La Sindone: un ragionamento per assurdo

Dieci passi per affrontare uno dei misteri scientifici più discussi
Questo testo riassume il dossier tecnico-scientifico di Simone Scotto di Carlo, “Sindone: un ragionamento per assurdo”, e richiama anche il precedente studio dell’autore sulla figura del falsario medievale, pubblicato nel 2022 sulla rivista Sindon. Per i dettagli, le tabelle comparative e la discussione estesa sulle obiezioni di critici e divulgatori, si invita il lettore a scaricare e leggere il PDF integrale.
Autore:
Ing. Simone Scotto di Carlo
Fonte:
CulturaCattolica.it ©
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Nel dibattito sulla Sindone di Torino esistono posizioni molto diverse. Alcuni studiosi ritengono che il telo sia un falso medievale; altri considerano plausibile un’origine molto più antica. Il punto, però, è che troppo spesso il confronto pubblico si riduce a slogan, semplificazioni o richiami selettivi a singoli dati.
L’impostazione del dossier è diversa: non parte da una conclusione già scelta, ma da un percorso razionale in dieci passi, che distingue ciò che appare solido, ciò che è controverso e ciò che resta ancora inspiegato.

In sintesi, quali sono i nodi centrali?

  • La Sindone è un oggetto reale e analizzabile non una leggenda o un reperto perduto.
  • Lo STURP del 1978 ha individuato caratteristiche fisiche incompatibili con un semplice dipinto.
  • Nessuno ha ancora riprodotto una copia in scala 1:1 con tutte le cinque proprietà principali dell’immagine.
  • La datazione al C14 del 1988 resta importante, ma non chiude automaticamente il dibattito.
  • L’ipotesi del falsario medievale va dimostrata in modo plausibile, non semplicemente affermata.
  • La vera questione aperta è il meccanismo di formazione dell’immagine.


1. Un oggetto reale e studiato
La prima osservazione è banale ma decisiva: la Sindone esiste. È conservata nel Duomo di Torino in una teca ad atmosfera controllata, perché il lino antico è sensibile alla luce, all’umidità, alla polvere e alle manipolazioni. Proprio perché si tratta di un oggetto reale, può essere sottoposto ad analisi fisiche, chimiche e storiche.
Il dossier ricorda che la produzione scientifica e divulgativa sulla Sindone è enorme: tra articoli, monografie, atti di congressi e studi specialistici si contano migliaia di contributi. Questo dato non prova l’autenticità del telo, ma impone una regola metodologica elementare: un reperto tanto studiato non può essere liquidato con superficialità.

2. Le analisi scientifiche dello STURP
Uno dei passaggi centrali è rappresentato dallo STURP, il gruppo di ricerca che nel 1978 eseguì analisi dirette sul telo con strumenti spettroscopici, microscopici, radiometrici e fotografici. Le conclusioni pubblicate nel 1981 restano un punto di riferimento: l’immagine non risulta prodotta da pigmenti, vernici o coloranti; è estremamente superficiale; non mostra tracce di pennellate; contiene informazione tridimensionale; e le macchie sono state associate a componenti ematici.
Il cuore della questione è qui: secondo quel lavoro, l’immagine non appare come il prodotto di un artista, ma come il risultato di un processo ancora non identificato che ha alterato le fibrille più esterne del lino.

3. Le cinque caratteristiche dell’immagine
Il dossier insiste su cinque proprietà che, considerate insieme, rendono la Sindone un oggetto anomalo:
  • estrema superficialità dell’immagine, limitata allo strato più esterno delle fibrille;
  • assenza di pigmenti o leganti pittorici come causa dell’immagine corporea;
  • informazione tridimensionale coerente con la distanza telo-corpo;
  • comportamento da negativo fotografico;
  • assenza di fluorescenza UV tipica di pigmenti e coloranti applicati.

Il punto decisivo non è che una singola caratteristica sia sorprendente, ma che nessuna copia nota sia riuscita a riprodurre simultaneamente tutte e cinque.

4. I tentativi di riproduzione
Nel corso degli anni sono stati proposti numerosi tentativi di replica: sfregamento di pigmenti su bassorilievo, processi di ossidazione, camera oscura, scariche elettriche, plasma e persino impulsi laser UV ad altissima energia.
Alcuni esperimenti hanno prodotto analogie parziali, ma non una riproduzione completa. Il dossier dedica particolare attenzione alla replica di Luigi Garlaschelli, osservando che può forse ottenere una somiglianza visiva a distanza, ma non risolve il problema del meccanismo reale di formazione dell’immagine sindonica e non riproduce in modo equivalente le sue proprietà fisico-chimiche fondamentali.
Inoltre, viene richiamato un punto spesso trascurato: nelle principali repliche le macchie di ‘sangue’ vengono aggiunte a posteriori, mentre sulla Sindone il rapporto tra sangue e immagine appare molto più complesso.

5. Il nodo della datazione
Nel 1988 tre laboratori datarono con il radiocarbonio un campione della Sindone, ottenendo una collocazione tra il 1260 e il 1390 d.C. Questo dato è spesso presentato come risolutivo, ma il dossier invita a una cautela epistemologica maggiore.
Le critiche successive hanno riguardato soprattutto la rappresentatività del campione prelevato, proveniente da una zona marginale del telo che secondo vari autori potrebbe essere stata interessata da restauri, contaminazioni o anomalie tessili. Da qui la tesi: la datazione del 1988 non sarebbe necessariamente falsa, ma potrebbe essere insufficiente per chiudere il caso.
L’autore richiama inoltre un punto metodologico interessante: oggi la datazione di tessuti complessi tende a richiedere un approccio multidisciplinare, con verifiche tessili, chimiche e contestuali prima dell’interpretazione finale del dato isotopico.

6. Il problema storico
Sul piano documentario, la prima comparsa storica certa della Sindone è medievale, nella Francia del XIV secolo. Prima di allora, la ricostruzione è frammentaria e si intreccia con ipotesi sul Mandylion di Edessa, su possibili trasferimenti bizantini e su lunghi vuoti documentali.
Questo significa che la continuità storica dal I secolo non è dimostrata in modo lineare. Ma non significa automaticamente che il telo sia stato fabbricato nel Medioevo: significa soltanto che il dossier documentario è incompleto. Anche qui il testo invita a non confondere una lacuna storica con una prova positiva di falsificazione.

7. Il falsario medievale: il precedente studio dell’autore
Su questo punto Simone Scotto di Carlo aveva già dedicato uno studio specifico, pubblicato nel 2022 sulla rivista Sindon, incentrato sulla figura ipotetica del falsario medievale.
La domanda è semplice: se la Sindone è un manufatto del XIV secolo, chi l’ha realizzata e con quali competenze? Secondo quello studio, un eventuale falsario avrebbe dovuto possedere un insieme straordinario di conoscenze e capacità, difficili da attribuire a una sola persona e difficili anche da collocare nel contesto tecnico dell’epoca.

  • conoscenza dei Vangeli e delle fonti antiche per rendere coerenti i dettagli della Passione;
  • competenze sulla crocifissione e sui supplizi romani;
  • nozioni anatomiche e medico-forensi per ferite, rigidità cadaverica e colature ematiche;
  • conoscenza delle tecniche tessili, dei materiali e dell’invecchiamento del lino;
  • capacità chimiche sufficienti a produrre un’immagine superficiale senza pigmenti evidenti;
  • gestione logistica e artigianale di un falso estremamente sofisticato.


Il problema, insiste l’autore, non è solo immaginare in astratto un falsario, ma mostrare in modo plausibile che un simile risultato fosse ottenibile con tecniche, materiali e conoscenze realmente disponibili nel tardo Medioevo.

8. La polemica con Polidoro e Barbero
Il dossier dedica alcune pagine anche al confronto con il dibattito mediatico contemporaneo. Vengono richiamate, in particolare, le posizioni del divulgatore scientifico Massimo Polidoro e dello storico Alessandro Barbero, entrambi scettici sull’autenticità del telo.
La critica dell’autore non consiste nel negare il valore delle loro obiezioni, ma nel sostenere che esse risultano parziali quando insistono soprattutto su datazione radiocarbonica e fonti storiche, senza misurarsi fino in fondo con i risultati dello STURP, con i limiti delle repliche e con il problema concreto della formazione dell’immagine.

Per questa ragione, il lettore interessato alla polemica è invitato a leggere il PDF integrale: lì la discussione è più dettagliata, documentata e articolata, con riferimenti puntuali ai passaggi contestati.

9. Il punto originale del dossier: i due percorsi sperimentali
La parte forse più originale del testo è il nono passo, dove l’autore formula due percorsi teorici che la ricerca dovrebbe affrontare.

Percorso A: il falsarioPercorso B: il “risorto”
1. Riprodurre in laboratorio una copia in scala 1:1 della Sindone con le cinque caratteristiche uniche.1. Riprodurre in laboratorio una copia in scala 1:1 della Sindone con le cinque caratteristiche uniche.
2. Riprodurre la stessa copia con tecniche, materiali e conoscenze note nel XIV secolo.2. Scoprire la fisica, le equazioni matematiche e la natura stessa del fenomeno che porta un cadavere a tornare in vita.
3. Trovare tracce storiche del falsario.3. Riprodurre lo stesso esperimento che ha portato alla formazione dell’immagine della Sindone e alla resurrezione di Gesù Cristo.


Il punto decisivo è che i due percorsi condividono il medesimo primo passo: prima di discutere in astratto, bisognerebbe riuscire a riprodurre davvero l’immagine sindonica con tutte le sue proprietà. Solo dopo si potrebbe domandare quale spiegazione sia più plausibile.
Qui il dossier richiama anche gli esperimenti ENEA con laser ad eccimeri: se per ottenere solo effetti parzialmente analoghi servono densità di potenza straordinarie, la domanda diventa ancora più stringente. Quale tecnica medievale alternativa avrebbe potuto generare un risultato simile?

10. Conclusione
La tesi del dossier non è che la Sindone sia stata ‘dimostrata autentica’. La tesi è più rigorosa: allo stato attuale, non è intellettualmente onesto sostenere che il caso sia chiuso solo perché esistono una datazione controversa e una prima comparsa storica medievale.
Resta infatti aperto il problema più difficile di tutti: spiegare la formazione dell’immagine. Finché questo punto non verrà risolto in modo sperimentale, il dibattito resterà aperto.
Per questo motivo il lettore è invitato a non fermarsi a questo riassunto. Per comprendere pienamente il ragionamento, le tabelle comparative, il capitolo sul falsario medievale, la discussione sul C14 e la polemica con Polidoro e Barbero, conviene scaricare e leggere il PDF integrale del dossier.

Invito alla lettura
Questo documento è un riassunto divulgativo. La versione completa contiene il percorso in dieci passi, le tabelle comparative sulle repliche, il richiamo al precedente studio sul falsario medievale e l’analisi dettagliata delle obiezioni più note. Per una valutazione seria, è consigliabile leggere il PDF integrale.

La Sindone - ragioniamo per assurdo