FRANCIA - Il Consiglio di Stato francese: via la croce dal monumento a Wojtyla

2017 11 08 SUDAN - Cinque leader cristiani arrestati dopo una preghiera in chiesa ZIMBABWE - Uccisa una religiosa; arrestato l’omicida, è un giovane con disturbi mentali
FILIPPINE - Il Vescovo: “Piangiamo due studenti cattolici, ma Marawi sarà ricostruita”
FRANCIA - Il Consiglio di Stato francese: via la croce dal monumento a Wojtyla
Fonte:
CulturaCattolica.it
Vai a "Cristiani perseguitati. Memoria e preghiera"

SUDAN - Cinque leader cristiani arrestati dopo una preghiera in chiesa
Cinque capi religiosi della Chiesa Sudanese di Cristo (SCC), comunità cristiana protestante, sono stati arrestati dopo aver pregato in una chiesa nella città di Omdurman, domenica 22 ottobre. Fonti locali hanno riferito a Fides che i leader sono stati convocati dalla polizia distrettuale dopo le preghiere nella chiesa ubicata nel quartiere di El Sawra con l’accusa di “disturbo dell’ordine pubblico”. Il consulente legale della SCC ha prontamente provveduto alla scarcerazione su cauzione. “Domenica mattina, quando i Pastori e i fedeli sono arrivati nella chiesa di El Sawra per la liturgia, hanno trovato le porte chiuse,” ha raccontato l’avvocato.
Il guardiano della chiesa aveva detto che un gruppo di uomini non identificati aveva chiuso la chiesa di notte e che poi le forze di polizia convenute hanno informato che “il Ministero dei fondi sudanesi ha deciso di nominare una nuova amministrazione, che supervisionerà chiunque voglia pregare nelle chiese della SCC”.
I fedeli hanno rifiutato la decisione rispondendo che il Ministero non ha diritto di intervenire nelle questioni interne della chiesa. Hanno iniziato a scardinare le serrature, sono entrati in chiesa e si sono messi a pregare. Dopo la messa, la polizia del distretto ha immediatamente convocato i cinque Pastori e li ha trattenuti.
La libertà religiosa è sancita dalla Costituzione sudanese. Tuttavia, i cristiani del paese sono sempre più soggetti a limitazioni, in particolare da quando, a luglio 2011, la maggioranza cristiana del Sud si è staccata dal Nord. Da allora sono aumentate le denunce per discriminazione dei cristiani, demolizioni di edifici religiosi e scuole.
Nel mese di aprile 2013, il governo aveva annunciato che non sarebbero più state concesse nuove licenze per la costruzione di altre chiese, puntando a convincere molti profughi cristiani sud sudanesi a lasciare il Nord.
A settembre 2014, un Pastore evangelico aveva dichiarato che la SCC aveva ricevuto molte lamentele sulla discriminazione dei cristiani, sistematicamente ostacolati nella visita alle loro chiese.
Secondo il World Watch Monitor, le autorità sudanesi stanno tentando di intervenire nelle questioni di numerose denominazioni cristiane, rimuovendo i leader delle comunità e nominando cristiani affiliati al regime.
L’inviato speciale dell’Unione Europea per la promozione della libertà religiosa ha visitato il Sudan a metà marzo 2017 per indagare sulla situazione dei cristiani, scoprendo che era prevista la demolizione di 27 chiese a Khartoum. La demolizione è stata rimandata dopo un appello giudiziario e giustificata dal Presidente della Commissione parlamentare per la legislazione e la giustizia per “motivi di proprietà dei terreni”.
Inoltre, il Sudan Democracy First Group (SDFG) ha pubblicato un rapporto sulla discriminazione dei cristiani sudanesi in cui si descrive un incidente, avvenuto nel luglio 2016, quando le forze di sicurezza hanno attaccato con cinque veicoli pesanti armati una Scuola evangelica a Khartoum. In quella occasione sono stati arrestati 19 Pastori evangelici, anziani e studenti, che stavano tenendo un sit-in pacifico per protestare contro la vendita del terreno della chiesa. (AP)
(25/10/2017 Agenzia Fides)

ZIMBABWE - Uccisa una religiosa; arrestato l’omicida, è un giovane con disturbi mentali
Suor Ruvadiki Plaxedes Kamundiya, una religiosa cattolica di 49 anni, è stata uccisa in modo brutale domenica 22 ottobre a Mutoko, nella provincia del Mashonaland Orientale, in Zimbabwe. La polizia ha arrestato un sospetto, Enock Potani, 20 anni, nel villaggio di Chouriri che ha confessato di aver ucciso la religiosa. Secondo la polizia si tratta di una persona affetta da disturbi mentali.
Suor Ruvadiki Plaxedes Kamundiya, che era insegnante della Hartmann House, che fa parte del Collegio di St George a Harare, si era recata domenica 22 ottobre presso la comunità della Madre della Pace a Mutoko, in un tour in vista di una gita scolastica del St George’s College che era prevista per venerdì 27 ottobre.
Suor Kamundiya è stata accolta da Suor Juliet Haurovi, che ha riferito che la religiosa ha espresso il desiderio, prima di tornare a Harare, di raccogliersi in preghiera nei pressi della Croce Blu, popolarmente conosciuta come la Croce Gloriosa della Vita.
Non vedendola ritornare, Suor Haurovi l’ha fatta cercare, ma sul luogo di preghiera è stato trovato il sospettato che ha riferito di aver visto la suora pregare prima di ritornare al villaggio.
Lanciate le ricerche, il corpo della religiosa è stato ritrovato nelle acque della diga di Mutemwa.
La polizia dopo aver recuperato il cadavere, ha arrestato il giovane che ha confessato il delitto. La suora prima di essere uccisa con un colpo alla testa inferto con una pietra, avrebbe subito violenza sessuale. Dopo averla uccisa il giovane ha confessato di aver gettato il corpo della religiosa nella diga. (L.M.) (Agenzia Fides 25/10/2017)

FILIPPINE - Il Vescovo: “Piangiamo due studenti cattolici, ma Marawi sarà ricostruita”
“Oggi nutriamo sentimenti contrastanti. Siamo felici per la fine del conflitto a Marawi, perché si apre una nuova era di speranza. Siamo in lutto per la morte di due studenti cattolici che erano stati presi in ostaggio, che sono deceduti mentre erano prigionieri, nei bombardamenti aerei sulla città. Altre tre donne cattoliche, catturate con p. Chito Soganub mentre erano in cattedrale, sono state liberate e sono salve. Ora penseremo alla ricostruzione della cattedrale ma, soprattutto, alla ricostruzione fisica, psicologica e spirituale della nostra comunità cattolica: le vite dei fedeli sono sconvolte, le famiglie sono sfollate e devono ricostruire le case e recuperare i mezzi di sussistenza. Andremo alla ricerca dei nostri 2.000 fedeli cattolici di Marawi per aiutarli a organizzare il loro rientro in città, perché riprendano la loro vita”: è quanto dice all’Agenzia Fides il Vescovo Edwin de la Pena, che guida la Prelatura apostolica di Marawi, all’indomani della fine dell’assedio in cui l’esercito filippino ha combattuto contro 800 militanti jihadisti che il 23 maggio avevano invaso la città, generando la fuga e lo sfollamento di oltre 200mila persone.
Nei giorni scorsi il Vescovo ha incontrato la famiglia di Sam Mangumpit, uno dei due studenti cattolici che hanno perso la vita a Marawi. “Ho visto gente con una grandissima fede e davvero uno spirito di resistenza che è frutto della forza dello Spirito del Cristo risorto”, racconta il Vescovo a Fides. Guardando “il bene che Dio sa trarre anche dal male”, mons. De la Pena nota: “La guerra ha generato una amplissima mobilitazione di buona volontà, sostegno e solidarietà verso di noi, nelle Filippine e all’estero. Credo che la cattedrale sarà ricostruita grazie a fondi e contributi locali. Anche il governo ci aveva inclusi come destinatari di fondi per la ricostruzione, ma credo che per la cattedrale non ne avremo bisogno”.
“Sono felice e molto incoraggiato – aggiunge il Vescovo - dalle iniziative di molte organizzazioni che si stanno dando da fare per raccogliere i fondi necessari per il difficile compito di ricostruire Marawi dalle macerie e, soprattutto, di ricostruire la vita della comunità. Tutti vogliamo contribuire oggi a edificare una pace duratura. Tra musulmani e cristiani di Marawi, dopo questa esperienza di condivisone della sofferenza, si è notevolmente rafforzato il legame di amicizia, solidarietà e sostegno reciproco. Questo fa ben sperare”.
E se dopo cinque mesi esatti, il 23 ottobre, il governo filippino ha dichiarato ufficialmente la fine degli scontri armati con i militanti islamici a Marawi, “l’estremismo islamico rimane una minaccia a Mindanao”, ha detto il Cardinale Orlando Quevedo, Arcivescovo di Cotabato. “Non è escluso che i militanti possano attaccare o pensare di costruire il Califfato in altre aree di Mindanao”, ha dichiarato il Cardinale a conclusione di un recente assemblea dei leader cattolici di Mindanao, tenutasi a Davao. Gruppi jihadisti come i “Bangsamoro Islamic Freedom Fighters” e “Abu Sayyaf”, che hanno giurato fedeltà allo Stato Islamico (Isis), continuano a reclutare i giovani nella regione, ha segnalato. Per questo il governo “deve continuare a vigilare contro il terrorismo e la violenza”, ha aggiunto.
Nella loro assemblea i Vescovi hanno discusso anche della legge marziale tuttora in vigore nell’intera isola di Mindanao e, come riferito dal Cardinale, non hanno chiesto al presidente Duterte di sospenderla: “C’è molta paura nelle comunità cattoliche, sappiamo che la legge marziale è uno strumento per combattere il terrorismo ed è un provvedimento che dev’essere temporaneo; per ora non sono stati segnalati fatti o abusi per chiederne l’immediata sospensione”, ha concluso il Card. Quevedo. (PA) (Agenzia Fides 25/10/2017)

FRANCIA - Il Consiglio di Stato francese: via la croce dal monumento a Wojtyla
Secondo il massimo tribunale amministrativo francese la croce viola la legge del 1905 sulla separazione fra Stato e Chiesa. Accade a Ploermel, in Bretagna.

Dovrà essere rimossa la croce che sovrasta il monumento eretto alla memoria di San Giovanni Paolo II in una cittadina della Bretagna. Lo ha stabilito oggi il Consiglio di Stato, massimo tribunale amministrativo francese, spiegando che la croce viola la legge del 1905 sulla separazione fra Stato e Chiesa.
Dono dell’artista russo Zurab Tsereteli, la statua è stata posta nel 2006 in una piazza della cittadina di Ploermel nel 2006. Il monumento comprende un arco di pietra, sopra il quale svetta una croce. Secondo il Consiglio di Stato, che ha accolto un ricorso della Federazione dei liberi pensatori del Morbihan, l’arco e la statua possono rimanere, ma la croce va rimossa perché la legge del 1905 proibisce di erigere monumenti religiosi nei luoghi pubblici, con l’eccezione di musei, cimiteri e luoghi di culto.
Già nell’aprile 2015 il tribunale amministrativo di Rennes aveva decretato che il gruppo scultoreo posto in una piazza della cittadina non sarebbe compatibile con la Costituzione e con la legge del 1905 di separazione fra Chiesa e Stato, trattandosi di un’opera troppo «vistosa». (…)
Questo giudizio in seguito era stato annullato nel dicembre 2015 dalla corte amministrativa d’appello di Nantes. Infine, è arrivato il nuovo annullamento da parte del Consiglio di Stato, con la motivazione che la croce, «a differenza dell’arco, costituisce un emblema religioso la cui installazione è contraria all’articolo 28 della legge del 9 dicembre 1905».
Alla fine del 2014 la stessa sigla laicista era riuscita a far parlare di sé ottenendo la rimozione di diversi presepi posti tradizionalmente in luoghi pubblici.
(mercoledì 25 ottobre 2017 Avvenire)