LE DUECENTO ASIA BIBI DI CUI IL MONDO NON PARLA

2019 03 20 CONGO - Militanti islamici attaccano Christian Village nel Congo CINA - Henan, soppressa una Chiesa domestica protestante MAROCCO - I cristiani marocchini chiedono maggiore libertà religiosa: appello al Papa PAKISTAN - LE DUECENTO ASIA BIBI DI CUI IL MONDO NON PARLA
Fonte:
CulturaCattolica.it
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CONGO - Militanti islamici attaccano Christian Village nel Congo

I militanti islamici nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) hanno attaccato il villaggio prevalentemente cristiano di Kalau, nella provincia del Nord Kivu, uccidendo sei cristiani. Nel corso di quattro ore durante la notte, gli abitanti del villaggio sono fuggiti per salvarsi dalle forze democratiche alleate (ADF). I civili sono fuggiti a Beni, che si trova a sette miglia di distanza, al fine di cercare riparo e sicurezza. In totale, circa 470 famiglie hanno evacuato le loro case in seguito all'incidente.

L'ADF è un gruppo che è stato progettato per rovesciare il governo ugandese negli anni '90 e sostituirlo con un regime islamico. Il gruppo è stato conosciuto per l'associazione con altri gruppi terroristici come al-Shabaab e al-Qaeda. Sono responsabili di migliaia di morti in Uganda e nella parte orientale della RDC.

Open Doors riferisce che l'ADF ha tentato di infiltrarsi nel villaggio con il pretesto di essere agenti di sicurezza. Alcuni giovani del villaggio erano dubbiosi sulle affermazioni e avvertirono gli abitanti del villaggio. I militanti hanno sparato ai cani da guardia del capo del villaggio e poi hanno aperto il fuoco sulla gente del luogo. L'ADF non ha discriminato chi sparare, e tre donne e un bambino sono stati vittime dell'attacco.
19/03/2019 (International Christian Concern)

CINA - Henan, soppressa una Chiesa domestica protestante

È la Chiesa della Roccia. Il suo pastore, Dou Shaowen era stato condannato a un anno di prigionia nel 2009 per “attività illegali”. Dal febbraio 2018, almeno 4mila comunità protestanti sono state vandalizzate o soppresse in tutta la Cina.

Zhengzhou (AsiaNews/Agenzie) – La Chiesa protestante della Roccia è stata soppressa per violazione dei regolamenti sulle attività religiose. La comunità infatti è una chiesa domestica non ufficiale, ossia non registrata, da molto tempo nel mirino delle autorità.

La chiusura definitiva è avvenuta lo scorso 6 marzo a Zhengzhou, quando le autorità hanno tagliato la luce all’edificio, rimosso tutti i segni religiosi, sigillato l’entrata.

Il pastore della comunità, Dou Shaowen, non è nuovo alle difficoltà. Nel luglio 2009 egli era stato arrestato insieme alla moglie e condannato a un anno di prigione per “attività illegali”. Anche allora le autorità avevano sigillato l’edificio della chiesa.

Da quando sono stati varati i nuovi regolamenti per le attività religiose, l’operato delle comunità protestanti non ufficiali è divenuto impossibile. I nuovi regolamenti prevedono arresti, multe e sequestri degli edifici dove avvengono raduni non controllati dalle associazioni patriottiche.

Dal febbraio 2018, quando sono stati varati i regolamenti, almeno 4mila comunità protestanti sono state vandalizzate o soppresse in tutta la Cina. E’ noto il destino della Chiesa di Sion a Pechino. Ma le chiusure si concentrano soprattutto nel Zhejiang e nell’Henan, dove si assiste a una crescita delle conversioni al cristianesimo. Secondo alcuni fedeli “le Chiese cinesi stanno sperimentando un acuirsi della persecuzione come non si era visto negli ultimi 40 anni”.
(Asia News 18/03/2019)

MAROCCO - I cristiani marocchini chiedono maggiore libertà religiosa: appello al Papa

A due settimane dalla visita di Papa Francesco in Marocco, prevista il 30 e 31 marzo, il Comitato cristiano marocchino (CCM) ha inviato una lettera aperta a Papa Francesco, chiedendo l’intervento della Santa Sede su un tema che sta loro molto a cuore: la libertà religiosa nel paese.

I battezzati rappresentano solo l'1,1% della popolazione (circa 380mila su 33,6 milioni di abitanti, in maggioranza musulmani) e sono perlopiù di confessione evangelica. Nella lettera aperta, pubblicata dal quotidiano “Al Massae”, si segnalano alcune “violazioni della libertà religiosa dei cristiani” e si accusano i servizi di sicurezza marocchini di “perseguitare i cristiani con continui arresti illegali”.
Nel testo, pervenuto all’Agenzia Fides, il Comitato afferma che alcuni funzionari di polizia marocchini “hanno arrestato, torturato, maltrattato e anche privato dei documenti di identità alcune persone, per avere proclamato la loro religione o aderito alle preghiere in chiese clandestine. Inoltre le autorità hanno espulso centinaia di stranieri accusati di proselitismo”.
Il Comitato supporta l'Associazione marocchina per i diritti e la libertà religiose, e l'Associazione marocchina per i diritti umani, organismi non riconosciuti ufficialmente che, afferma la lettera, “difendono la libertà religiosa, registra le violazioni e accoglie gli ahmadi, gli sciiti, i cristiani e gli Ibaditi”.
Il Re Mohammed VI – riconosce il Comitato – sta portando avanti importanti iniziative per fare del Marocco un paese tollerante. Non si deve dimenticare la “Conferenza sui diritti delle minoranze religiose nei Paesi islamici” organizzata nel 2016. Tuttavia “sono ancora tanti i funzionari marocchini che discriminano i cristiani”, rileva il testo. (MP/AP) (18/3/2019 Agenzia Fides)

PAKISTAN - LE DUECENTO ASIA BIBI DI CUI IL MONDO NON PARLA

Quasi 200 casi come quello di Asia Bibi di cui nessuno parla. In Pakistan vi sono attualmente 187 cristiani detenuti in carcere per blasfemia. Così riferisce Cecil Shane Chaudhry, direttore esecutivo della Commissione Nazionale Giustizia e Pace pachistana (Ncjp), ad una delegazione di Aiuto alla Chiesa che Soffre in visita nel Paese asiatico. Se la vicenda giudiziaria della madre cristiana si è definitivamente conclusa il 29 gennaio scorso, per tanti altri suoi fratelli nella fede non è così.

Con “legge antiblasfemia” si intendono principalmente due commi dell’articolo 295 del codice penale pachistano (i commi B e C). L’articolo 295B prevede l’ergastolo per chi profana il Corano, e il 295C la pena di morte per chi insulta il Profeta Maometto.

«La legge anti-blasfemia è un potente strumento nelle mani dei fondamentalisti e ai danni delle minoranze, spesso usato impropriamente per vendette personali – aggiunge Chaudhry – E quando viene accusato un cristiano è tutta la comunità a pagarne le conseguenze».

È esattamente quanto è successo nel marzo 2013 nel quartiere cristiano di Joseph Colony a Lahore, dopo che il giovane cristiano Sawan Masih è stato accusato di aver insultato Maometto. «Il 9 marzo, dopo la preghiera del venerdì una folla di tremila musulmani ha dato fuoco all’intero quartiere distruggendo quasi 300 abitazioni e due chiese», racconta ad ACS padre Emmanuel Yousaf, presidente dell’Ncjp durante una visita all’insediamento che oggi è stato ricostruito grazie agli aiuti del governo e restituito alle famiglie cristiane.

Ma se gli 83 uomini ritenuti colpevoli del rogo sono stati tutti liberati, Sawan Masih è stato condannato a morte nel 2014 e attende ancora oggi il processo di appello. «Le udienze vengono continuamente rinviate – spiega ad ACS l’avvocato Tahir Bashir – L’ultima era stata fissata per il 28 gennaio scorso, ma il giudice non si è presentato. Ora una nuova udienza è fissata per il 27 febbraio».

Come per Asia Bibi, anche per Sawan non mancano delle irregolarità. La denuncia è stata presentata da un suo amico musulmano, Shahid Imran, in seguito ad una lite. Ma soltanto due giorni dopo sono stati presentati due testimoni che in realtà non erano presenti al momento delle presunte offese a Maometto. «Le accuse a Sawan sono strumentali – spiega padre Yousaf ad ACS – in realtà il vero scopo era di cacciare i cristiani da questo quartiere, che è piuttosto ambito perché vicino a fabbriche siderurgiche».

Intanto, da quasi sei anni, la moglie di Sawan, Sobia (foto in alto), cresce da sola i loro tre figli. «Non so perché abbiano incolpato mio marito – dice ad ACS – so soltanto che l’uomo che lo accusa era un suo amico con il quale aveva litigato. Sawan è innocente!». ACS 13 02 2019

PAKISTAN - Appello per il rilascio del senatore cristiano Kaman Michael, arrestato per presunta corruzione

"Kaman Michael, uomo politico cristiano, ex senatore ed ministro per i diritti umani nel precedente governo, sta combattendo per i propri diritti umani in Pakistan. E' stato arrestato per presunto abuso di potere, ma il giudice scrive che non ci sono prove di a suo carico, quindi non dovrebbe essere tenuto in carcere. Questo è un caso di vittimizzazione politica": lo afferma un comunicato inviato all'Agenzia Fides dalla Pakistan Muslim League-Nawaz (PML-N), nella sua sezione europea, con sede a Londra.
L'organizzazione respinge le accuse a carico di Kaman Michael, membro della PML-N, affermando: "Molti senatori hanno apertamente condannato l'arresto del senatore Kamran Michael e hanno criticato la sua detenzione illegale. Tra questi i il vicepresidente del senato Saleem Mandwi Wala, il senatore Mushahid Ullah Khan e il senatore Sherry Rehman del Partito Popolare del Pakistan".
Secondo la Pakistan Muslim League-Nawaz "la detenzione è illegale per diversi motivi: in primo luogo non è stata fornita a Kamran MIchael alcuna opportunità di spiegare la sua condotta, prima dell'arresto. Inoltre è obbligatorio fornire un avviso di garanzia a un indagato. Infine l'ordine di arresto può essere emesso, ai sensi della legge vigente, mentre è in corso l'indagine. In questo caso l'ordine dell'arresto, giunto dal presidente dell'Autorità Nazionale Anticorruzione (National Accountability Bureau) è illegale".
Per questo la Lega chiede "la liberazione immediata di Kamran Michael, in quanto tale violazione dei diritti umani e dello stato di diritto è inaccettabile".
Kamran Michael, tra i politici cristiani più in vista in Pakistan, è stato arrestato all'inizio di febbraio e ha contestato il suo arresto davanti all'Alta Corte del Sindh, che esaminerà il caso. L'uomo è accusato di aver assegnato illegalmente l'appalto di tre appezzamenti di appartamenti commerciali e residenziali della Karachi Port Trust Cooperative Housing Society a persone di sua conoscenza, in cambio di un'enorme somma.
Michael era stato eletto membro del Senato del Pakistan nel 2012. Ha ricoperto il ruolo di Ministro dei diritti umani e poi per i trasporti nel governo di Nawaz Sharif tra il 2013 e il 2017, per poi diventare ministro per le Statistiche da agosto 2017 a maggio 2018, nel gabinetto di Shahid Khaqan Abbasi. In precedenza era stato ministro provinciale per gli affari delle minoranze, i diritti umani, lo sviluppo delle donne, e le finanze nel governo provinciale del Punjab. (PA) (Agenzia Fides 13/3/2019)