L’onta e l’umiliazione

"Nella crisi attuale abbiamo bisogno di un giornalismo libero al servizio di tutte le persone, specialmente di quelle che non hanno voce; un giornalismo che si impegni nella ricerca della verità e apra vie di comunione e di pace". Così il Papa in un tweet in occasione della odierna Giornata per la libertà di stampa.
Imparino i media cattolici: l'Atto di Affidamento «in differita» insegni

Fonte:
CulturaCattolica.it
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Una volta sono venuti i ladri in casa mia. Al di là del furto, è rimasto nel cuore un sentimento di insicurezza, di sgomento per una intimità violata, di sfiducia e di rabbia. Ripeto, non tanto per il danno, ma per l’umiliazione.
È lo stesso sentimento, ma a dire il vero più amplificato, per quanto accaduto il I° maggio, quando invece che la Diretta dell’Affidamento dell’Italia alla Madonna, è stato trasmesso il filmato preregistrato. Ma ci è stato detto che era in diretta.
È come il sentirsi traditi, e dolorosamente, da parte di chi dovrebbe essere segno di quella verità e di quel rispetto che la Chiesa, Madre e Maestra, ti ha sempre ispirato. Come se ti cadesse addosso un mondo, come quando ti è sembrato che i tuoi genitori venissero meno a una promessa fatta.
Per me questo è stato un atto gravissimo, che incrina la fiducia in chi dovrebbe essere – pur nei suoi limiti – riferimento per la vita. Un atto di viltà, soprattutto perché, sapendolo, i media cattolici, in primis Avvenire e poi la stessa TV2000, hanno supportato la menzogna.
Non si può ingannare il popolo di Dio, non ci si può giocare della sua naturale fiducia nell’autorità, non si può lasciare passare tutto come se niente fosse, sperando solo che il tempo (e la connivenza degli stessi mezzi di comunicazione) faccia dimenticare.
Questo mondo di comunicatori che si strappa le vesti per il rosario ostentato di Salvini, che accusa i critici di Papa Francesco con le più cattive denunce di malafede, non è immune dagli errori, non è quel mondo di puri che vuole dare l’impressione di essere. E se non ha l’umiltà di chiedere perdono, ammettendo l’errore, non è più neanche degno della minima considerazione.
È insopportabile la mancanza di rispetto che è avvenuta, deve essere riparata. Altrimenti tutte le parole cadono nell’inganno, e con difficoltà si riuscirà a ritrovare quella fiducia così necessaria per un serio cammino comune.



Se non vogliamo che il ridicolo diventi l’onta su tutti noi, come si potrebbe scrivere umoristicamente:


«Ecco una semplice idea che potrebbe, se ben applicata, far risparmiare tempo e fatica e denaro, ma soprattutto, viste le recenti lunghe code ed attese per riuscire a far la spesa, far risparmiare pane, carne e vino (e sangue…): che la CEI registrasse una cinquantina di messe standard per tutte le varie feste ed occasioni.
Di volta in volta trasmettano quella corrispondente al calendario e... il gioco è fatto.
Ecco un breve elenco di alcuni (solo alcuni…) problemi risolti:
Mancanza di sacerdoti? Risolto!
Costi per la manutenzione delle chiese? Risolto!
Costi per la climatizzazione, per fiori e addobbi delle chiese? Risolto!
Rischio epidemia? Risolto!
Pericolo di omelie troppo personalistiche? Risolto!
Difficoltà nel raggiungere paesi per troppa neve? Risolto!
…non da ultimo: c’è ancora qualcuno che crede nella presenza reale di Cristo? Risolto.»