Grazie Benigni!

Autore:
Natale ,Anna Maria - Sindacato delle Famiglie
Fonte:
CulturaCattolica.it © 04.02.04
Vai a "Tivù Tivù"



Questo sì è finalmente quel che si chiama un evento televisivo. E' il miracolo che può accadere quando c'è qualcosa da dire e quando si trova un modo nuovo di dirlo.
Quando il qualcosa da dire è qualcosa di bello. "La bellezza salverà il mondo": Benigni è addirittura riuscito a farmi tornare in mente, con il suo "Paradiso" televisivo, la stupenda profezia di Dostoevskij. Ha dimostrato che la bellezza c'è e che è possibile dirla, perfino in tv.
Grazie, Benigni, per averci comunicato la tua intensa commozione di fronte al testo di Dante. Grazie anche per l'intelligente giudizio che ci hai dato: è proprio vero che se qualcuno ci racconta di Dio ci fa diventare "come Dio". E' vero che l'uomo diventa in qualche modo ciò che guarda: l'educazione dello sguardo è una delle faccende più importanti e più grandi di tutta la vita (è per questo che troppa televisione produce l'effetto di abbrutire, di farci "viver come bruti" per dirla ancora con Dante).
Oserei dire che è stato uno di quegli esempi, certamente non l'unico ma importante, in cui uno spettacolo tv ci ha davvero condotto "inter mirifica", ci ha ricordato le potenzialità di quello straordinario mezzo di comunicazione che è la televisione. Straordinario perché può perfino raccontare di Dio e della Vergine e di Dante e del Paradiso, e può nello stesso tempo sbizzarrirsi nella satira politica e nelle più strampalate "benignate".
Benigni ci ha dato una tv che ritrova la vocazione sua propria, di divulgazione e di servizio. Una tv "popolare" nel senso vero del termine: non solo perché una volta tanto non è contro il popolo, ma paradossalmente anche per quella miscela di sacro e di profano, di sublime e di comico che è così autenticamente riconoscibile nella nostra memoria storica!
"L'ultimo del Paradiso" ci ha ricordato che un evento mediatico non nasce solo dai calcoli e dalle strategie di ascolto. Dopo fiumi di inchiostro, profusi negli ultimi dieci anni, sulle differenze tra la tv delle origini e la cosiddetta "neo-tv", oggi mi sento di ribadire con maggior convinzione che c'è una sola sostanziale differenza tra i tanti modi di fare televisione: prima di tutto aver qualcosa da dire, poi avere il coraggio di sperimentare, e anche di rischiare, modi nuovi di comunicare e di raccontare.
Non so nulla, oggi, di share e di picchi di ascolto. Finalmente!