente Danilo Anderson, assassinato perché sapeva troppo, su persone e fatti, che sono destinati a rimanere oscuri.

Un solo martire? Tuttavia, cosa è successo, a tutti coloro che sono morti, vittime durante le manifestazioni dell’opposizione? Coloro che, essendo inermi spettatori, nella famosa piazza Altamira, sono stati vigliaccamente trucidati? Coloro che, tutt’oggi, sono invalidi a causa delle ferite ricevute, e che soffrono nelle carceri per condanne politiche?

Oggi, il mondo, inorridito dall’attentato, ha offerto al regime tutto l’appoggio per sradicare il vile terrorista che ha distrutto una vita, però mi chiedo, perché questo stesso mondo non si è inorridito quando hanno massacrato, torturato decine di coloro che, pieni di fede nella democrazia, hanno marciato, cantato, inneggiato alla libertà per ben due anni? Tutto OK, disse Mister Carter; tutto OK, rispose il signor Gaviria.

Tutto OK, rispose il signor Chavez, e in contrapposizione appaiono le ultime statistiche pubblicate dal Banco Centrale, nelle quali si evidenzia che il PIL nazionale, dal 1998 a oggi, cioè nei sei anni del governo rivoluzionario, è sceso da 31.476 del 1998, a 30.870 miliardi di bolivares, nel 2004, perdendo solamente 606 miliardi, pari all’1%, della produzione nazionale, nonostante che, sia nell’anno 2003, che 2004, i prezzi del petrolio abbiano superato i 40 dollari il barile. Uno dei settori più castigati è stato quello della costruzione, con una riduzione di oltre 65%, della sua capacità lavorativa, influendo enormemente, e negativamente, sul numero dei posti di lavoro disponibili, risultando, ovviamente, la costruzione, insieme all’agricoltura, i settori dove trovano impiego la mano d’opera più povera, e pertanto, meno qualificata.

Tutto OK, disse Mister Carter, tutto OK, rispose il signor Gaviria, stringendo la mano, con un sorriso da foto ricordo al leader rivoluzionario, mentre il Paese intero si tingeva di un colore verde oliva. Oggi, i risultati sono notori a tutti e in bella vista. L’immagine di un nuovo martire presto apparirà nel Panteon Nazionale, gli altri, quelli oscuri, quelli dell’opposizione, riposeranno sotto lacrime, senza importanza, e senza atti ufficiali, nei cimiteri venezuelani. I vivi, quelli che si alzano tutti i giorni per sbarcare il lunario, vivranno un giorno di più sotto le promesse dorate di una rivoluzione che si dissangua nella corruzione. Promesse, solo promesse appunto, destinate a rimanere tali.

Venezuela, un ricchissimo paradiso tropicale, terra dove ora fioriscono solamente i martiri e i miserabili.

Maria Luz FdC
(SALVIAMO VENEZUELA)