Non siamo la Chiesa degli smemorati né del silenzio

Messaggio di Papa Francesco al Patriarca della Chiesa Ortodossa Tewahedo Etiopica

«Con grande costernazione e dolore, ho appreso la notizia dell’ennesima violenza perpetrata contro innocenti cristiani in Libia. So che Vostra Santità soffre profondamente per le atrocità di cui sono vittima i suoi amati fedeli, uccisi per il solo fatto di essere seguaci di nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo. Mi rivolgo a Lei nella più sentita solidarietà, per assicurarLa della mia vicinanza nella preghiera davanti al continuo martirio che viene inflitto in modo così crudele a cristiani in Africa, in Medio Oriente ed in alcune regioni dell’Asia.

Non fa alcuna differenza che le vittime siano cattolici, copti, ortodossi o protestanti. Il loro sangue è uno medesimo nella loro confessione di Cristo! Il sangue dei nostri fratelli e delle nostre sorelle cristiani è una testimonianza che grida per farsi sentire da tutti coloro che sanno ancora distinguere tra bene e male. E questo grido deve essere ascoltato soprattutto da coloro che hanno nelle mani il destino dei popoli.

In questo periodo siamo pieni della gioia pasquale di quei discepoli a cui le donne recarono l’annunzio che “Cristo è risorto dai morti”. Quest’anno la nostra gioia, che non viene mai meno, è offuscata dal dolore. Eppure, sappiamo che la vita che viviamo nell’amore misericordioso di Dio è più forte della sofferenza che tutti i cristiani provano, una sofferenza che accomuna uomini e donne di buona volontà in tutte le tradizioni religiose.

Con sentite condoglianze, scambio con Vostra Santità l’abbraccio della pace in Cristo nostro Signore.

Dal Vaticano, 20 aprile 2015»
Fonte:
CulturaCattolica.it
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«Per quanto raffinata – scrive Tertulliano –, a nulla serve la vostra crudeltà: anzi, per la nostra comunità, essa è un invito. A ogni vostro colpo di falce diveniamo più numerosi: il sangue dei cristiani è una semina efficace! (semen est sanguis christianorum!)» (Apologetico 50,13). Il martirio, la sofferenza per la verità sono alla fine vittoriosi e più efficaci della crudeltà e della violenza dei regimi totalitari. [Benedetto XVI, 30 maggio 2007]

Queste di Tertulliano sembrano parole scritte per confortare i cristiani di oggi, i nuovi martiri di un islam fanatico e intollerante, che non avendo ragioni per convincere gli uomini e convertirli, sa solo usare terrore e violenza.

Noi, come Chiesa, abbiamo imparato ad amare e venerare i nostri martiri, certi che il loro sacrificio non sarà inutile.
Facciamo nostro il grido di un grande martire dei nostri tempi, Pavel Florenskij, che chiedeva a tutti gli amici: «Non dimenticatemi!»
Noi non vogliamo dimenticare e offriamo il nostro lavoro perché non accada quella damnatio memoriae che è il più grave tradimento per chi dona la vita per Cristo. Se questa sarà la Chiesa dei martiri, non vogliamo che per colpa nostra diventi la Chiesa degli smemorati.
Fratelli cristiani uccisi per la vostra fede e appartenenza alla Chiesa, non vi dimenticheremo. Davanti all’Altissimo pregate per le nostre povere e fragili vite!

Farebbe bene rileggere questo testo del Card. Giacomo Biffi

E aggiungo questa umanissima riflessione di un grande scrittore cattolico: «Io, di fronte alla morte, non cercherò certo di fare l'eroe né lo stoico. E se avrò paura, dirò: ho paura. Ma a Gesù Cristo» [Bernanos, Diario di un curato di campagna, come citato da C. Martindale, I santi]