Ritroviamo il senso della costruzione europea?

Autore:
Salina, Giorgio
Fonte:
CulturaCattolica.it
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La COMECE (Commissione degli Episcopati dei Paesi membri dell’UE) organizza un Convegno a Roma dal 23 al 25 marzo 2007 prossimi, in occasione del cinquantesimo anniversario della firma dei Trattati di Roma, che hanno dato il via alla costruzione europea.
In previsione di ciò oggi, mercoledì 28 febbraio 2007, qui a Bruxelles, il francese Michel Camdessus ed il tedesco Thomas Jansen, in una conferenza stampa hanno annunciato il lancio del Manifesto “Ritroviamo il senso della costruzione europea”, a nome di alcune sigle raggruppate nel IXE (Iniziativa dei Cristiani per l’Europa), chiedendo ai cristiani europei di sottoscriverlo.
I firmatari italiani sono:
a) “le settimane sociali”, il cui segretario è tutt’ora il prof. Garelli corresponsabile dell’indegna piazzata dell’ultima settimana sociale di Bologna, inutilmente riqualificata dalla tavola rotonda finale tra i Responsabili di Movimenti ed Associazioni.
b) le ACLI.
c) Retinopera, senza che i Membri siano stati consultati.
Sarebbe quindi più corretto dire «di alcuni Cristiani», fortunatamente non molti. Ma a parte questo c’è da sperare che non lo sottoscriva nessuno. Si tratta di un documento costituito da ovvietà e luoghi comuni esposti in modo clericale, ed ignora totalmente invece la proposizione della visione cristiana dell’uomo e della società, presentata in modo aconfessionale e laico, quale contributo originale dei cristiani al rilancio dell’ideale europeo dei Padri fondatori: De Gasperi, Adenauer e Schumann.
Non tiene in alcun conto, questo manifesto, la nefasta azione di scardinamento, in Europa, dei tre principi fondamentali “non negoziabili”: vita, famiglia ed educazione. Scardinamento che non possiamo ignorare, non per difendere chissà quali privilegi dei cristiani, bensì per salvaguardare la civile convivenza di tutti gli uomini.
Come può un documento che pretende di esprimere il contributo dei cristiani, ignorare il diritto di tutte le culture, inclusa quella cristiana, ad avere pari dignità presso le Istituzioni (ciò che oggi è negato!)? come può non suggerire una laicità neutrale rispetto alle religioni e non di rifiuto delle religioni? come può ignorare la necessaria sussidiarietà tra le Istituzioni ed i “corpi vitali” della società?
Questo è il contributo originale a favore di una società europea libera e democratica, a favore di Istituzioni europee libere e democratiche, perché rispettose dei diritti originari e fondamentali di tutti.
Ed è importante questo contributo, perché necessario alla riproposizione di una cultura della responsabilità individuale verso il bene comune, di una società “morale”.
Nessuno può imporre, ma proporre è doveroso.
Dobbiamo sperare che il documento finale del Convegno della COMECE a Roma sia una cosa completamente diversa da questo “manifesto”! E dobbiamo adoperarci per questo.