Minori e TV

Autore:
Parolin, Filippo
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Davanti agli ultimi fatti di cronaca, riguardanti il rapporto tra minori e televisione, mi sembra interessante una riflessione sul tema dell’informazione.
In questi ultimi giorni, per chi come me crede ancora nella grande potenzialità della televisione, è nata una grande preoccupazione, una preoccupazione che deve far riflettere riguardo alle finalità di questo media. È infatti evidente come questa informazione sensazionalistica si stia definitivamente allontanando dalla sua funzione educativa, tanto da diventare diseducativa. Diseducativa non solamente per i minori, ma anche per gli adulti, in quanto sempre più si cerca di sostituire il giudizio con un sentimentalismo, rendendoci così una società moralista. Il questo bombardamento di informazione non ci porterà a comprendere e giudicare, ma limiterò il tutto al puro istinto, tanto da permettere una varietà di opinioni tale da essere pericoloso.

La via scelta per trattare notizie come Erba o Una bomber, non hanno come finalità la comprensione, la pura informazione, ma come unico scopo l’audience, e quindi la spettacolarizzazione. In una società come questa sarà difficile aiutare chi subisce in modo passivo i media a crearsi uno spettro di valori, e l’assenza sempre più evidente di educatori e genitori, sostituiti proprio dalla televisione e da internet, non aiuta. Quello a cui stiamo assistendo impotenti è un processo ormai affermato da anni, da quando la battaglia televisiva ha deciso di eliminare la finalità educativa, l’elemento però più interessante a livello di analisi, è sottolineare che non sono fiction o film a diventare esempio per i più giovani, ma proprio i programmi di informazione, e di approfondimento. Un’informazione senza educazione, è come leggere il Conte di Montecristo in carcere, che diventa da puro intrattenimento a manuale tecnico. Ma la carenza maggiore, una carenza che si sta rendendo sempre più evidente in questo marasma di fatti è l’assenza di una guida personale all’utilizzo di questi mezzi di comunicazione, è infatti normale che i ragazzi assistano a programmi come Matrix e Porta a Porta, infarciti di immagini e sensazioni, e da clima di dibattito violento.
Il grave rischio è proprio quello che la televisione si comporti davanti a fatti di cronaca come nei riguardi della politica, e che lo stile urlato alla Biscardi, divenga l’unico metodo di parlare in televisione, un metodo che condiziona i più piccoli, portandoli ad ammettere con candida innocenza di compiere una violenza sessuale solo perché vista in televisione.
Bisogna quindi smettere di accusare il cinema come con Apocalypto di Mel Gibson, e che la televisione inizi a compiere un’autocritica, cercando di reimpostare i propri valori e le proprio finalità.