16 Maggio 2004: Venezuela penoso triste cammino al calvario

Fonte:
CulturaCattolica.it
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Caracas, 16 Maggio 2004

Tanti e così importanti sono gli ultimi avvenimenti nell'oramai territorio rivoluzionario castro bolivariano del Venezuela che, chi come noi li vive giornalmente, non può capire come il resto del mondo non veda, o per lo meno sospetti, il sentiero di violenza sul quale ci sta spingendo irrimediabilmente l'attuale regime.
Oggi, il partito della rivoluzione, per concludere il ciclo della fallita invasione nordamericana, e dimostrare al mondo la forza bolivariana, sta realizzando una manifestazione nella capitale, con migliaia di cosiddetti patrioti o camicie rosse, stipendiati e trasportati da tutti gli angoli del Paese, con centinaia di autobus pagati dal governo. Una ben scolorita copia della riunione convocata nei giorni passati da Fidel Castro con altri motivi, ma con gli stessi scopi propagandistici.
Se riassumiamo in poche parole gli ultimi eventi il quadro fa veramente rabbrividire.
Solo la settimana scorsa si sono ripetuti attacchi violenti all'Arcivescovo di Merida, Monsignore B. Porra. La città è stata letteralmente tappezzata di graffiti e volantini, accusandolo di assassino per aver causato la morte di un dirigente rivoluzionario del luogo. È evidente che gli attacchi sono guidati dai comitati regionali del chavismo per distruggere i leader religiosi locali, e poter piegare uno dei bastioni più profondi della religione in Sud America, la regione andina nella quale giustamente si trova la città di Merida.
Nell'ambito elettorale, il Consiglio Nazionale Elettorale "CN " ha ribadito, attraverso un comunicato reso pubblico per voce del proprio presidente, che non è assolutamente disposto a tollerare intromissioni o ingerenze da parte della OSA e del Centro Carter, nelle prossima raccolta di firme per raggiungere finalmente il numero magico di 2.4 milioni, quantità necessaria per invocare la clausola del referendum revocatorio presidenziale. Le dichiarazioni del presidente del CNE, rispondendo a una conferenza stampa offerta dagli osservatori internazionali precisano che le profonde irregolarità che attualmente si stanno verificando nel CNE per occultare la volontà popolare. Le minacce si riferiscono alla possibilità di escludere gli osservatori dal processo elettorale, eliminando così qualunque controllo internazionale.
Gli stessi osservatori internazionali sono stati accusati dai gerarchi della rivoluzione di essere stati comprati dall'opposizione democratica e pertanto hanno perduto ogni credibilità di fronte alla nazione. Dinanzi a tali ridicole accuse, la posizione dei rappresentati della OSA e del Centro Carter è stata superficialmente indifferente, però sicuramente ha generato un'atmosfera estremamente tesa fra il regime e gli osservatori incaricati di vegliare sul corretto sviluppo delle votazioni.
Dopo la tragicomica avventura e relativa denunzia dell'invasione del territorio nazionale da parte di truppe straniere - vedi mercenari assoldati dal governo Colmbiano e dagli USA - Chavez modificava la versione, ammorbidendo la posizione rispetto ai governi stranieri, ma aumentando in modo insostenibile la repressione interna.
Perquisizioni domiciliari a esponenti dei partiti oppositori, arresti di alti ufficiali delle Forze Armate come parte della purga feroce iniziata nell'anno 2002 con il famoso "Colpo di Stato", del resto mai avvenuto. Di nuovo detenzioni politiche e torture soprattutto a giovani legati all'opposizione democratica. Infine seminare il panico nell'opposizione per disperdere quello che, secondo quanto dichiarato dallo stesso Chavez, considera come forze nemiche da sterminare.
Ogni parola, ogni frase pronunciata sia da lui come dai gerarchi del regime, è diretta a segnalare, minacciare, ridicolizzare, tutti coloro che si oppongono al famoso progetto castro-bolivariano, al punto che nello spoglio, ormai boccheggiante del parlamento venezuelano, i deputati rivoluzionari hanno votato una mozione per revocare la cittadinanza venezuelana a un gruppo di giornalisti, fra i più importanti, che giorno per giorno informano sulla situazione politica e con tendenza chiaramente democratica. Assolutamente ridicolo, considerando che ognuno di loro ha preso la cittadinanza sin dall'età di due o tre anni e pertanto oggi sono venezuelani con tutti i diritti e doveri che la legge conferisce.
Un'evidente e incontrovertibile esempio di intolleranza alla quale il regime rivoluzionario sottopone i cittadini classificandoli secondo la filosofia hitleriana dell'utile o non utile e di conseguenza eliminato.
Credo sia difficile raccogliere in così breve tempo e parole, prove evidenti del baratro al quale il castro-bolivarianismo sta spingendo la nazione. Per noi che lo viviamo giornalmente è un progetto assolutamente definito: distruggere la Repubblica e creare un asse con l'Avana - Caracas che servirà poi come trampolino di lancio verso un esperimento continentale.
Come può essere tuttora così invisibile per chi lo vede da fuori, dove la percezione dovrebbe essere molto più obiettiva? Forse la tenda di fumo della ricchezza e del petrolio è ancora capace di nascondere quello che sta succedendo?

Maria Luz FdC
SALVIAMO VENEZUELA