Una «bieca strumentalizzazione»

Ho letto su «La Croce» del 27 gennaio, a contorno del racconto della assemblea di Cesena su «Omofobia o eterofobia», questa riflessione di Gianfranco Amato, a proposito della morte di Sushma, una diciassettenne deceduta in seguito alla vendita dei suoi ovociti. E il racconto era accompagnato da questa immagine di Charlie Hebdo, che – se l’avessimo pubblicata noi – ci avrebbe comportato accuse gravissime. Eppure è una delle sole e poche immagini di quei vignettisti che merita di essere vista e diffusa (ma sembra quasi scomparsa dai vari motori di ricerca)
Fonte:
CulturaCattolica.it
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La diciasettenne Sushma era poverissima e lavorava per poche rupie in un deposito di rottami. La disperazione e la fame l’hanno costretta a mentire sull’età per poter vendere i propri ovociti nella clinica degli orrori di Mumbai. Il colmo è che alla morte si è unita la beffa: nessuno ha pagato per il decesso di questa disperata minorenne.
Il Rotunda Center for Human Reproduction, infatti, se l’è cavata sostenendo che la ragazza aveva presentato falsi documenti di identità, dai quali risultava maggiorenne, mentre sono scomparsi nel nulla i “mediatori” – due uomini e una donna – che per tutti i tre cicli di trattamento, avevano accompagnato Sushma in clinica.
Monica Cerutti, Assessora comunista alla Pari Opportunità della Regione Piemonte, […] ha dichiarato che «legare i figli delle coppie omosessuali, se avuti con la fecondazione assistita, allo sfruttamento delle donne, nel caso si tratti di persone non abbienti, donatrici di ovociti, è francamente un’aberrazione», e «affermare che il riconoscimento di diritti agli omosessuali avviene a danno delle donne è una bieca strumentalizzazione, frutto di una concezione malata della fecondazione assistita».
Cara Monica, io sarò anche “malato”, un “bieco strumentalizzatore”, uno che ha idee “aberranti”, ma tu non puoi nascondere la coscienza dietro la maschera di bronzo della tua cinica ideologia.
Tu devi avere il coraggio di guardare negli occhi una disperata minorenne che muore per il “desiderio”, anzi il capriccio, di ricchi occidentali. Tu devi avere il coraggio di guardare negli occhi tutte le Sushma Pandey che per fame sono costrette a mettere a repentaglio prima la loro dignità e poi la loro stessa vita. Monica, esci dalle sale damascate di Palazzo Lascaris e fatti un giro in India.

Gianfranco Amato, Presidente dei Giuristi per la Vita