Formigoni, nelle parole di un amico

La letizia deve diventare una domanda sempre più vera: “Signore che questa verità investa sempre di più la nostra vita, la invada, la occupi totalmente, senza lasciare nessun pollice della nostra vita che non sia dominato da Te”; e questa è la nostra forza
Autore:
+ Luigi Negri, Arcivescovo emerito di Ferrara-Comacchio
Fonte:
CulturaCattolica.it
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La situazione ecclesiale è soprattutto quella che si comunica attraverso le circostanze di ogni giorno.
In questa settimana sono tornato a trovare Roberto Formigoni: naturalmente i grandi uomini che hanno dedicato parte sostanziale della vita a reggere una regione, come la Lombardia, a creare strumenti nuovi, come un sistema sanitario nuovo, sono finiti dove il pensiero dominante aveva deciso che finissero, cioè in galera; responsabili, nel famoso linguaggio ufficiale, responsabili di qualcosa (che non si sa che cosa) che solo loro sanno. I funzionari che avrebbero dovuto aiutarli a fare tutte le nefandezze sono stati assolti ed il fatto non sussiste: l’unico a rimanere rigorosamente in cella, per volontà del potere, è Roberto Formigoni.
L’ho trovato dolente ma combattivo, come sono tutti gli uomini seri e veri in questo momento; dolente perché la situazione, soprattutto quella ecclesiale, rileva ogni giorno di più la sua debolezza, ma combattivo perché questa debolezza non deve trasformarsi in forza dei nemici. La nostra debolezza diventa forza dei nemici quando non reagiamo: ma come e dove reagiamo? Qual è la reazione cristiana? la reazione cristiana non è contro nessuno: la reazione cristiana è Cristo; “amare il Signore” - come diceva Jacopone da Todi, grande cristiano - in maniera che mai finisse. Amare il Signore senza finire, desiderando che questo amore per Lui, questo amore, a cui siamo chiamati a partecipare, diventi il modo con cui noi viviamo la nostra vita di ogni giorno: gli incontri che facciamo, il mondo in cui siamo. Vivere e amare il mondo con il cuore di Cristo: questa forma ed anche formula della tradizione liturgica ci deve sostenere; la nostra forza è lasciarsi riempire da Cristo, la nostra forza è che non rimanga soltanto nostra, perché se tutto rimane solo nostro, nostra è la precarietà dell’esistenza umana. Se invece tutto ci rivela Cristo, ci porta a Cristo, tutto diventa parte di un’eternità di Dio che siamo chiamati a vivere nelle esperienze di ogni giorno: questa è la nostra certezza e la nostra speranza; certezza perché questo è il fondamento della nostra vita e per questo siamo lieti, perché Dio ci ama. La letizia deve diventare una domanda sempre più vera: “Signore che questa verità investa sempre di più la nostra vita, la invada, la occupi totalmente, senza lasciare nessun pollice della nostra vita che non sia dominato da Te”; e questa è la nostra forza. La nostra forza è la presenza di Cristo e questo noi diciamo in modo sempre più convinto e insieme desideroso di comprensione della grande formula della liturgia: “Tu Fortitudo Mea” - sei Tu, Signore, la nostra forza.