Cristiani e mass media: il caso russo 5 – Intervento di Aleksandr Shchipkov, Presidente del club dei giornalisti ortodossi

Secondo questo giornalista, in Russia televisione e cristianesimo sono inconciliabili, almeno in questo momento; serve un Consiglio che controlli la qualità dei programmi messi in onda.
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Aleksandr Shchipkov, Presidente del club dei giornalisti ortodossi

Rispondo subito alla domanda posta dal titolo della nostra Tavola rotonda: “La morale cristiana e l’attuale televisione russa”. Cose non soltanto incompatibili, ma anche antagonistiche.
Oggi la televisione russa occupa una posizione ostile nei confronti dei valori morali dei popoli presenti in Russia. Questa non è una figura retorica; si tratta piuttosto di una verità che va riconosciuta per prendere le misure necessarie alla difesa della società dai magnati televisivi che corrompono sia i ragazzi che gli adulti. Che cosa rappresenta l’attuale televisione russa? Su che cosa si costruisce? A quali principi si ispira?
Il principio fondamentale su cui si poggia la nostra televisione è il cinismo ideologico: non esistono convinzioni, non esistono principi. La nostra televisione è volgare e indecente. In essa non c’è posto per il pudore e la purezza. La parola purezza è stata eliminata da ogni discorso. Al suo posto è stato collocato un ridacchiare malsano. Tutti abbiamo osservato come al teleshow, dopo il solito scherzo sconcio, la camera scorre sui volti che sono in sala: le labbra si stringono in un sorriso forzato e gli occhi sfuggono imbarazzati. Perché gli spettatori si sentono imbarazzati? La fonte sgorga dalla purezza naturale che la televisione russa cerca di eliminare dal nostro animo.
Per ragioni di guadagno, di soldi, i pubblicitari, come ha detto egregiamente Aleksandr Minkin, non solo sono disposti a deridere la nudità del padre (episodio di Noè ubriaco nel libro della “Genesi”, n.d.r.), ma anche a svestire la madre ed insegnare ai figli a ridere sulla nudità della madre. “Siate spudorati!”, ci invita la televisione russa. Se il nichilismo ideologico è il suo primo fondamento, la sete di spudoratezza è il secondo. La televisione non è un mostro astratto, ma sono uomini e donne che guadagnano soldi sulla propaganda del vizio…
Il terzo fondamento della televisione russa è la rinuncia a distinguere il bene dal male. Il concetto di bene e di male è fondamentale per regolare i rapporti fra i popoli, gli stati, le classi, fra popolo e potere, fra figli e genitori. Il gruppo di persone che oggi manipolano la coscienza sociale e la morale sociale tramite la televisione considera che tutto questo venga determinato dai soldi. Se vogliamo usare la terminologia evangelica, possiamo dire da “mammona e vitello d’oro”.
Permettetemi di affermare che in questa situazione oggi non vale la pena proporre un possibile accordo fra televisione e cristianesimo.
Ora proviamo a pensare: che cosa ci mostra in fin dei conti la televisione russa? Che cosa ci mostrano uomini senza convinzione, senza pudore, persone che non sanno distinguere il bene dal male, persone dalla coscienza corrotta, dalla conoscenza corrotta, che cosa vogliono mostrare sullo schermo? Soltanto la patologia. La nostra televisione non è che un eterno discorso sulla patologia. La televisione fa propaganda della patologia in tutto, negli affari, nei rapporti familiari, nell’amore, nel sesso, nella religione, nell’arte, nello sport. Studenti disoccupati riempiono i canali di volgarità invece di fare dell’umorismo sano; omosessuali insegnano ad amare, al posto di medici sono i ciarlatani che parlano della salute. Fanno di tutto per farci credere che non esistono norme, esiste soltanto la patologia. La stessa Russia è patologia. “Ridete di voi stessi”, ci dice lo schermo, “voi siete dei degenerati!”. Se vogliamo essere sinceri, il riso ci è venuto a noia.
Per questo il 14 novembre 2007 il Club dei giornalisti ortodossi si è rivolto al presidente del Consiglio della Federazione, pregandolo di collaborare alla creazione di un Consiglio sociale della televisione. In dicembre ci siamo incontrati con Sergej Michajlovich Mironov. In primavera il Consiglio della Federazione ha elaborato un progetto di legge per un Consiglio sociale. Il Consiglio è necessario come l’aria.
Sergej Mironov ha ottenuto il consenso di tutte le confessioni: il Patriarca Alessio, Muftin Ravil’ Gajnutdin, il primo rabbino della Russia Berl Lazar, il capo della Chiesa luterana Arre Kugappi.
Il destino del progetto legge sul Consiglio sociale della televisione dipenderà dalla volontà dei deputati della Duma di Stato. Lo approveranno? Oggi non è possibile rispondere, perché anche delle norme assolutamente positive non hanno trovato comprensione nella sfera dei deputati.
Alla fine del mio intervento vorrei ricordare che la Russia è il nostro paese, ed è un nostro dovere cercare di far ordine in esso. Le televisioni aperte a tutti sono una istituzione sociale, ed un istituto sociale, come è noto, funziona ad una condizione: se esiste un controllo sociale: nel nostro caso se esiste un “Consiglio sociale della televisione”.
Penso che per la società russa sia giunto, alla fin fine, il tempo per formulare le sue pretese nei confronti della televisione, ed ottenere che la televisione sia un servizio offerto al popolo.