Una parola di verità e speranza, rivolta alla Francia: ascolteranno «gli uomini di buona volontà»?
«Una società autenticamente libera non impone uniformità, ma protegge la diversità delle coscienze, prevenendo derive autoritarie e promuovendo un dialogo etico che arricchisce il tessuto sociale»- Autore:
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Partiamo da qui, per riprendere il suggestivo discorso di papa Leone al suo arrivo in Francia: «una società autenticamente libera non impone uniformità, ma protegge la diversità delle coscienze, prevenendo derive autoritarie e promuovendo un dialogo etico che arricchisce il tessuto sociale». Sembra la cosa più ovvia in un contesto civile, ma come è difficile che accada. E questo sia nell’ambito generale della convivenza civile sia nel mondo più piccolo dei nostri comuni rapporti. Sembra che la comunicazione spesso sia dare lo spazio alle posizioni politically correct, cancellando la vita reale e coloro che, come ancora ricordava Papa Leone a San Marino, sono gli interlocutori considerati più “scomodi”: «Contro le comunicazioni impulsive, le retoriche aggressive e le logiche di potenza che segnano il nostro tempo, la vocazione della diplomazia è quella di favorire il dialogo con tutti, compresi gli interlocutori considerati più “scomodi” o che non si riterrebbero legittimati a negoziare, usando fino allo stremo l’umiltà e la pazienza per ricucire i più tenui segni di buona volontà delle parti in conflitto, così da avviare una pacificazione» (Lett. enc. Magnifica humanitas, 224).
Qui si aprirebbe il confronto sulla comunicazione nel nostro tempo, e la libertà conclamata di espressione, ma ci sarà tempo (speriamo).
Raccogliamo alcuni spunti, per un lavoro, anche culturale, che non possiamo tralasciare:
1. «La Francia è anche una terra dalle ricche radici cristiane… la Francia portò allora al mondo vere e proprie conquiste; tra queste, il riconoscimento dei diritti dell’uomo insiti nella natura della persona umana, in particolare la libertà religiosa… La questione del rispetto della dignità umana e dei diritti e delle libertà fondamentali che derivano dalla natura umana si pone in ogni epoca e deve accompagnare l’evoluzione della società e il progresso tecnico… Le testimonianze (dei santi della carità) di attenzione e di servizio costituiscono una vera e propria scuola di umanità sulla grandezza della cura e un vibrante richiamo al valore unico e insostituibile di ogni essere umano. Sono anche un invito alla rinnovata fraternità che richiede di imparare ad accogliere la vita senza condizioni, a sostenere la fragilità con tenerezza, ad accompagnare con rispetto e nella fiducia reciproca ogni tappa dell’esistenza, e a difendere con coraggio e compassione coloro che non hanno voce o che non si sentono sufficientemente sostenuti. Per questo ribadisco «con forza che la tutela del diritto alla vita costituisce il fondamento imprescindibile di ogni altro diritto umano» (ibid.)… A volte constato con preoccupazione le attuali derive delle società che rischiano di distorcere la scienza e la tecnologia trasformandole in imprese lucrative che favoriscono le manipolazioni genetiche, la maternità surrogata, l’acquisto di organi o l’offerta di una morte programmata. Non dimentichiamo che il rispetto reciproco e la tutela della vita di ogni persona umana sono una responsabilità di ciascuno e di tutti, che inizia con una conversione dell’intelletto e del cuore e richiede un impegno reale e disinteressato verso i nostri fratelli e le nostre sorelle».
Come non ricordare qui l’aspetto più affascinante della Dottrina sociale cristiana, cioè la sua origine divina e la sua corrispondenza ai principi della ragione umana? Quella «fede che diventa cultura» sembra essere la cifra di un cristianesimo che ha ancora da dire tante cose agli uomini, e che chiede di superare pregiudizi e ideologie ostili. Mi permetto di rimandare a un testo lucidissimo, di Roger Scruton, Conoscere la sinistra per evitarla (Giubilei e Regnani) per comprendere quanto qui affermato da Papa Leone. Come pure il libro di Marcello Pera Diritti umani e cristianesimo. Approfondire questi argomenti aiuta a rendere ragione di una posizione più ragionevole, in questa epoca di confusione, pregiudizi e ignoranza saccente.
2. «Come non vedere … anche l’espressione della giusta laicità della città terrena? Il cristiano coinvolto nella vita pubblica, che agisce alla luce della propria coscienza illuminata dalla fede, non può essere considerato un proselitista o una minaccia all’unità della patria. Infatti, la vera laicità non esclude la dimensione religiosa, ma sa al contrario trarne vantaggio come risorsa educativa… Una giusta laicità non consiste quindi nell’escludere la religione dalla sfera pubblica o dall’istruzione, ma nell’impegnarsi affinché lo Stato e le istituzioni religiose dialoghino tra loro e uniscano le loro forze al servizio del bene comune, affinché il mondo abbia la vita.»
Da tempo si sentono affermazioni sulla “laicità” che sembrano essere l’eco di una chiusura ottocentesca rispetto alla realtà nella quale siamo stati educati, che, tra l’altro, non sanno vedere che la minaccia non viene dal cristianesimo ma dai fondamentalismi islamici e da una cultura (meglio, la pseudo cultura del woke e quella che si dichiara cancel culture) che vivono di una intolleranza integralistica e violenta che non ha paragoni.
In San Marino abbiamo avuto l’esempio oscuro di tale intollerante preoccupazione nel commento di un politico alle considerazioni di un sacerdote. Parole che fanno sorridere, con benevola ironia: «La dottrina ecclesiastica ha il pieno diritto di trasmettere il proprio messaggio spirituale ai fedeli, ma deve fermarsi davanti alle prerogative del Consiglio Grande e Generale. La politica e la cura delle istituzioni laiche spettano ai rappresentanti eletti dai cittadini. Se un membro del clero desidera trasformare le proprie convinzioni teologiche e antropologiche in norme vincolanti per l’intera cittadinanza, la democrazia sammarinese offre uno strumento chiaro: nulla vieta di abbandonare l’abito talare, candidarsi alle elezioni e verificare nelle urne quanti sammarinesi siano disposti a seguire tali argomentazioni. Fino ad allora, lo Stato laico ha il dovere di governare la realtà con pragmatismo e compassione, proteggendo la dignità inalienabile di ogni persona.»
Sono solo alcune sottolineature di un discorso che sembra essere – ma il prosieguo della Visita Pastorale di Papa Leone lo confermerà – l’enciclica alla «figlia primogenita della Chiesa». Stiamo attenti, come sentinelle.
