21 agosto 2004: Osservatori veloci sul giudizio di Caracas

Fonte:
CulturaCattolica.it
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Stati Uniti America, 20 Agosto 2004, The Wall Street Journal

Quando Jimmy Carter è andato a Cuba nel 2002, ha suggellato questa visita con una foto ufficiale, in cui Fidel posa con
un ex presidente degli Stati Uniti. Il sig. Carter avrà certamente pensato che fosse eroico “ingaggiare” il despota cubano. Ma nel documentario “Dissidents”, la celluloide blocca qualcosa che la maggior parte degli Americani non vedono: Castro che ride scioccamente e sardonicamente, quando il sig. Carter parla alla Camera Politica Cubana, sulla democrazia. Quello era il presagio di ciò che è accaduto quando l’incontro con il laureato Nobel si è concluso e tutti hanno fatto ritorno a casa. Oggi, “Dissidents”, è corso in nostro aiuto e ha rispolverato il documentario, che languiva in una cella gulag, in punizione.

Mi sono ricordato questa settimana di come Castro ha usato, così astutamente, il sig. Carter, quando il presidente venezuelano Hugo Chavez, ha preso una pagina nell giornale del suo mentore cubano. Il lunedì, il centro di Carter, alla testa della grandiosa organizzazione delle condizioni americane, Cesar Gaviria, hanno firmato i reclami della vittoria di Chavez, nel referendum venezuelano di richiamo, sembra ora, in modo troppo frettoloso.

Il problema era se gli “osservatori” avessero potuto realmente osservare i risultati di elezione. In concreto, ai Sigg. Carter e Gaviria è stato permesso soltanto di fare un “conteggio rapido”, cioè uno sguardo ai fogli del riscontro, estratti da un campione delle macchine di voto. Non è, invece, stato loro concesso d’effettuare questo riscontro: appurare direttamente che le schede elettorali, e quelle che le macchine usate dagli elettori emettevano, confermassero che i voti fossero registrati correttamente.

Se ci fosse stata frode, altrettanti venezuelani ora hanno questo sospetto, i brogli potevano essere scoperti se il conteggio delle schede elettorali, e quello del calcolatore coincidevano. I soli riscontri erano insignificanti. Il problema era chiaro fin da martedì, ma c’è stato un arresto, che il portavoce Adam Ereli, del reparto della condizione ha annunciato, dicendo che la gente del Venezuela ha parlato di dubbi, ma che la vittoria era affermata.

Il sig. Carter, domenica, si è meravigliato dell’enorme affluenza alle urne. I venezuelani, che stanno votando due su uno contro Chavez nei sondaggi di opinione, hanno atteso nelle file, assurdamente lunghe, per lanciare i voti più espressivi sulle macchine elettroniche. Ma la macchina ha realmente registrato il voto, come quello riportato sulla scheda elettorale di carta?

Secondo gli esperti, è relativamente semplice alterare i codici di crittografia in macchine di voto elettroniche. L'erudito presidente dell’Istituto Americano d’Impresa, John Lott dice: “Si può scrivere facilmente un programma tot! la t dice alla macchina di voto di registrare qualche cosa di differente nella relativa memoria, ossia di ciò che stampa sulla ricevuta, che deve poi cadere nell’urna delle schede elettorali”.

Per contare sui fogli del solo riscontro, come i sigg.. Carter e Gaviria, significa abdicare alla pesante responsabilità che un osservatore accetta, quando sorveglia un’elezione. Un venezuelano, che è un alto commissario dell’ex delegato di U.N. dei diritti dell’uomo, ha scritto ieri dei suoi sospetti nel “International Herald Tribune” (chiaramente dalla parte di pro-Chavez, New York cronometra l’editoriale, al proposito). Enrique Horst ha citato come tema di inquietudine il fatto che “la carta delle nuove macchine ha stampato qualcosa di non regolare, e i numeri finali che queste macchine emettono per il processo di votazione, non corrisponde a quanto il fornitore delle macchine votanti aveva assicurato per lo scopo precipuo”.

Uno scrutinio dell’uscita, fatto da una prominente ditta di votazione degli STATI UNITI, dei soci di Penn, di Schoen e di Berland ha mostrato 59% degli elettori opposti a Chavez, e soltanto 41% nel favore. (Sigg. Penn e Schoen, entrambi funzionati per Bill Clinton nella sua offerta di rielezione del 1996). Raj Kumar, un principale dirigente alla ditta di votazione, ha detto personalmente a me ieri, che la ditta dovrebbe andare di nuovo alla prova per spiegare la diffusione di 34- punti fra lo scrutinio di PSB, ed i risultati annunciati dal governo. “Mentre ci sono certamente polarizzazioni che possono avere effetto su tutto lo scrutinio dell’uscita, noi non vediamo alcun fattore che potrebbe fare da accumulatore! per una così significativa differenza”, ha detto.

Alle tre, di lunedì mattina, due membri del Consiglio Elettorale Nazionale (CNE), che sono opposti politicamente a Chavez, hanno annunciato che erano stati esclusi dal processo di verifica, ed hanno avvertito il pubblico che il protocollo stabilito era stato violato. Circa 50 minuti dopo, pro-Chavez, il membro del CNE, Francisco Carrasquero è apparso da solo per affermare la vittoria di Chavez.

C’è molto da interrogare sulla questione. Il sig. Horst cita un esempio: “Nella città di Valle de la Pascua, in cui le carte sono state contate dall’iniziativa di quelli che equipaggiano il centro di voto, il “Yes” voto, era stato tagliato più del 75%, e l’intero materiale di votazione è stato grippato dalla protezione nazionale, subito dopo la differenza, è stato stabilito!”. “Yes” era un voto per rimuovere Chavez.

C’è inoltre una ragionevole accusa, che il numero di "Yes” voti, ed alcuni centri di votazione erano “gestiti” da software che alteravano i voti stessi. L’accusa è sostenuta tramite la scoperta, in alcune posizioni, di due o tre macchine che registrano esattamente lo stesso numero di “Yes” voti e sostanzialmente più “No” voti. L’opposizione sta sostenendo che ha prova di questa imputazione, la quale si è presentata in 500 stazioni di votazione. Di nuovo, se il sig. Carter e gli osservatori di OAS, avessero richiesto un processo di verifica aperto, anziché i reclami ciecamente di girata di governo, la truffa sarebbe stata scoperta! Ma le verifiche aperte, sono state rifiutate da Chavez, e gli osservatori sono stati d’accordo con lui.

Nel disperato tentativo di deviare l’attenzione dalla negligenza degli osservatori, pochi sono stati ferventi quanto il sig. Gaviria, che annaspava nelle acque fangose. Non ha idea se c’è stata frode perché non ha mai condotto una verifica. Così ora fa galleggiare l’idea che il problema intero è che lo scrutinio dell’uscita di PSB, era difettoso. Si, chiaro!

Il CNE ora è agganciato in una verifica minima con il sig. Carter ed OAS. Ma l’opposizione ha saggiamente rifiutato di partecipare, considerando che le scatole delle schede elettorali e le macchine, sono state sotto il controllo di Chavez sino da domenica, e si basano su ciò che già si conosce, ulteriore possibilità d’alterazione è eliminato. A partire da loro, tuttavia, non c’è stato un accordo su come condurre una verifica giusta.

Chavez ha già annunciato che la sua “vittoria” non può essere invertita. Per sottolineare quel punto, il martedì, un gruppo pro-Chavez, ha aperto il fuoco su un gruppo che protestava per il referendum! Erano preparati e attrezzati per sedare le proteste: una donna è morta e diversi i feriti.

C’è una certa speculazione, che i sigg. Carter e Gaviria hanno gettato acqua sul fuoco, sopra questo grosso e lordo inganno, considerando che impedirà ulteriore violenza. Ma gli Americani hanno una certa destrezza per prevedere il metodo della durezza dalla gestione di George W. Bush. L'approvazione degli USA di questo referendum, senza una verifica giusta, è un tradimento spiacevole, non soltanto per la gente venezuelana, ma degli ideali americani. È equivalente ad arrendersi al terrorismo. Osservando la reazione supina di Washington, Chavez non esiterà ad intensificare i suoi sforzi per ristabilire l’autoritarismo nel continente sudamericano.

I combustibili di richiamo del Venezuela e le votazioni scaturiranno edizioni di dibattito che potrebbero ricorrere negli STATI UNITI, i critici dicono che gli osservatori sono stati troppo veloci sulle decisioni di Caracas.

The Wall Street Journal

Tradotto: Carmelina Zorloni