Non potrete dire «Io non lo sapevo»!

Fa impressione vedere presentati tutti insieme i percorsi attuati in alcune scuole primarie e secondarie di primo e di secondo grado: cosa diversa sono le tessere di un mosaico singolarmente prese e, invece, il disegno nella sua completezza. E’ esattamente questo disegno che la stampa ufficiale non vuole farci vedere. Chiedetevi perché.

Gender (d)istruzione. Per acquistarlo
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Se lo conosci lo eviti. Deve essere per questo che la stampa ufficiale glissa sul piano di indottrinamento gender in atto nelle scuole italiane.
Bene ha fatto, dunque, l’avvocato Gianfranco Amato, presidente dei Giuristi per la Vita, a mettere insieme, nel saggio fresco di stampa “Gender (d)istruzione”, i tasselli del progetto che, attraverso le scuole di ogni ordine e grado, mira alla ri-educazione degli studenti in salsa gender-gay.
Francamente fa impressione vedere presentati tutti insieme i percorsi attuati in alcune scuole primarie e secondarie di primo e di secondo grado: cosa diversa sono le tessere di un mosaico singolarmente prese e, invece, il disegno nella sua completezza. E’ esattamente questo disegno che la stampa ufficiale non vuole farci vedere. Chiedetevi perché.
Nell’ultimo lavoro di Amato questo disegno si vede invece chiarissimo nella sua luciferina pervasività. E siccome lo scenario che si presenta è inquietante, è bene che genitori e insegnanti siano informati per capire cosa sta accadendo e perché è necessario reagire, prima che sia troppo tardi.
L’urgenza sottesa al libro di Amato nasce dal tentativo di introdurre per legge l’indottrinamento scolastico sulle tematiche gender con il disegno di legge S. 1680 presentato il 18 novembre 2014 al Senato: “Introduzione all’educazione di genere e alla prospettiva di genere nelle attività e nei materiali didattici delle scuole del sistema nazionale di istruzione e nelle università“. Cosa si intende per identità di genere? «La percezione che una persona ha di sé come appartenente al genere femminile o maschile anche se opposto al proprio sesso biologico», per cui non si è maschio o femmina in base al dato oggettivo di natura, ma in base alla percezione soggettiva di come ci si sente al momento. L’obiettivo è «instillare» sin dalla più tenera età questa idea di uomo: fluida e in fieri. Con la formazione e l’aggiornamento del personale della scuola, con la revisione dei libri di testo, con progetti e attività nelle classi. Spesa prevista: 200 milioni di euro. Che in tempi di crisi non sono bruscolini.
E siccome con questo e con altri disegni di legge ci si propone, in primis, di combattere l’omofobia, Amato parte, nel suo libro, proprio da una riflessione sull’indeterminatezza del concetto di “omofobia” sia in ambito medico che giuridico, denunciando acutamente come questa indeterminatezza renda la nozione di “omofobia” particolarmente manipolabile (la storia della professoressa Caramico, puntigliosamente ricostruita nel libro, ne è un esempio chiarissimo: per più di venti giorni è stata ingiustamente sottoposta ad un vergognoso linciaggio mediatico).
Nonostante la natura incerta e vaga del concetto di omofobia è stata ad ogni modo elaborata una vera e propria strategia per combattere il fenomeno che originerebbe: la “Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere (2013-2015)“. Tale Strategia è rivolta «a diffondere la teoria del gender nelle scuole, attraverso anche iniziative volte ad offrire ad alunni e docenti, ai fini dell’elaborazione del processo di accettazione del proprio orientamento sessuale e della propria identità di genere», ad esempio valorizzando «l’expertise delle associazioni LGBT in merito alla formazione dei docenti, degli studenti e delle famiglie», o proponendo «un glossario dei termini LGBT che consenta un uso appropriato del linguaggio». L’autore denuncia, argomentando, come questo documento espropri «la famiglia – ambito privilegiato e naturale di educazione – dal compito di formazione in campo sessuale, disconoscendo il fatto che la stessa famiglia rappresenti l’ambiente più idoneo ad assolvere l’obbligo di assicurare una graduale educazione della vita sessuale, in maniera prudente, armonica e senza particolari traumi». Ma tant’è. Nonostante le proteste da parte di alcuni politici, ma anche di studenti, insegnanti, genitori, giornalisti, intellettuali, associazioni, movimenti religiosi, istituzioni ecclesiastiche, l’UNAR (Ufficio nazionale anti-discriminazioni razziali) non pare sentire ragioni.
Su questo sfondo, Amato riporta a campione alcuni esempi di ciò che è accaduto quest’anno in alcune scuole italiane. Ne accenno soltanto, per non togliere gusto alla lettura. Ma siccome tutti siamo mamme, papà, zii, amici di bambini o adolescenti, leggete, immaginate che queste attività siano rivolte ai bambini o ai ragazzi che conoscete e ditemi se c’è da stare allegri.
Cominciamo con le fiabe, i racconti, le filastrocche in salsa gay, rivolte ai bambini della scuola materna e della primaria, dove già si affrontano temi legati alla fecondazione eterologa. Storie e illustrazioni come quelle proposte da Francesca Pardi, ad esempio: “Perché hanno due mamme?” e “Perché hanno due papà?” Sentite un po’. «Mancava il semino! / In Olanda c’è una cinica dove dei signori / gentili donano i loro semini per chi non ne / ha... Margherita ha due mamme solo una / l’ha portata nella pancia ma entrambe / insieme l’hanno messa al mondo. / Sono i suoi genitori».
Chiaramente più difficile raccontare come fanno due maschi a ritrovarsi con un figlio. «In America c’è un posto dove delle signore gentili / donano i loro ovini per chi non ne ha... Franco si è fatto dare un ovino nella clinica americana / ma non era sufficiente: un ovino e un semino / non possono diventare un bimbo se una donna non li fa crescere dentro di sé». Ed ecco il deus ex machina: «in America le donne possono decidere / di far crescere nella propria pancia quei bimbi / che altrimenti non riuscirebbero a nascere! / Lo fanno perché pensano che sia meraviglioso / avere dei figli e vogliono aiutare chi non può farli».
E siccome chi ben comincia è a metà dell’opera, facile capire come dalla più tenera età venga instillata la neolingua (e la punteggiatura. L’avete visto come è stato argutamente piazzato quel punto esclamativo?...) lingua e punteggiatura - dicevo - sicuramente molto politically correct, ma assai poco aderente alla realtà. «Gestazione di sostegno» sta per il più prosaico «affitto di un utero», e così le «donatrici» di ovuli che gratis non fanno proprio nulla, ma non è poetico dirlo.
E che pensare del racconto “Nei panni di Zaff”, in cui si parla delle «principesse (che) non hanno il pisello» e «vanno a principi», e di Zaff che diventerà «principessa con il pisello»? Se l’obiettivo è far ridere i bambini, andava bene una barzelletta di Pierino (quelle che si raccontavano ai nostri tempi con pudore, badando bene che la maestra non sentisse). Invece no: il racconto è serissimo e propone pure un’intervista al principe-vestito-da-principessa: Zaff. «Pensi che farai la principessa per molto tempo? Non lo so. Sicuramente finché ne avrò voglia. Un giorno potrei decidere di diventare un astronauta... e allora smetterei di fare la principessa». Che è esattamente il pensiero liquidamente gender nel quale vogliono farci naufragare.
Esempi dalla scuola secondaria di primo grado? Progetti di educazione all’affettività così ben strutturati (si fa per dire!) che escono i docenti e in classe entrano gli “esperti” preposti al video-indottrinamento. Film con temi quantomeno discutibili (ma alle famiglie non è concesso discutere nel merito), come ad esempio “Le cose migliori del mondo”: film brasiliano che racconta i problemi di un ragazzino di fronte al naufragio del matrimonio dei propri genitori a causa del padre che, dopo aver scoperto di essere gay, abbandona moglie e figli per andare a vivere con il compagno. Il tutto condito da esplicite scene di masturbazione da parte di attori giovanissimi. Segue discussione.
Alla secondaria di secondo grado? Un esempio per tutti. Il caso arcinoto del liceo Giulio Cesare di Roma, con il romanzo di Melania Mazzucco “Sei come sei” proposto a studenti di quinta ginnasio prima della composizione di un saggio breve dal titolo, buono per tutte le stagioni: «Chi sono io per giudicare un gay?». Romanzo che propone passaggi pornografici ritenuti osceni e sconvenienti in un’aula parlamentare (parola del presidente del Senato, Piero Grasso), ma considerati educativi (!) per dei quindicenni.
Solo qualche esempio, dicevo; nel libro ne troverete molti altri.
Che fare?
Se dovere di un genitore, di un insegnante, di un educatore è innanzitutto conoscere, questo libro di Gianfranco Amato risulterà uno strumento utilissimo. Ma conoscere non basta. Nella seconda parte del saggio, l’autore riporta diversi esempi di «genitori coraggiosi»: lettere, incontri pubblici, colloqui con i dirigenti scolastici da parte di madri e padri che non hanno messo al mondo figli per la ri-educazione di Stato e non hanno nessuna intenzione di essere considerati utili idioti. Articoli di legge alla mano, hanno fatto sentire la propria voce ed hanno rivendicato il diritto della famiglia ad essere l’ambito privilegiato e naturale dell’educazione.
Lo vedrete: qualcosa si è fatto, molto si può fare, anche grazie alle indicazioni contenute in questo saggio. E concludo citando questa riflessione di Amato, perché meglio non saprei dire: «La saggezza dell’ars militaris insegna che a fronte di un buon piano di invasione da parte del nemico, occorre predisporre un altrettanto efficace piano di difesa e contrattacco. Il punto è che bisogna prima convincere che un piano di invasione esiste. Non è facile destare gli increduli, i dubbiosi, i pavidi, gli incerti, i sonnolenti, i pessimisti cronici, gli scettici, i disfattisti. Il grande San Pio X ricordava, con fine realismo, che da temere non è tanto la forza dei cattivi, quanto la fiacchezza dei buoni». San Pio X aveva visto lungo.


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