Crediamo ancora ai miracoli?

“Perché noi siam come il mare, che riceve acqua da tutte le parti, e la torna a distribuire a tutti i fiumi”
(A. Manzoni, I Promessi Sposi, cap. III)
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Bisogna accostarsi in punta di piedi, a questa storia che certamente non avrete letto sui giornaloni nazionali, impegnati come sono con le beghe estive della politica, il su e giù dell’economia e la cronaca che fa audience, e cioè quella truculentemente nera.
Quel che racconto accade a nord-est, nella zona di Pordenone. Ne dà notizia il Messaggero Veneto, ed il titolo è sufficientemente chiaro per chiedervi di mollare quel che state facendo e leggere con attenzione qui. Così scrive il Messaggero: «Stefano è salvo grazie al cardinale Costantini». Ecco la storia.
Domenica 28 giugno, Stefano Del Cont Bernard, 54 anni, sindaco di Aviano, dopo aver trascorso buona parte della giornata a Piancavallo, dove si stavano svolgendo una serie di iniziative nella prima domenica della stagione estiva della stazione turistica, nel pomeriggio era rientrato a casa e si era dedicato al giardinaggio. Attorno alle 18.30, un malore gli fa perdere i sensi. Subito i familiari, la moglie Gabriella Paronuzzi e i figli, avevano allertato i sanitari, visto che le sue condizioni erano immediatamente apparse gravi. Soccorso dal personale del 118 e trasferito con urgenza al Pronto Soccorso dell’ospedale di Pordenone, Stefano Del Cont era stato ricoverato nel reparto di rianimazione e tenuto in coma farmacologico.
La stampa locale per qualche giorno aveva seguito la vicenda, ribadendo la gravità del quadro. «Stefano Del Cont lotta per la vita».
Ora la famiglia esce dal riserbo, ed ecco la notizia del «recupero miracoloso» del giovane sindaco.
A causare il malore era stato un mixoma, un tumore benigno del cuore, patologia asintomatica che aveva provocato una emorragia cerebrale. «Una ripresa che al momento del ricovero era davvero insperata. Nella letteratura medica mondiale si contano pochi come casi come il suo», ha spiegato il primario del reparto di rianimazione dell’ospedale di Pordenone Flavio Bassi, che racconta che agli inizi di agosto il sindaco era stato trasferito al reparto di cardiochirurgia a Udine dove è stato sottoposto a un delicato intervento al cuore.
Ora Stefano Del Cont è fuori pericolo e sta riprendendo le funzioni vitali.
Cosa c’entra con questa storia il cardinale Celso Costantini? Due parole su di lui. Nato a Castions di Zoppola nel 1876, laureatosi a Roma in Filosofia e in Teologia e ordinato sacerdote a Portogruaro, resse le parrocchie di Roraigrande, Concordia ed Aquileia. Vicario Generale nel 1918, Amministratore Apostolico di Fiume (1920) e I° Delegato Apostolico in Cina (1922), fu nominato Arcivescovo Segretario della Sacra Congregazione di Propaganda Fide nel 1935 e Cardinale nel 1953 e fu Cancelliere di Santa Romana Chiesa fino al 1958, anno della sua morte.
La famiglia Del Cont è devota al cardinale Celso Costantini per un legame molto particolare che desidero raccontare, e che è la chiave della storia. Questo legame è una persona, si chiama Dina Francovigh, forse l’ultima dei 355 bambini strappati dall’aborto e dall’infanticidio nel 18-19; non un’“orfana di guerra” (avevano diritto a un sussidio statale), ma una dei bambini concepiti da un rapporto illegittimo di soldati italiani o austriaci con donne generalmente sposate, mentre i mariti erano al fronte. Bambini rifiutati dalle madri e da padri rimasti ignoti. Il cardinale per essi fondò l’Istituto S. Filippo Neri per i figli della guerra, un’istituzione di carità unica nel suo genere. «Furono accolti in un unico amplesso di carità – aveva scritto – i figli degli italiani e i figli del nemico, pensando che la vita, nelle sue fonti, non è né italiana né austriaca, ma semplicemente umana; e volendo che l’opera di redenzione cominciasse subito».
Dina Francovigh è probabilmente l’ultima di questi “figli della guerra” ed è deceduta a dicembre di quattro anni fa; negli ultimi anni di vita era stata accolta e ospitata nella casa Del Cont di Giais.
La donna tornava spesso agli anni trascorsi in orfanotrofio, a Castions di Zoppola, «luogo dove era stata iniziata alla scienza dell’amore, dal cardinale Costantini e da suo fratello monsignor Giovanni – aveva ricordato la famiglia Del Cont al settimanale diocesano Il Popolo al momento della morte – Si commuoveva ancora quando ricordava il bene che aveva ricevuto da loro, a volte espresso con i segni più semplici di una carezza sulla testina piena di pidocchi, a volte insegnato con bellissime prediche sull’amore». Ancora, dai ricordi di Dina. «Con il loro modo di pregare, noi bambini vissuti senza famiglia abbiamo compreso perfettamente che la vita richiedeva Amore a Dio e al prossimo, specialmente se malato».
Una devozione, dunque, quella della famiglia, nata dalla testimonianza diretta di una donna che con il cardinale Costantini aveva vissuto e poteva raccontarne la concretezza delle opere.
Dopo aver lasciato l’Istituto a diciotto anni, Dina aveva ottenuto il diploma di infermiera della Croce Rossa e con amore e dedizione si era dedicata per alcuni anni alla cura dei malati. Il suo desiderio era di diventare suora carmelitana, ma le circostanze non le sono state favorevoli ed è diventata terziaria dello stesso ordine. Quindi ha scelto di mettere la sua vita a servizio della Chiesa offrendo il proprio aiuto ai sacerdoti. Entrata a far parte dei Volontari della Sofferenza, ha offerto con gioia le proprie sofferenze per la santità dei sacerdoti e il bene della Chiesa.
Chi l’ha conosciuta, racconta che ha trascorso tutta la vita con un crocifisso tra le mani: un grande crocifisso di legno e metallo, ormai consumato, che teneva sempre stretto al petto e che baciava di continuo proprio come se il Cristo fosse vivo. Aveva una spiritualità molto profonda e da tutta la sua persona traspariva un ardente amore per Gesù e Maria, che influiva anche su coloro che venivano a contatto con lei.
Anche negli ultimi giorni della sua vita, a 94 anni, amava ripetere: «Io sono infermiera, se non con le opere, con la preghiera che incessantemente rivolgo al Cielo per tutti i sofferenti». Un giorno regalò un rosario di plastica ad una donna incinta che aveva già deciso di abortire e le disse: «Rivolgiti a Maria: è mamma come te, e ti capisce». La donna si commosse profondamente e decise di tenere il bambino. Ed è bello pensare, riflettendo in particolare su questo episodio, alla fecondità dell’amore: come il cardinale Costantini aveva salvato la vita a Dina, anche Dina, attraverso la Madonna, aveva salvato una vita e, orfana di guerra, abbandonata da tutti, aveva deciso di trasformare la propria esistenza in dono continuo, specie nei confronti dei sofferenti.
Durante la sua permanenza a casa Del Cont, Dina aveva reso viva la testimonianza di fede e di carità del cardinale Costantini e così, nei giorni di degenza in terapia intensiva, la moglie, i familiari, gli amici del giovane sindaco si sono riuniti in preghiera sulle spoglie del religioso per chiedere l’intercessione per la salvezza del loro congiunto. Oltre, dunque, a manifestare profonda riconoscenza per i medici, che in questo periodo hanno sperato contro ogni speranza, «si ringraziano – scrivono ora i familiari – quanti hanno accompagnato Stefano con la preziosa preghiera, a iniziare dai parroci don Alberto Arcicasa, di Giais e Marsure, e don Franco Corazza, di Aviano». «Infine – proseguono – un ringraziamento particolare va alla disponibilità del parroco don Ugo Gaspardo (parroco a Castions di Zoppola, ndr) e alla famiglia Costantini, che hanno reso possibile la preghiera sulle spoglie del cardinale Costantini, alla cui intercessione la famiglia si è affidata».
Ora Stefano Del Cont è all’Ospedale Gervasutta a Udine per la riabilitazione e mentre altri indagheranno come si deve su questa vicenda che ha del miracoloso, a noi piace pensare ai fili invisibili che legano Terra e Cielo e tutte le persone di questa storia. Si chiama comunione dei santi: letteralmente un pezzo dell’Altro mondo in questo mondo.