22 giugno 2004: Intervista al cardinale Castillo Lara per "LA STAMPA"

Fonte:
CulturaCattolica.it
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Rosalio, Città del Vaticano

Castillo Lara è l'unico cardinale venezuelano; è stato uno degli uomini dotati di maggiori responsabilità e poteri in Vaticano, fino a quando, qualche anno fa, allo scadere dei 75 anni, fissati dalla legge ecclesiastica - e non un giorno di più - decise di lasciare Roma e tornare a San Casimiro, un piccolo centro del Venezuela. Forse pensava di trascorrere un tranquillo autunno della sua esistenza in patria. Ma ha dovuto abbandonare presto questa speranza, infatti, il Paese che ha trovato, era ben lontano da questo genere di prospettiva. Lo racconta con determinazione mista a consapevolezza, che in questa denuncia può forse pagare molto caro, e di persona. Un Paese in rovina, e questa rovina, secondo il porporato, ha un nome: Chavez, il Presidente. Che, denuncia Castillo, desidera "ancorare la nave del Venezuela nel mare di felicità a Cuba", e ha cercato, in ogni modo, di impedire la raccolta di firme per un referendum teso a farlo dimettere: "Ha inventato ogni cosa per impedirlo. E c'è il pericolo di un'esplosione sociale". Il cardinale Castillo denuncia torture fra le centinaia di persone arrestate durante una dimostrazione pacifica contro il Presidente: "Hanno cominciato a sparare, e hanno ammazzato circa dodici persone. Hanno preso più di 370 prigionieri, gente che semplicemente marciava. Alcuni li hanno tenuti due mesi, un mese, molti li hanno torturati. Come? Prima li bastonavano, con il piatto della spada sulla schiena, o con altre cose. Poi sparavano, contro di loro, pallottole di gomma da un metro di distanza. Poi mettevano elettricità ai testicoli, spilli alle unghie, aprivano la bocca e spruzzavano insetticida, o prendevano un lacrimogeno non esploso, estraevano la polvere, che è molto urticante, e la mettevano loro addosso".

Cardinale Lara, com'è la situazione economica in Venezuela?

"Molto grave, è peggiorata terribilmente. Il Paese è il più ricco dell'America Latina, ma l'impressione che si ha - e io ne sono convinto - è che Chavez abbia cercato di distruggere le industrie, perché lui tende, penso io, a fare come Castro, eliminare le distinzioni sociali mandandole all'ultimo livello, in modo che tutti siano poveri. In questo periodo circa il 70 per cento delle industrie, grandi e piccole, ha dovuto chiudere. Da quasi due anni Chavez ha istituito un controllo rigoroso della valuta, per cui, alle industrie che non sono favorevoli al governo, non dà i dollari. Soffoca totalmente il commercio. C'è un'enorme carenza di tutto. Non si trovano medicine; ha fatto fallire persino quelli che allevano i polli, molti della classe media lo facevano, e li ha mandati in rovina. Allora ha cominciato a importare i polli: migliaia di tonnellate di polli dal Brasile, polli che erano stati respinti dall'Europa perché non rispondevano ai requisiti sanitari. Li fa vendere alla gente a prezzo ridotto, ma li vendono i militari, senza controlli; e questo traffico diventa una fonte di corruzione

Che cosa pensa la gente?

"L'ottanta per cento è nettamente contrario alla politica del presidente Chavez. Per tanti e diversi motivi: la povertà, la mancanza di impiego, la disoccupazione, che è salita oltre il 27 per cento. Poi l'insicurezza. Una cosa terribile è anche la criminalità. A mia sorella, per esempio, e a un altro mio parente, hanno rapinato la macchina: erano fermi, sono passati due con un revolver, hanno detto: mi dia la chiave della macchina. Un buon numero dei morti settimanali sono per resistenza a furti e rapine. Il numero di morti violente all'anno è di circa ottomila, su una popolazione di 25 milioni. Ogni fine settimana, la notte del venerdì, sabato e domenica, ci sono fino a cento morti. Un buon numero è assassinato perché resiste al furto, o per rapina, o per un regolamento di conti".

Perché la gente non si ribella?

"È disarmata. Questo governo ha riprodotto i "Comitati rivoluzionari cubani", chiamandoli "Circoli bolivariani". Ha raccolto, fra la gente, delinquenti, e li ha armati. Le armi, che hanno questi gruppi, che sono gruppi paramilitari del governo, hanno ammazzato molta gente. Oltre a questi, Chavez, ha introdotto nel Paese più di ventimila cubani. Alcuni come medici, altri come istruttori, ma sono tutte persone che vengono con una finalità: indottrinare. E questa è la cubanizzazione. Mi dicono che ci sono anche tre generali, con grande fastidio degli ufficiali venezuelani. Stanno a Tyuna, un grande agglomerato in cui vive la popolazione militare. Questi tre generali cubani, sono a capo del servizio di intelligence. Anche i sei gorilla, che proteggono Chavez, sono cubani. Chi dà le istruzioni a Chavez o è Castro, o comunque viene direttamente da Cuba. Il metodo che si sta usando è esattamente quello. Hanno creato un servizio di spionaggio fra la gente che non era mai esistito; la gente vorrebbe ribellarsi, molti dicono: ci ribelliamo, ma sono disarmati".

Ma perché Chavez fa questo?

"Mi sono fatto un'idea: il suo è un sogno, lui sogna di fare, in tutta l'America Latina, una rivoluzione per opporla agli Stati Uniti. Quello è il nemico... E quello che Cuba non è riuscita a fare, Chavez lo farà. Sta cercando di creare una lobby, nei vari Paesi dell'America Latina, ma anche in Europa, per farsi vedere poeticamente, romanticamente, come il grande rivoluzionario. Lui sogna questo; ma in pratica nessuna nazione del subcontinente gli ha dato retta. In Brasile, Lula è di sinistra, ma non è scemo, e ha preso le distanze. Chavez sogna di accumulare il maggior potere possibile per usarlo nel maggior tempo possibile. Dice che governerà fino al 2021. In Venezuela c'è un limite; dovrebbe finire nell'agosto del 2006; ma ha detto: sono capace di continuare se me lo chiedono. Ricopiato, è il modello Castro".
Cardinale, lei non ha paura a esporsi in questo modo?
"Ho voluto dire queste cose affinché in Europa, in Italia si conosca la verità… Poi, se il Signore vorrà chiamarmi...".

Marco Tosatti
"LA STAMPA"