TV dittatura. Il regolamento di conti di Santoro

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Santoro è tornato! E con lui è tornata la pessima abitudine di fare della televisione di tutti, quella pagata con i soldi del canone, il proprio personalissimo pulpito, il proprio salotto dove uno può fare il bello e cattivo tempo, decidere chi può stare dentro e chi deve restare fuori.

Ve la ricordate la spocchia della Lucia Annunziata nell’intervista a Berlusconi, quando gli toglieva continuamente la parola e giunse perfino a dire che quella era la “sua trasmissione” e che face come le pareva? Già quello fu un caso molto grave di malo giornalismo.

Ma quella che il signor Santoro ha fatto ultimamente nella sua trasmissione “Anno zero” è una vera e propria porcata.
Ha messo sul palco degli accusati Silvio Berlusconi e senza possibilità di contraddittorio, né diritto di replica. All’imputato, che avrebbe voluto intervenire nella trasmissione con una telefonata, è stato negato l’accesso. Berlusconi ci ha poi provato spedendo una dichiarazione scritta, ma niente, neanche in quel modo gli è stato consentito di far sentire le sue ragioni. Santoro aveva deciso che gli italiani quella sera dovevano sentire una sola campana, quella che lui stesso stava suonando. Il virulento e faziosissimo giornalista ha anche annunciato che non ci sarà una seconda puntata dedicata all’argomento e che Berlusconi non verrà invitato alla sua trasmissione.

Questo non è più giornalismo, è guerra aperta, è un regolamento dei conti. Forse è anche un patetico tentativo di far lievitare gli ascolti di una trasmissione che finora ha avuto percentuali di share risibili, se paragonati a quelli di altre trasmissioni simili. E comunque la grande rimpatriata di questo “martire” del giornalismo italiano non aveva avuto affatto i contorni del trionfo mediatico, anzi. Anche Santoro quindi, come un po’ tutta la sua area di riferimento culturale e politico, è Berlusconidipendente: senza l’odio contro Berlusconi non si vincono le elezioni, ma nemmeno la battaglia dei dati Auditel.

Trovo due commenti significativi e opposti. Il primo, di un onorevole diessino, mi sembra partorito da un folle invasato, che ha perso il contatto con la realtà e con la decenza: “Quello verso Santoro è un attacco pretestuoso nei confronti di un giornalista colpevole di fare semplicemente il proprio dovere. Continua l’intollerabile anomalia di una destra che impedisce lo sviluppo dell’azienda Rai”. Dire che Santoro ha fatto il proprio dovere, significa avere un’idea quanto meno distorta della professione e della moralità di un giornalista; avere impedito il diritto di replica ad un libero cittadino è un comportamento da paese totalitario. E ammesso e non concesso che tutto ciò serva allo sviluppo dell’azienda televisiva di stato, dobbiamo accettare una prevaricazione bella e buona solo per questo?

E adesso il secondo commento, di un deputato di Forza Italia, che esprime perfettamente quello che penso anch’io: “Il diniego di Santoro è un fatto gravissimo che dimostra per l’ennesima volta l’emergenza democratica che sta vivendo l’Italia sul piano della libertà d’informazione”.

Vorrei che si capisse che qui non si tratta di Berlusconi e dei suoi interessi, delle sue aziende, dei suoi processi. E’ in gioco qualcosa che riguarda noi tutti. Tutti ci potremmo trovare nella stessa situazione. Tutti potremmo essere messi alla gogna mediatica da dei padreterni che si ritengono liberi di utilizzare il mezzo televisivo per le loro scorribande. Santoro si è giustificato dicendo che il suo programma non prevedeva telefonate in diretta e che il diritto d’intervento era stato già negato al Capitano Ultimo e ad Agazio Loiero. Appunto, non si tratta solo di Berlusconi, ma di chiunque altro: nella TV dittatura di Santoro vigono solo le regole del dittatore. Niente telefonate, niente replica, nessuna possibilità di difendersi.

Diciamoci la verità: quando l’hanno spedito in esilio (tra l’altro un esilio dorato e ben remunerato al Parlamento europeo) abbiamo veramente tirato un respiro di sollievo, proprio come quando un dittatore viene tolto di mezzo. La TV dittatura di Santoro non ci piace, non ci piace la sua faziosità, non ci piace la sua supponenza, non ci piace la sua violenza.

Ha ragione Ferrara: lo sbaglio più grande l’ha fatto proprio Berlusconi, che, epurandolo, ha fatto di Santoro un martire, quando invece era solo un gretto e piccolo ideologo.

La sinistra farebbe bene a non difenderlo, sempre e a spada tratta, ma a lasciarlo a se stesso, al suo furore disperato. Farebbe bene a prendere le distanze. Per non alimentare il timore, giustificatissimo, di una deriva antidemocratica dietro l’angolo.