Magnolie

Drammi familiari appena sbocciati.
Autore:
Morcara, Luca
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In questi ultimi anni il cinema si è sempre più rivolto alla famiglia, o meglio, a quello che della famiglia è rimasto. Dal 1998 ad oggi sono usciti molti film che affrontavano questa questione, in particolare quattro sono esemplari per tematiche e struttura simili: HAPPINESS (Todd Solondz, 1998) AMERICAN BEAUTY (Sam Mendes, 1999) MAGNOLIA (Paul Thomas Anderson, 1999) L'ULTIMO BACIO (Gabriele Muccino, 2001). Appare subito chiaro a chi li ha visti che si tratta di film corali, in cui più protagonisti si muovono intrecciando le loro storie, i loro drammi con quelli di altri personaggi, tessendo una trama fatta di dolori e solitudini, spesso senza alcuna via di scampo.


Così, dal punto di vista del linguaggio e delle tematiche, AMERICAN BEAUTY si rifà a HAPPINESS, certo smorzandone i toni più irritanti e risultando più ve(n)dibile - non dimentichiamoci che A.B. è un prodotto targato Spielberg e come tale politically correct, nonché un film trionfatore alla notte degli Oscar! -, il tutto senza cadere negli eccessi, seppur voluti, del film di Solondz. Allo stesso modo il nostro Gabriele Muccino ne L'ULTIMO BACIO incrocia i personaggi come fa P. T. Anderson MAGNOLIA, addirittura sottolineando il tutto con una musica costante (un ostinato d'archi) "presa" dichiaratamente in prestito dal capolavoro del giovanissimo P.T.A. Si parlava di famiglia, ovvero di ciò che ne rimane. Infatti in tutti questi esempi c'è qualcosa che non funziona nell'istituzione familiare, innanzitutto a partire proprio dai vecchi: in HAPPINESS il vecchio della famiglia rompe con le moglie mentre in MAGNOLIA il vecchio Earl Partridge, che sta per morire di cancro, ha già fatto la sua parte di danni lasciando tempo prima il figlio ad assistere la madre anche lei malata terminale. Se già i vecchi si divertono a distruggere la famiglia figuriamoci i giovani cosa si sentono autorizzati a fare! Nel prologo di AMERICAN BEAUTY la giovane Jane chiede al suo ragazzo di ucciderle il padre, mentre Muccino ci mostra gli sbandamenti di un giovane che cade preda del terrore di venire a formare una famiglia stabile con la donna che "ama" e il figlio che di lì a poco gli nascerà; allora eccolo cercare "l'ultimo bacio", l'ultima scappatella prima di essere rinchiuso dentro una nuova prigione. La famiglia smette di essere un luogo e diventa uno spauracchio da cui fuggire finché si è in tempo, oppure da cui tentare di evadere quando ormai è troppo tardi; in questo non-luogo anche il rapporto padre-figlio smette di avere senso. Come posso riconoscermi figlio, quindi appartenere a, quando colui che dovrebbe essere mio padre mi ha abbandonato proprio mentre avevo bisogno di lui? Allora il Frank T. J. Mackey di MAGNOLIA rinnega il proprio passato, cambia nome e diventa un guru del sesso, senza rendersi conto di non potere evitare di diventare padre per qualcuno, essendo a sua volta diventato una sorta di "padre" per tutti quei (sessualmente) poveretti che lo seguono.


E cosa significa stare per diventare padre per il personaggio interpretato da Stefano Accorsi che ne L'ULTIMO BACIO pare non rendersi conto che la sua donna sta per dargli un figlio, che sta per diventare responsabile di qualcuno? Meglio non avere responsabilità, queste servono solo a toglierti la libertà. Padri allora che non vogliono più essere responsabili di niente: non più maestri né educatori, ma liberi di andare e venire da quel luogo che una volta veniva chiamato "la famiglia". Niente di strano allora se in HAPPINESS assistiamo alle agghiaccianti confessioni di un padre pedofilo che confessa al proprio figlio di avere appena abusato di un suo compagno di scuola. E tanto meno dobbiamo stupirci se il figlio di cotanto padre non sia normale, ma sia un bambino ossessionato dall'orgasmo visto che è stato educato dal padre con frasi del tipo "Vedrai che prima o poi ci riuscirai anche tu…”.


In fondo cosa ci dice AMERICAN BEAUTY? Che la bellezza non è altro che un sacchetto di carta agitato dal vento davanti ad un muro di mattoni. Cioè il niente! Quindi, se tutto non ha senso, perché illuderci ancora di poter generare qualcosa o qualcuno? Ma appare ancora, come a lampi, il desiderio di "famiglia"! Se in HAPPINESS e in AMERICAN BEAUTY il mondo rappresentato nega ogni possibilità di rapporto che non sia basata solo sul caso e sull'istinto, anzi nega la possibilità di qualsiasi rapporto, in MAGNOLIA c'è ancora tempo per recuperare qualcosa. Allora può capitare di vedere un figlio che insulta un padre morente per poi scoppiare in pianto e implorarlo di non lasciarlo, così come può capitare di veder piovere rane in una umida notte americana. Oppure può succedere di vedere una ragazza sorridere quando scopre di essere amata. Forse non durerà, ma per intanto qualcosa è successo. O magari, come ci mostra Muccino, in una prospettiva più negativa rispetto alle speranze che il film di Anderson può suscitare, può capitare di crearla questa benedetta famiglia, non senza errori, anche se si tratta di una famiglia dal futuro incerto, vacillante non appena un fustaccio atletico si mette al fianco della Mezzogiorno per correre con lei, così bella e appetibile che non può rimanere imbrigliata nella struttura chiusa della famiglia. Già, una struttura. L'uomo di oggi non vuole avere nulla che lo ostacoli, che lo ingabbi; preferisce fare da solo davanti ai dolori della vita e allora via i valori, le certezze, i punti fermi che lo possono guidare. Viva l'indipendenza, il "faccio da solo", "ghe pensi mi!", abbasso le certezze, i valori in cui si è sempre creduto: anche la nostra storia personale serve solo ad ingabbiarci e allora liberiamocene (che è come dire liberiamoci di chi ci ha generato). Ma come ci ricorda MAGNOLIA "noi possiamo chiudere col passato, ma è il passato che non chiude con noi..."

È sotto i nostri occhi il caso della strage di Novi Ligure. E tutti si sono dati da fare per dire la loro. I soliti luoghi comuni sono tornati alla luce (anche contro quello di cui ci occupiamo, il cinema: "Certi film sono troppo violenti..."). Ma soprattutto sono tornati alla ribalta i giovani che, guarda caso, sono sempre senza valori. Politici, sociologi, psicologi, preti, professori... insomma chiunque ci (data l'età mi permetto di sentirmi giovane ancora!) hanno definiti ancora una volta senza valori. Può anche darsi che abbiamo perso qualche cosa per strada. D'altronde viviamo in una società che ha perso spesso la testa (e senza la ragione sappiamo dove possiamo andare a finire!). Ma allora cari i miei politici, sociologi, psicologi, preti, professori... comunque si presume "adulti", non potete - ve lo chiedo per favore - darci voi qualche valore in cui credere, o almeno indicarci dove possiamo andare a trovarli, invece di dirci sempre e solo che siamo noi giovani che non crediamo più in niente?
O forse anche voi siete a corto di valori e non vi rimane altro per sopravvivere se non il diagnosticare agli altri il vostro male, quel male per cui siete già morti anche se vi ostinate a credervi vivi?