Per il piccolo Domenico: Il dolore nei corridoi del Monaldi e l’innocenza ferita di un bambino

Il dolore innocente tocca il cuore di tutti noi
Autore:
Pietro Gargiulo
Fonte:
CulturaCattolica.it ©
Vai a "Abbiamo detto... Gli Editoriali"

In questi giorni molti stanno pensando al piccolo Domenico, ricoverato al Monaldi, immersi in un dolore e in una frustrazione così grandi per quello che sta accadendo. La notizia riporta alla mente immagini che restano impresse: i corridoi degli ospedali, che possono essere lunghissimi. Quelli del Monaldi, poi, sembrano non finire mai.




E non camminano solo i passi: camminano i dolori, le ansie, le preghiere e le bestemmie; e oggi camminano soprattutto le lacrime dei più piccoli, i volti tristi dei più piccoli, le labbra chiuse dei più piccoli. Tutto sembra procedere lì dentro come in un silenzioso pellegrinaggio.

La Quaresima ci dice: “ricorda che polvere sei e polvere ritornerai”. Dice il vero. Ma non dovrebbe mai dirlo a un bambino.

Perché i bambini sono proprio il contrario della polvere: noi ci affanniamo per tante cose inutili, vogliamo diventare grandi, poi da grandi vorremmo essere i grandi del mondo. Poi Dio ci fa nascere un figlio e noi lo sappiamo bene che quel piccolo pezzo di carne non è polvere. Non viene dalla polvere e non è fatto per tornare alla polvere. È fatto per la vita eterna.

Chi lavora ogni giorno in quei reparti lo sa bene: ci si trova spesso nell’epicentro del dolore del mondo, là dove l’ingiustizia e l’innocenza si incontrano e disegnano i bracci di una croce. La giustizia umana faccia il suo corso. Ma solo Dio può veramente rendere giustizia a Domenico.

Durante il Covid, quando morivano in particolare alcuni giovani pazienti che apparivano come un’ingiustizia ancora più feroce, qualcuno diceva: “la morte è sempre ingiusta, ma questo ragazzo no, no!”. E in certi momenti non ci sono parole adeguate: si può solo ascoltare, come si ascolta un messaggio radio che arriva da una zona di guerra.

Nella rabbia verrebbe da urlare. A volte non resta che affidare qualcuno all'angelo custode, per non cedere alla disperazione.

La mente fa le sue associazioni, liberamente: quanti bambini ci hanno lasciato in questi pochi anni dalla fine del Covid, non per qualcosa di misterioso come un virus, ma per l’ingiustizia degli uomini. E tutto diventa notizia, per un giorno.

I potenti del mondo dovrebbero fare al Monaldi le loro riunioni per la pace. E se non possono, mandino almeno i loro angeli custodi a parlarsi tra loro, anche solo a camminare in silenzio lungo quel corridoio al secondo piano dove sono ricoverati i bambini.

A che vale conquistare il mondo intero se poi perdiamo i bambini?

In una sala al piano terra dell’ospedale c’è una mostra dedicata alla Sindone, con il corpo di Gesù ricostruito in una statua a grandezza naturale.
Siamo tutti lì, con Domenico, in attesa di Resurrezione.

Immagine